Sessualità & ormoni
Un binomio indissolubile quello fra ormoni e sessualità. Anche se non tutte le donne ne sono
consapevoli, i fattori ormonali svolgono un ruolo determinante nell’intero ciclo della risposta
sessuale femminile, inducendo cambiamenti significativi nel desiderio, nell’eccitamento, nell’o
rgasmo nonché nella soddisfazione sessuale. Il ginecologo è l’interlocutore privilegiato della
donna su tutte le tematiche relative alla vita riproduttiva, e la visita ginecologica è il momento
ideale per fare il punto sulla qualità della vita sessuale.
Ne parliamo con la
professoressa Rossella Nappi, ricercatore universitario, Ambulatorio
Endocrinologia Ginecologica IRCSS Fondazione S. Maugeri di Pavia.
Professoressa Nappi, da poco si parla di “salute sessuale”...
Effettivamente, ed era ora se ne parlasse senza tabù. A ragione, essa viene sempre più
considerata un indice di benessere e di qualità di vita della donna e del partner durante l’intero
arco della vita. Bisogna tener conto che la sessualità femminile è multidimensionale: infatti,
comprende componenti biologiche, psicologiche e socio-culturali, che nell’insieme concorrono a
garantire l’espressione della sessualità, soprattutto in relazione agli eventi critici riproduttivi
(come, per esempio la menopausa, o le “manipolazioni ormonali” che possono rendersi necessarie
nella vita fertile, quale la contraccezione ormonale).
A cura di: Minnie Luongo
Approfondiamo il rapporto ormoni-contraccezione
La contraccezione ormonale nella vita fertile, così come la terapia sostitutiva della menopausa,
rappresentano due importanti manipolazioni dell’assetto neuroendocrino della donna e sono in grado
di modulare la funzione sessuale. Mentre
in menopausa
le terapie ormonali hanno il compito di migliorare i sintomi sessuali più spesso riferiti
dalle pazienti (vedi il calo del desiderio sessuale e la
dispareunia
, ossia un persistente o ricorrente dolore genitale associato al rapporto sessuale), la
contraccezione ormonale può interferire in senso negativo con il desiderio sessuale e con i
meccanismi della lubrificazione. Ancora molte donne, soprattutto in età giovanile, esprimono dubbi
e incertezze sull’utilizzo della contraccezione ormonale, tendendo spesso ad amplificarne gli
ipotetici effetti collaterali, soprattutto sul versante estetico e sessuale, e a sminuire gli
effettivi vantaggi in termini di salute riproduttiva e non. Ciò può derivare dal fatto che la
contraccezione ormonale viene vissuta come uno strumento di manipolazione delle componenti
biologiche, psicologiche e culturali della femminilità.
D’altro lato, la transizione menopausale è un periodo di importanti cambiamenti biologici,
psicologici e socio-relazionali per la maggior parte delle donne, che possono dimostrare una
maggiore vulnerabilità a sviluppare problemi sessuali a causa di un complesso gioco di fattori
individuali peculiari, che influenzano in misura variabile il senso di benessere. La menopausa
assume valenze diverse a seconda dell’ideale di femminilità e delle risorse disponibili a
ristrutturare l’identità sessuale in una nuova stagione della vita riproduttiva. Se le donne
elaborano positivamente il momento della menopausa, sono in buona salute, non hanno eccessive
preoccupazioni e vivono una buona relazione di coppia con il partner, la funzione sessuale e il
benessere psicofisico si possono mantenere a lungo, a dispetto della carenza ormonale.
Perché si verifica questa carenza di ormoni?
E’ semplice. La funzione endocrina consta nella produzione degli ormoni sessuali femminili -
estrogeni
e
progesterone
-, più una piccola quota di androgeni. Sono proprio i follicoli portati ciclicamente a
maturazione a sostenere gran parte della produzione ormonale dell'
ovaio. A sua volta, l'attività di questi follicoli è
regolata in modo ciclico dall'
ipofisi
, una piccola ghiandola controllata dal sistema nervoso centrale (
ipotalamo
), in grado di modificare continuamente la propria attività in relazione alla situazione
ormonale dell'organismo. A partire dalla premenopausa, le ovaie subiscono un lento declino,
divenendo sempre più piccole e atrofiche; a mano a mano che ci si avvicina alla menopausa, poi, il
dosaggio ormonale diviene più evidente, fino a mostrare l'assenza di
progesterone, un calo importante degli estrogeni
e livelli di
FSH e
LH particolarmente elevati. D'altra parte, anche dopo la
menopausa le ovaie continuano a produrre piccole quantità di androgeni ed estrogeni, cui si
affiancano quelli sintetizzati nel tessuto adiposo.
A cura di: Minnie Luongo
Lei ha accennato agli androgeni...
Da sempre il ginecologo è abituato a pensare agli androgeni come agli “ormoni maschili”,
responsabili di una serie di sintomi negativi per la donna. Questo è indubbiamente vero e quando
gli androgeni sono prodotti in eccesso è necessario approntare strategie terapeutiche idonee a
normalizzarne i livelli. Studi recenti, però, suggeriscono che soprattutto a partire dai 40 anni d’e
tà alcune donne possano riferire segni riconducibili a una carenza androgenica che dovremmo
imparare a correggere. Infatti, al di là dell’ormai consolidata nozione che gli
estrogeni prodotti dalle gonadi svolgono un’azione
determinante su molteplici organi e apparati nel preservare il benessere psicofisico e nel
condizionare una vulnerabilità di genere per una serie di patologie croniche, è di estremo
interesse il ruolo emergente della secrezione degli androgeni in differenti aree della salute e
della qualità della vita, in particolare nella sfera sessuale.
Per finire consigli per terapie a livello locale.
Un’opportunità di trattamento dei sintomi sessuali correlati agli effetti urogenitali della
carenza ormonale, sia nella donna più giovane sia nella donna anziana, è offerta dalla terapia
locale che può essere utilizzata da sola o in associazione a ERT (Estrogen Replacement Therapy,
terapia estrogenica sostitutiva) o HRT (Hormone Replacement Therapy, terapia ormonale sostitutiva),
specie se a basso dosaggio. Esistono differenti preparazioni estrogeniche da somministrare a
livello vaginale in formulazione di creme e/o ovuli a base di estrogeni coniugati equini (CEE),
estriolo (E3) o altri deboli estrogeni, compresse o anelli a base di E2, ovuli e lavande a base di
fitoestrogeni.
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CONOSCI I NOSTRI ESPERTI
Rossella Nappi
Ricercatore universitario della Sezione di Clinica Ostetrica & Ginecologica,
Dipartimento di Scienze Morfologiche, Eidologiche e Cliniche dell'Università degli Studi di
Pavia.
www.rossellanappi.com »
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A cura di: Minnie Luongo
