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In questa delicata fase di crescita, in cui il giovane sente venir meno molte delle certezze in
cui ha vissuto fino ad ora, l’appartenenza a un “gruppo” e lo sviluppo di una nuova socialità
assumono un’importanza molto accentuata.
Se verso i 9-11 anni il bambino dovrebbe aver già superato il cosiddetto egocentrismo
infantile, è verso i 15-16 anni che il rapporto con i coetanei viene investito di aspettative
diverse e molto più coinvolgenti: non si tratta più solo di avere amici con cui giocare e
trascorrere spensieratamente il tempo libero, ma di “
compagni di crescita” con cui condividere sempre più le aspettative, le idee, gli
ideali, i punti di riferimento sociali e, insomma, quell’insieme di coordinate di cui un teenager
ha più che mai bisogno per il grande cambiamento che inizia a vivere.
Ecco perché, per il ragazzo che inizia a uscire dalla protezione dell’alveo famigliare, il
sentimento di solidarietà nei confronti dei compagni e l’appartenenza al classico gruppo dei
coetanei si connota di valenze particolari. Valenze da un lato importantissime per il giovane – che
vi trova un sostegno per aumentare l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità - dall’altro
potenzialmente pericolose quando il gruppo scivola verso comportamenti a rischio, e quando il
bisogno di emancipazione finisce per sconfinare in condotte di contestazione e trasgressione anche
violenta, in atteggiamenti di bullismo, in comportamenti criminali che rafforzano sì l’identità del
giovane, ma connotandola esclusivamente in maniera negativa. Il bisogno di essere qualcuno, in quei
casi, può essere fatto coincidere con quello di
essere contro tout court, e la pressione esercitata dal gruppo dei pari può
accentuare queste pulsioni e nutrire una sensazione illusoria di forza e di impunità. In pratica,
all’interno del gruppo si attenua la percezione del pericolo e si sottostimano le conseguenze
negative delle proprie azioni.
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Quando invece il gruppo dei coetanei rimane un ambiente “sano”, in cui condividere e confrontare progettualità uguali o anche diverse, esperienze di crescita, valori comuni, l’adolescente vi troverà gli strumenti necessari ad aumentare la consapevolezza di chi è e cosa vuole diventare,portando avanti un modello che può anche legittimamente non coincidere con quello dei suoi genitori. Il gruppo, allora, rimane quello che dovrebbe essere: una dimensione in cui si accentuano le inclinazioni spontanee dei ragazzi verso l’autonomia, la scoperta, la sperimentazione costruttiva.
Va ricordato poi che maschi e femmine non vivono quasi mai nello stesso modo l'appartenenza al
gruppo: i primi vi cercano soprattutto
un sostegno al percorso di emancipazione dall'autorità genitoriale mentre le
seconde lo vedono come un mezzo per allacciare
relazioni interpersonali psicologicamente molto coinvolgenti.
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A cura di: Laura Taccani