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DISTURBI E PATOLOGIE
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In un universo così complesso e sfaccettato come quello della sessualità femminile è chiaro che
la sfera psicologica abbia la stessa importanza di quella fisica. Ma è molto più difficile da
esplorare, perché implica addentrarsi in una dimensione in buona parte soggettiva, dove il vissuto
di una persona, il suo carattere, il suo modo di relazionarsi alla vita e al sesso maschile sono
elementi fondamentali per capire davvero l’origine di un problema sessuale che non ha cause
fisiche. È innegabile, infatti, che molti problemi dell’orgasmo abbiano una radice mentale.
Talvolta si è in presenza di vere e proprie disfunzioni sessuali, altre volte la colpa è
semplicemente di certe situazioni negative, nelle quali ci si trova immersi come nelle sabbie
mobili: un partner sbagliato che non si riesce a lasciare, un periodo di stress che non si riesce a
superare, una crisi di coppia negata e, dunque, ignorata… A ogni problema, però, c’è una soluzione:
basta avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, di riconoscere che c’è un problema da
affrontare e di chiedere l’aiuto di un esperto, l’unico che può identificare la vera causa del
disagio e indicare la strada migliore per lasciarselo alle spalle
Un tempo le donne che non riuscivano a provare piacere sessuale venivano tacciate di frigidità:
un termine - fortunatamente caduto in disgrazia - peraltro improprio, visto che non descrive la
realtà molto sfaccettata, che si nasconde dietro a una vita sessuale insoddisfacente. La donna può
essere “insoddisfatta” perché:
A cura di: Alma Galeazzi
Succede spesso nelle coppie che stanno insieme da una vita e che, ciclicamente, si trovano ad
affrontare il classico periodo di “stanca”, soprattutto in coincidenza di eventi particolari: un
periodo particolarmente carico di stress, la nascita di un figlio, un lutto, una cura farmacologica
che si ripercuote sul desiderio. Un problema che, di solito, si supera insieme tanto più facilmente
quanto più la coppia è solida e affiatata.
È, chiaro, però, che se la crisi perdura nel tempo e non è giustificata da una condizione
particolare,
la coppia rischia di scoppiare: la mancanza di desiderio, infatti, non grava solo
su chi la subisce direttamente, ma anche su chi la vive indirettamente, cioè il partner.
Ci sono, in particolare, dei segnali che ogni uomo non dovrebbe mai sottovalutare:
I casi, a questo punto, sono due: la coppia è già scoppiata, oppure si trova di fronte a uno dei
seguenti problemi:
La voglia di fare l’amore c’è, il fuoco dell’eccitazione si accende, ma poi si spegne quasi
subito, nelle prime fasi del rapporto: impossibile, così, raggiungere l’orgasmo.
Una situazione tipica delle coppie “giovani”, che si stanno ancora rodando sotto le
lenzuola, o di coppie “vecchie”, cadute nella spirale della routine: si fa sempre sesso allo stesso
modo, lui salta i preliminari per andare al sodo, lei si auto-controlla troppo o vorrebbe
sperimentare qualcosa di nuovo ma non lo comunica al partner.
Ci sono donne che, in un passato più o meno remoto, scalavano la vetta del piacere senza
difficoltà, e altre che hanno sempre guardato quella vetta come una meta irraggiungibile: l’
anorgasmia
, questo il nome tecnico del disturbo, può infatti essere primaria o secondaria.
Primaria Chi ne soffre non sa neppure che cosa sia l’orgasmo e ciò che non si
conosce spesso si ignora, quindi la donna può essere inconsapevole di questa privazione. Il suo
identikit? Una fanciulla in fiore, alle sue prime esperienze, magari con un’educazione sessuale
carente o rigida, che le ha creato una serie di blocchi psicologici. Ma anche una donna più matura
che, perle ragioni più disparate (una brutta esperienza sessuale quando era giovane, un problema
psicologico irrisolto…) non è mai riuscita a raggiungere l’ìorgasmo.
Secondaria L’anorgasmia secondaria è doppiamente beffarda, perché la donna che la
vive sa che cos’è un orgasmo, lo ha sperimentato anche più volte nel corso della sua vita, ma ora
non riesce più ad assaporarlo. E spesso non sa perché. Una volta escluse
le cause fisiche
, occorre dunque esplorare il terreno accidentato della psiche.
Attenzione, poi, all’
ansia da prestazione, che non è un’esclusiva maschile, anzi: colpisce molte donne
soprattutto in occasione dei primi rendez-vous con un nuovo compagno, oppure quando sono reduci da
particolari problemi fisici e hanno paura di non essere all’altezza della situazione.
A cura di: Alma Galeazzi
Le cause di psicologiche che remano contro un sesso di qualità sono davvero tante ed è facile cadere in banali semplificazioni. Qui ci limitiamo a passare in rassegna quelle principali, senza avere la pretesa di sostituirci agli addetti ai lavori, ma con l’obiettivo di fornire uno spunto di riflessione a tutte le donne che si trovano in difficoltà e che credono – a torto – di dover rinunciare per sempre a una vita sessuale veramente appagante.
Non sono poche le donne che riescono a raggiungere il sommo piacere con l’autoerotismo e con la stimolazione manuale dei genitali, mentre si bloccano completamente all’atto della penetrazione, vissuta come un atto di aggressione, qualcosa da cui difendersi. Per superare questa sensazione negativa, quasi paralizzante, è importante erotizzare questo momento: in caso contrario, si rischia di provare dolore ogni volta che inizia il coito, aprendo le porte a quel circolo vizioso sesso=dolore= blocco che il cervello memorizza e che poi tenderà a riproporre a ogni amplesso.
Anche sul fronte sessuale, le donne partono svantaggiate: si eccitano molto più lentamente dei loro compagni e hanno bisogno di una stimolazione più dolce e progressiva. Ecco perché è così facile incappare in un partner “sbagliato”, ovvero: frettoloso, cioè incapace di assecondare i tempi della sua compagna; maldestro, cioè ignaro dell’anatomia femminile e convinto che quanto più vigorosamente stimola/penetra la compagna tanto più intenso sarà il piacere: egoista, cioè convinto che ciò che piace a lui piacerà sicuramente anche a lei; ripetitivo, cioè incapace di inventarsi qualcosa di nuovo sotto le lenzuola; trascurato, cioè colui che si dimentica il buon vecchio detto “ anche l’occhio vuole la sua parte” e che non cura né la sua persona, né l’aspetto fisico.
Sarà un fattore culturale, ma ancora oggi la donna fa fatica a raccontare esplicitamente al partner le fantasie che vorrebbe mettere in pratica a letto. I motivi? La vergogna prima di tutto, specie quando il compagno è nuovo e non si è ancora creata quella intima complicità che sblocca le inibizioni. Ma anche la falsa convinzione che l’uomo non abbia bisogno di essere guidato (e, invece, ne ha una grande necessità, viste le profonde differenze degli universi sessuali maschile e femminile!), la volontà di sacrificare il proprio piacere sull’altare del piacere di lui, o ancora la paura di essere giudicate troppo aggressive, come se manifestare i propri desideri rappresentasse una sfida alle capacità sessuali dell’uomo (e questo, almeno per certi uomini, potrebbe essere vero…). È, invece, legittimo e proficuo parlare con il proprio compagno, comunicandogli le proprie fantasie erotiche senza il timore di fargli un torto e senza aspettare che sia lui ad arrivarci da solo: basta scegliere un tono dolce, sincero, aperto.
A cura di: Alma Galeazzi
In molte donne la vigile componente razionale domina sulle altre: ecco perché fanno così fatica
ad abbandonarsi alle sensazioni erotiche e a lasciarsi completamente andare durante l’esperienza
sessuale. In altre donne, l’autocontrollo ha uno scopo difensivo, come se le intense emozioni
sgorgate dall’atto sessuale fossero qualcosa di pericoloso che il cervello deve tenere alla larga:
per non essere abbandonate “dopo”, per non essere respinte “poi”, per non perdere “mai” la propria
identità (che, in un rapporto davvero libero, rischierebbe di confondersi/fondersi con quella del
partner).
Anche l’esigenza di avere sempre tutto sotto controllo porta a razionalizzare un atto così
poco razionale come il rapporto sessuale: questa donna-controllore vive l’atto da impietosa
spettatrice esterna, che analizza ogni fase del rapporto, ogni posizione, ogni sospiro…
I sessuologi, i pediatri e gli psicologi dell’età evolutiva non si stancano di ripeterlo: è fondamentale iniziare a parlare di sesso ai figli il più presto possibile, utilizzando un tono giusto e senza mostrare imbarazzo o senza falsi pudori. Un rapporto libero, epidermico, affettuoso tra genitori e figli, poi, facilmente sfocerà in un adulto che non ha paura di lasciarsi andare al contatto fisico. Purtroppo, però, non tutti i genitori si rivelano in grado di parlare di sesso liberamente e con cognizione di causa e alcuni, anzi, trasmettono ai figli regole moralistiche, che identificano il sesso come qualcosa di “sporco” contrapposto ai concetti di pulito, bene e buono. Con non poche ripercussioni sulla vita sessuale dell’adolescente prima, e dell’adulto poi..
L’amore non è bello se non è litigarello. Certo, un battibecco ogni tanto dà un po’ di pepe al rapporto, che altrimenti scivolerebbe in un monotono torpore. Ma gli scontri quotidiani, a lungo andare, portano sordo rancore, rivendicazioni più o meno inespresse, frustrazioni e voglia di evadere, incomunicabilità che spesso sfocia in torvi silenzi: ovvio che, in tal frangente, anche il desiderio femminile si dia alla fuga. Non va dimenticato, infatti, che nella donna la sfera psicologica e quella fisica sono legate a doppio filo e che una situazione di vita insoddisfacente spesso sfocia in una condizione mentale sfavorevole al piacere.
L’età della “prima volta” continua ad abbassarsi e oggi la maggior parte delle 17enni ha già rapporti sessuali completi: ma quante di queste ragazzine, spesso ancora bambine, lo hanno fatto perché si sentivano davvero pronte e mature, e quante lo hanno fatto per non essere tacciate di vecchie zitelle, per essere alla pari con le loro coetanee? Certo, il primo rapporto in assoluto non è quasi mai idilliaco: l’inesperienza, la paura, le inibizioni, gli eventuali sensi di colpa fanno dei brutti scherzi. Così bando alle aspettative eccessive: l’inizio della propria vita sessuale non è il prototipo della propria vita sessuale futura. Se si dà troppo peso ai primi rapporti catastrofici, si rischia di piombare nell’ansia di prestazione e di vivere l’esperienza sessuale come qualcosa di negativo.
Ci sono due situazioni emblematiche – peraltro molto diffuse – che molte donne si trovano ad
affrontare pagando un prezzo salatissimo in termini sessuali: un periodo di lavoro iperstressante,
con il cellulare che ribolle, riunioni 24 ore su 24, viaggi fissati all’ultimo momento; uno o più
bambini piccoli che calamitano ogni attenzione, dormono solo nel lettone in mezzo a mamma e papà,
si alzano che è ancora buio e vanno a letto che è già buio pesto…
La prima situazione è un gran classico dell’era moderna: la donna in carriera, che non ce la
fa a staccarsi dal lavoro, probabilmente ha anche mille impegni domestici e, così, accumula stress
su stress e manda il sesso in pensione. In tale frangente, però, è sempre saggio farsi una domanda:
il vero problema è il lavoro, che potrebbe anche essere riportato a ritmi più umani, o il lavoro è
solo un alibi per nascondere altri problemi che non si vogliono vedere?
Occhio anche alla seconda situazione: i pupi sono faticosissimi, soprattutto nei primi anni
di vita, ma non devono diventare una scusa per relegare la coppia in soffitta. In pratica, è
fondamentale imparare a farsi aiutare e impegnarsi a ritagliare spazi di intimità per il partner,
inaccessibili ai pargoli.
A cura di: Alma Galeazzi
Molte donne reputano “normale” non raggiungere l’orgasmo o non provare alcuna voglia di fare l’a more, altre fanno finta di niente con tutti, in primis con se stesse. Negare il problema, infatti, significa evitare di affrontarlo e condannarsi a una comoda anormalità. Riconoscere che un problema c’è non è certo facile, perché significa fare i conti con l’immancabile senso di inadeguatezza, collera e rabbia verso se stesse e, spesso, anche verso il partner, primo testimone di ciò che si ritiene un fallimento. Molti disturbi sessuali nascono da un “supercontrollo” involontario della mente, che blocca l’orgasmo sul nascere, ma questo è solo uno dei problemi: vediamo quali possono essere quelli più seri, che richiedono sempre l’intervento di uno specialista e dei quali, pertanto, non diamo soluzioni, limitandoci a fotografarne le caratteristiche principali.
Il vaginismo Impedisce a qualunque corpo estraneo (lo speculum del ginecologo o il pene) di entrare nella vagina. Al primo accenno di penetrazione, infatti, i muscoli del vestibolo (l’i ngresso della vagina) si contraggono involontariamente e si chiudono ermeticamente, bloccando l’e ntrata. Chi ne soffre, prova desiderio e può anche raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione manuale del clitoride, ma non riesce nel modo più assoluto a consumare un rapporto completo. È chiaro che questa preclusione porta con sé non poche conseguenze in entrambi in partner: lei si sente inadeguata, umiliata dalla raffica di fallimenti che ogni tentativo di penetrazione comporta; lui non capisce il problema, pensa di esserne il responsabile e spesso arriva ad accusare la compagna di “frigidità”, peggiorando ulteriormente la situazione.
Come nella bulimia alimentare la donna sente l’impellente bisogno di ingurgitare enormi quantità
di cibo (non importa quale) per poi eliminarlo auto-inducendosi il vomito, la bulimica sessuale non
può fare a meno di continue scorpacciate di sesso (non importa con chi), seguite dal rifiuto
disgustato di altri contatti fisici per un certo periodo di tempo. È un tipo di sesso che non
appaga affatto, ma che porta solo vergogna e umiliazione.
L’anoressica sessuale, invece, riesce a immaginare il piacere sessuale, ma quando dalla
teoria deve passare alla pratica, si blocca completamente.
Viene definita così quella che un tempo ormai lontano veniva chiamata spregiativamente “
ninfomania”. Del tutto simile alla bulimia sessuale, se ne distacca perché l’iperattiva è capace di
provare un elevatissimo livello di eccitazione e di raggiungere spesso un orgasmo multiplo (anche
tramite masturbazione). Se questo desiderio è armonioso, cioè la donna lo vive serenamente, non c’è
niente da curare.
La necessità di stabilire un approccio terapeutico spesso differenziale (cioè fisico e
psicologico) si verifica solo quando l’iperattività è legata a fattori ormonali, farmacologici o
psicologici, e quando crea disagio alla persona.
A cura di: Alma Galeazzi
Il problema principale di chi non riesce a vivere il sesso in modo soddisfacente è… ammettere di
avere un problema. Una difficoltà che spesso ritarda di anni le cure e, dunque, la possibilità di
uscire definitivamente dal tunnel di un’esistenza senza “passione”. Trovare il coraggio di
riconoscere che “qualcosa non va” è, dunque, il primo passo verso la soluzione. Il secondo passo è
capire che, spesso, non è possibile trovare questa soluzione da sole o con l’unico supporto del
partner: ci vuole la consulenza di un esperto, sia per identificare la vera causa del disturbo
(fisico o psicologico che sia) sia per selezionare le armi più efficaci. I problemi della sfera
sessuale, infatti, richiedono un approccio particolare, cioè una diagnosi differenziale, fisica e
psicologica: è ormai dimostrato che spesso la sessualità è ostacolata da un insieme di cause
fisiche e psicologiche.
La ragione è facilmente intuibile: il dolore provocato da un disturbo fisico, a lungo andare
non può non avere ripercussioni sul fronte psicologico, così anche se il punto di partenza è
organico, il punto finale sarà mentale.
Ecco perché, anche dopo aver risolto un problema fisico, spesso è consigliabile che la donna
segua un ciclo di sedute psicoterapeutiche o una terapia comportamentale sessuologica, che prevede
colloqui con il sessuologo, semplici esercizi fisici e indicazioni su come tornare a “sentire” il
proprio corpo liberandosi dell’autocontrollo.
Definita anche terapia mansionale, prescrive alla coppia una serie di compiti o esperienze, finalizzate a superare il problema sessuale di base. All’inizio, il sessuologo suggerisce di “ lasciare da parte” erezione e orgasmo per far concentrare la coppia esclusivamente sulle sensazioni erotiche che derivano dagli esercizi di focalizzazione sensoriale e da una lieve stimolazione reciproca dei genitali, non finalizzata all’orgasmo. A seconda del tipo di disturbo, poi, l’esperto suggerisce posizioni e tecniche particolari, per insegnare alla donna a lasciarsi andare, a evitare ogni forma di razionalizzazione, autocontrollo e giudizio sulle proprie prestazioni.
La terapia comportamentale (o mansionale) sessuologica può fare molto per aiutare a superare determinati disturbi, ma quando la causa è molto profonda, non si può fare a meno della psicoterapia (che trova, a sua volta, nella terapia comportamentale un’indispensabile alleata), cioè una serie di colloqui con il sessuologo o lo psicosessuologo, ai quali può essere invitato il compagno (la decisione spetta allo specialista). Questo perché non si affrontano solo i problemi individuali, ma anche quelli di coppia. È molto importante che lo psicoterapeuta abbia la possibilità di farsi un’idea precisa di tutto ciò che la coppia vive/pensa/prova sul fronte sessuale: la sincerità, dunque, è d’obbligo, mentre ogni forma di imbarazzo e reticenza è controproducente.
A cura di: Alma Galeazzi
La ricetta del sesso perfetto non esiste. Ci sono, però, una serie di ingredienti che possono
far molto per dare un po’ di pepe alla calma piatta sotto le lenzuola o che contribuiscono a
risolvere non pochi casi di “naufragio del desiderio”. Ecco, dunque, qualche ingrediente.
Il partner ideale Così come le famose “dimensioni” contano poco per una donna,
così l’abilità del partner non è tutto: la sessualità femminile ha bisogno di empatia, feeling,
intimità condivisa, intesa, dolcezza. L’atto meccanico in sé non soddisferà quasi mai una donna,
che chiede al sesso anche amore e complicità erotica. Ecco perché la scelta del partner è così
importante ed ecco perché, in caso di difficoltà sotto le lenzuola, occorre aprire il dialogo.
Certo, in campo sessuale si dice che non bisogna parlare, ma che è meglio agire. Un principio che
sarà anche valido in generale, ma che può rivelarsi un boomerang quando la semplice comunicazione
dei propri bisogni può essere la (semplicissima) soluzione.
Le situazioni calienti Pane, amore e, soprattutto, fantasia. Insomma: ogni tanto,
abbandonare il rassicurante lettone e scegliere un’ora diversa dal classico dopocena può dare una
ventata di freschezza a una sessualità troppo routinaria, post impegni di giornata. E poi via
libera alla creatività e a un pizzico di trasgressione almeno ogni tanto: chi non riesce proprio a
uscire dai soliti schemi (notte-letto-posizione del missionario-buonanotte), faccia uno sforzo e
metta a tacere l’autocontrollo: qualcosa di particolare uscirà sicuramente fuori, ma se proprio non
si dovesse riuscire a trovare nulla di caliente, via libera a dei classici intramontabili, come una
fuga durante il week-end, una nottata in macchina, un’alba sulla spiaggia…
L’atteggiamento giusto La donna che arriva a casa dal lavoro stanca morta,
viene assalita dai figli che reclamano la cena e dal partner che le riversa addosso il suo stress
quotidiano… come farà mai a pensare al sesso, magari pure trasgressivo e fantasioso? Non vedrà l’o
ra di buttarsi sul letto e non certo per consumare un rapporto acrobatico. Nessuna accusa, la
stanchezza e lo stress sono elementi con i quali la maggior parte delle coppie deve fare i conti
tutti i giorni, ma il prezzo può essere molto alto. Che fare? Di certo è meglio evitare di fare l’a
more a tutti i costi, con un senso del dovere che andrà bene in ufficio, ma non in camera da letto.
Nelle giornate peggiori, meglio farsi un po’ di coccole e liberarsi così dello stress, rimandando
un incontro più caliente a quando sarà possibile ritagliarsi uno spazio di tranquillità. La
sincerità sempre e comunque La mitica scena del film “Harry ti presento Sally”, dove un’i
rresistibile Meg Ryan simula un orgasmo in una tavola calda piena di gente, ha fatto storia. Ma Meg
è in buona compagnia: quante donne fingono l’orgasmo per paura di ferire il proprio compagno o per
evitare uno scomodo problema? In fondo, si dicono molte, è una bugia a fin di bene… ma non è così.
Certo, non è il caso di farne una tragedia se succede una volta ogni tanto, ma se diventa la regola
è un atteggiamento controproducente, che vanifica la possibilità di risolvere la questione e non dà
la possibilità al partner – ignaro – di fare qualcosa. Senza contare che, a lungo andare, la donna
rischia di accumulare una sorda collera verso il compagno, che può far scricchiolare anche la
coppia più affiatata.
A cura di: Alma Galeazzi
L’arte dei preliminari
L’uomo li liquida come una perdita di tempo, la donna li ritiene indispensabili per raggiungere
una buona eccitazione. L’uomo pensa che si limitino alla stimolazione dei genitali, la donna “ci
aggiunge” dolci e lenti passaggi erotico-sensuali, che coinvolgono il corpo e la componente
emotiva. Inutile sottolineare che i preliminari non devono essere considerati come il mezzo più
rapido per arrivare al rapporto completo prima che l’uomo si stanchi, bensì lo spazio dell’attesa,
della fantasia, delle carezze, dell’immaginazione. Tutte componenti capaci di alimentare il
desiderio e di portare l’eccitazione alle stelle (e non solo quella delle donne…).
Ecco qualche suggerimento per evadere dai soliti preliminari.
L’arte dell’esplorazione manuale
È un dato di fatto: non tutte raggiungono l’orgasmo con il coito, ma praticamente tutte lo conquistano grazie alla stimolazione del clitoride, la zona più sensibile dell’apparato genitale femminile. Tuttavia, il “tipo” e l’intensità di questa stimolazione varia da donna a donna: alcune preferiscono una carezza lieve, quasi uno sfioramento, mentre altre chiedono un tocco più deciso… Ogni gusto è lecito, a patto che venga comunicato al partner, magari guidando la sua mano all’i nizio della relazione.
A cura di: Alma Galeazzi
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