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Uno su tre. È la percentuale di matrimoni che, in Italia, si conclude con una separazione (dati
Istat 2009). Viene quindi da chiedersi: quanto senso ha, oggi, dire o pensare “finché morte non ci
separi”? O guardando la questione da un punto di vista diverso: qual è il segreto delle coppie
longeve? Perché esistono ancora, certo, quelle unioni solide modello qualità-costante-nel-tempo,
soltanto che spesso vengono guardate dagli altri con stupore prima ancora che con ammirazione. Ci
si chiede come siano riuscite a lasciarsi alle spalle le difficoltà, le crisi di coppia e i
trabocchetti dell’esistenza a due, o il lavoro ai fianchi compiuto dalla routine.
Della possibilità che esista davvero il cosiddetto amore eterno, e di quale possa
essere la migliore “strategia” per coltivarlo ci ha parlato la
dottoressa Anna Maria Casale, sessuologa e psicoterapeuta a Roma.
Con lei abbiamo cercato di capire, prima di tutto, se all’inizio di una storia sia ancora
possibile credere che durerà “per tutta la vita”, anche sapendo che l’età per le favole scade prima
del latte in frigorifero, e poi tocca ragionare in termini realistici.
«È naturale» premette la dottoressa Casale «che con l’innamoramento si pensi (e ci si auguri) che sia per tutta la vita, e non è detto che non possa essere così, nonostante i mille impegni e le distrazioni della vita quotidiana. Quello che non bisognerebbe mai dimenticare, però, è che una relazione di coppia è un impegno e come tale va affrontato e portato avanti. Questo significa, innanzitutto, non dare nulla per scontato. E cioè: ci siamo domandati perché molte coppie all’inizio vanno a gonfie vele e poi si indeboliscono col passare del tempo? Uno dei motivi principali è proprio che all’inizio di una storia d’amore ci si impegna al meglio per riuscire a conquistare l’altro, e per dimostrargli tutto l’amore che abbiamo per lui e la fiducia che nutriamo nel rapporto. Mano a mano che passano gli anni, invece, questi “impegni” verso il partner diventano per noi sempre meno presenti, la routine lascia spazio al rilassamento e a pensieri di comodo tipo: “Tanto sa che lo amo”. Niente di più sbagliato!». L’impegno, insiste la sessuologa, va preso a livello emotivo e deve essere quotidiano: non si tratta di una fatica o di un lavoro, ma della consapevolezza che niente va dato per scontato. Sottolinea la dottoressa, partendo proprio dalla sua esperienza di terapeuta di coppia: «Quasi sempre le persone vengono da me con in testa solo i benefici personali. Le incomprensioni si basano spesso su aspetti egoistici che distolgono l’attenzione dal benessere comune,appunto dall’essere coppia». Al contrario, per riuscire a mantenere nel tempo un’unione sana bisogna fissare con chiarezza alcuni paletti.
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Parlare liberamente col partner è fondamentale per arrivare a una reale conoscenza reciproca. Non bisogna dare per scontato che l’altro ci capirà comunque, perché questo meccanismo porta a una comprensione parziale e soggettiva, che quasi sempre sfocia in fraintendimenti.
Quando si sceglie di stare in coppia si decide di uscire da un punto di vista monocentrico, per incontrare e condividere quello di un’altra persona. I bisogni individuali devono essere quindi mediati e concordati.
A cura di: Laura Taccani