Giornata nera? Sopravvivere si può
Capita a tutti una giornata no. Ci si sveglia al mattino di cattivo umore, già stanchi,
svogliati e con la sensazione di non avere l'energia per affrontare i mille impegni e le scadenze
di ogni giorno. Poi si trova la forza per alzarsi e uscire di casa, ma tutto sembra andare storto:
i capelli non vogliono saperne di stare in ordine, l'ascensore non arriva, perdiamo l'autobus, il
capo ci rimprovera, magari ci sporchiamo pure il vestito. E l'arrivo dell'autunno, purtroppo, non
aiuta: piove spesso, iniziano i primi freddi, il tempo uggioso certo non giova all'umore. Eppure
sopravvivere a una giornata no è possibile. A volte può trasformarsi addirittura in un'opportunità.
Con la consulenza della
dottoressa Giulia Marchiori, psicoterapeuta a Milano.
«Il primo passo» esordisce la psicoterapeuta «è cercare di accettare la situazione e le proprie
emozioni, tenendo presente che nulla è immutabile e tutto passa». Che il mood negativo sia dovuto a
eventi negativi che ci sono capitati, a qualcosa che si deve fare, o più semplicemente, al fatto
che si ha la luna storta, è essenziale rendersi conto che le giornate nere capitano, fanno parte
della vita, ma si tratta di momenti transitori. «Altrettanto fondamentale è cercare di non perdere
di vista il quadro d'insieme, non concentrarsi su ciò che ci ha contrariato, vedendo solo quello
nella sua negatività, ma inserirlo in un contesto più ampio». In altre parole, ridimensionare e
relativizzare. Spesso, invece, ci si lascia sopraffare dal malumore e si lascia che dilaghi, come
una marea nera, sovrastando tutto ciò che di positivo c'è nella nostra vita.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Vietato rimuginare dunque?
«Sì e no» risponde Marchiori «Certo, staccare un po’ la spina, cercare di distrarsi, ritagliarsi
un momento durante il giorno per fare qualcosa che davvero ci dia soddisfazione, un benessere
fisico e mentale, può essere utile». E allora, se ci si è svegliati inversi,
provare a coccolarsi un po' preparandosi una buona colazione, ascoltando una
canzone che ci piace, mettendoci le nostre scarpe preferite. Tante volte, così facendo, il malumore
del mattino, apparentemente immotivato, poi se ne va.
Una volta rientrati a casa dopo una giornata no, invece, immergersi in un bagno caldo e
profumato, leggere un bel libro, telefonare a un’amica, darsi qualcosa di buono per cercare di
addolcire un po’ quello stato d'animo.
«Ma rimuginare è normale» aggiunge la psicoterapeuta «e può anche servire, a patto di non
girare a vuoto col pensiero, in modo sterile e ossessivo». L'importante è che il lavorio mentale
sia costruttivo,
cercare di capire perché una data situazione ci affligge così tanto ed
eventualmente focalizzare il problema (se ce n’è uno specifico) pensando a come risolverlo e a cosa
fare in futuro per affrontare meglio una situazione del genere o non trovarcisi più.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Un altro mito da sfatare è quello di dover mantenere la calma a tutti i costi
«
Qualche volta arrabbiarsi fa anche bene» sostiene Marchiori. «Non è detto che la
rabbia in sé sia una cosa così negativa, il punto è che non sia scomposta e distruttiva. È
importante non rivolgerla verso sé stessi, ma incanalarla e trasformarla in una risorsa».
Essere molto arrabbiati per un qualcosa che al momento non ha soluzioni è una buona
occasione per fare cose, magari un po’ sgradevoli, per le quali occorre una certa dose di grinta e
determinazione (per esempio farsi restituire dei soldi da qualcuno in credito con noi); cose che
spesso si rimandano proprio perché non si ha voglia di rovinarsi l’umore o non si ha la carica
necessaria per affrontarle.
Se invece che arrabbiate, però, vi sentite piuttosto depresse, giù, svogliate e fiacche, e
non avete voglia di far nulla, se la giornata proprio non gira, cercate di evitare le decisioni
importanti, rimandandole a domani, quando la “gnagnera” sarà passata, sarete più serene e potrete
contare sulle vostre risorse mentali al completo. «Certo, avere la possibilità di dilazionare certe
decisioni, pensarci con calma e a mente lucida, è decisamente meglio» sottolinea la psicoterapeuta
«ma può anche succedere che non sia possibile». In questo caso, per superare l’impasse è essenziale
individuare il problema con precisione.
Ci si può riuscire da sole oppure ci si può far aiutare da un’amica, perché a volte gli
altri possono darci una mano a vedere le cose da un’altra prospettiva e trovare più facilmente il
bandolo della matassa. Mai isolarsi, quindi, e chiudersi in se stessi e nel proprio malumore.
Molti, persone, invece, quando tristi e maldisposte, finiscono per “ rintanarsi nel proprio
cantuccio” proprio perché si sentono in colpa per il fatto di non essere in quel momento
simpatiche, brillanti e in piena forma.
«È un errore!» ribadisce Marchiori. «Gli amici, quelli veri, devono esserci anche quando
siamo giù di corda, non pretendono certo che siamo sempre al massimo e magari sono pure contenti,
quando possono, di sostenerci ed esserci utili».
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«Qualunque sia il motivo del malumore, comunque» conclude Marchiori «è fondamentale non
criticarsi mai per il proprio stato d’animo, perché questo non fa che aggiungere un problema a un
altro problema. Arrabbiarsi con se stessi per ciò che si prova è sempre fuori luogo. Piuttosto – e
questo vale non solo per le giornate no, ma in ogni momento della vita – mettersi in una posizione
mentale di
ascolto verso se stessi, comprensione e curiosità per ciò che si sente, anziché di
critica».
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Insomma, volersi bene e sfruttare le giornate no come un’occasione per capire qualcosa in più su
di noi.
A cura di: Alessandra Terzaghi
