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Imparare a gestire la rabbia

Abbiamo chiesto al dottor Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e psicosessuologo a Roma, quali siano i contorni antropologici e individuali di questa emozione. «Ogni animale dispone di due reazioni istintive finalizzate alla difesa di sé e del gruppo: l'aggressività e la fuga. La rabbia umana però viene sollecitata da un'emozione che gli altri animali non sperimentano, il sentimento di giustizia. Di solito gli esseri umani sono arrabbiati per le ingiustizie che patiscono personalmente, o che percepiscono sulle persone amate. Questo avviene sin dalla più tenera età, perché il senso di giustizia è per i bambini un'emozione primaria. Il bambino può sentirsi violato se abbandonato, trattato con freddezza, costretto a fare cose che non desidera. In tutti questi casi prova rabbia».
D’altra parte, prosegue il dottor Ghezzani, qualsiasi emozione subisce dei condizionamenti culturali, individuali e collettivi.
« Ci arrabbiamo quando avvertiamo la violazione di norme soggettive o condivise. E ciò accade a prescindere da giudizi morali universali: il nazista che odiava gli ebrei riteneva di essere nel giusto, come coloro che hanno assassinato Gheddafi ritengono di avere agito secondo un sentimento di giustizia. In un caso e nell'altro noi occidentali moderni tendiamo invece a condannare. Viceversa giudichiamo giusta la rabbia di manifestanti che protestano per la mancata creazione di ricchezza condivisa.
Lo stesso accade nella vita privata: la rabbia nel bambino si scatena ad esempio quando viene redarguito in un modo che non ritiene meritato, ma a sua volta si arrabbia il genitore che pensa di essere nel giusto quando lo sgrida. In questi anni di difficoltà economiche e sociali assistiamo poi, sempre più spesso, alla rabbia urlata: ovvero quella che supera il livello di guardia dell’inibizione. Succede quando il senso di giustizia oltrepassa sia la paura che il senso di colpa. In particolare, la rabbia diventa urlata quando trova un forte supporto esterno: nei gruppi, nelle manifestazioni, nel tifo sportivo, nelle guerre. La partecipazione collettiva consente cioè il superamento delle barriere individuali».


gestire la rabbia

 

A cura di: Laura Taccani

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