Calo del desiderio femminile: troppo stanche per il sesso
In principio c’era l’emicrania
Quando per molte mogli il sesso era prima di tutto un dovere coniugale, restava poco più della
scusa di un mal di testa da spendere ogni tanto per
sottrarsi ai rapporti indesiderati. Poi fortunatamente qualcuno si è inventato una
rivoluzione sessuale, e le epigone di quelle donne salvate dal cerchio alla testa
hanno portato nel talamo un concetto decisivo come il
desiderio. E la sua eventuale mancanza. Questo però non significa affatto che
tutti i problemi siano stati risolti. Una conferma recente è arrivata dal
sito Matrimonio.it
(riferimento online per gli sposi d’Italia) ha coinvolto circa 1250 utenti in un
sondaggio intitolato
Che coppia siete sotto le lenzuola
? e ha poi sottoposto i risultati alla
professoressa Rossella Nappi, docente di Clinica ginecologica all’Università di
Pavia.
Analizzati “dalla parte di lei”, i dati del sondaggio parlano di una sposa italiana spesso con
le pile scariche (a risentirne è proprio la passione) e soprattutto ancora incapace di vivere in
modo realmente sincero gli alti e bassi dell’intesa erotica. Alla domanda esplicita “Sei
soddisfatta della tua vita sessuale?”, infatti, uno schietto
44% risponde “Sì, ma spesso sono troppo stanca per fare l’amore” mentre soltanto
il 12,5% si dichiara pienamente appagato. Qualche altro dato: il
45,4% delle donne
ha rapporti una sola volta alla settimana (nonostante 2/3 convivano col partner da
non più di due anni), e quasi la stessa percentuale (il 45%)
non si sente libera di confessare apertamente al compagno quando proprio non ne ha
voglia. Ancora: se circa la metà delle internaute intervistate ammette di fingere
abitualmente l’orgasmo (e ci si augura almeno che siano brave come Meg Ryan nella scena più celebre
della sua carriera di attrice), addirittura a due su tre capita quasi sempre di
provare dolore durante il rapporto.
A cura di: Laura Taccani
Fattore overfamiliarity
«I risultati sono in linea con un nostro recente studio presentato al Congresso mondiale di
ginecologia psicosomatica» commenta la dottoressa Rossella Nappi. «Il calo della libido colpisce
circa una donna su tre. Lo scarso desiderio femminile che si manifesta spesso dopo
i primi anni di matrimonio, ma soprattutto dopo la nascita eventuale di un secondo figlio, è
un fattore biologico legato al cervello femminile, che predilige gli aspetti relativi alla
cura della famiglia, lavoro compreso, e di conseguenza s
pegne per mancanza di energie le aree dedicate alla libido». In pratica entra in
gioco quella che viene chiamata efficacemente
overfamiliarity: archiviato il periodo della
seduzione del partner, che è funzionale alla conquista, si intrecciano fattori
diversi come l’eccessiva confidenza e familiarità, o il tran-tran casalingo, che mandano in
stand-by l’istinto biologico verso il sesso. Senza contare, aggiunge la dottoressa Nappi, che la
stanchezza e lo stress – ma in molti casi anche la
sindrome
premestruale – determinano uno
squilibrio nei livelli ormonali che a sua volta influisce negativamente sulla pulsione
sessuale. Insomma, anche se non ci sono problemi di coinvolgimento affettivo o nodi
personali irrisolti, sotto le lenzuola possono comunque nascere dei problemi.
Quando il sesso va a nozze
Per fortuna però c’è il rovescio della medaglia. In molti casi infatti è proprio la
stabilità di coppia ad aumentare l’intesa in camera da letto. Capita quando un
legame duraturo genera quell'armonia e quella sicurezza che consentono la
reale ricerca del piacere reciproco. Indicativo in questo senso è stato un altro
sondaggio, condotto qualche tempo fa dall'associazione Donne e Qualità della Vita. Su 1200 italiane
tra i 18 e i 45 anni, l’80% ha dichiarato di aver vissuto un sensibile miglioramento dell’eros
proprio “dopo il sì” o dopo l’i nizio di una convivenza. Proprio perché avevano scoperto una
complicità e una confidenza che in un rapporto occasionale non sarebbero state
possibili. Ed è questa la direzione che, spiegano i sessuologi, bisogna prendere per
alimentare la passione e mantenere sempre vivo il desiderio: non temere l’usura del tempo e, al
contrario, considerare un rapporto collaudato come il luogo ideale per
sciogliere la briglia alle proprie fantasie e abbandonarsi agli slanci.
Lo stesso approccio deve valere per superare gli eventuali momenti di crisi. Quando si
presentano, la complicità con il partner deve essere vissuta come una risorsa in più per affrontare
il problema e scoprirne le ragioni. Questo non significa peraltro che, in caso di impasse del
desiderio, si possa sempre trovare una soluzione all’interno della coppia, perché i
n alcuni casi è realmente necessario l'intervento di figura esterna. Precisa la
dottoressa Nappi: «Il primo passo è riconoscere che qualcosa non va, poi rivolgersi allo
specialista in sessuologia o ginecologia, che con il suo intervento spesso riesce
a riaccendere l’e nergia sessuale che si era spenta».
A cura di: Laura Taccani
