Seguici su facebook
Ed infografiche - Il ciclo ormonale femminile
Il ciclo ormonale femminile
Ed promotion
Saugella
Ed promotion
Babygella
Ed promotion
La salute del bambino e dell'adolescente
print - send - zoom

RUBRICHE

Turismo responsabile

Che cos’è il turismo responsabile

Secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, sono oltre settecento milioni – numero, secondo le stime, destinato a raddoppiare entro il 2020 – le persone che ogni anno vanno in vacanza in giro per il mondo. Tuttavia, Il flusso degli spostamenti, degli investimenti e dei benefici economici che ne derivano è molto squilibrato. Oltre l'80% di chi viaggia per turismo risiede nei venti Paesi più ricchi del mondo e spesso poco si cura dei danni socio-ambientali arrecati dall'industria delle vacanze ai luoghi visitati; inoltre, è sempre in questi Paesi che si concentra il 72% del fatturato complessivo. È anche per porre rimedio a queste iniquità che è nato, sul finire degli anni Ottanta, il turismo responsabile, una filosofia di viaggio di cui si parla sempre di più e che inizia a prendere piede anche in Italia. Secondo la ricerca “Turismo responsabile: quale interesse per gli italiani?” condotta dall'Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) per conto di 'Fondazioni4Africa', nel 2009 il 15,3% cittadini aveva già fatto un'esperienza di turismo responsabile e più della metà dichiarava di sapere, almeno in teoria, cosa significhi turismo sostenibile.

Ma cos’è, davvero, il turismo responsabile? L’ Associazione italiana turismo responsabile (Aitr) , punto di riferimento del settore nel nostro Paese, lo definisce così: “un turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture”. Un modo di viaggiare che, in più, “riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio, e opera favorendo la positiva interazione tra industria turistica, comunità locali e viaggiatori”. In altre parole, un t urismo “etico e consapevole che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si ispira a principi universali di equità economica, sostenibilità, tolleranza, rispetto, conoscenza, incontro”. Il ‘terreno fertile è stato creato dal mondo del commercio equo e solidale e da quello delle ong. Non a caso, il primo viaggio di turismo responsabile riconosciuto è stato realizzato da CTM (uno dei principali importatori italianI di commercio equo e solidale) in Ecuador, e la prima organizzazione che ha proposto un vero e proprio catalogo di vacanze ‘responsabili’ è RAM (altra realtà di commercio equo e solidale). Da allora ne è stata fatta di strada e oggi sono diversi gli operatori specializzati in questa forma di turismo. Il trend è emergente e l’hanno capito anche i grossi tour operator, che iniziano a proporre in catalogo linee di viaggio dedicate. Ma come essere certi che una vacanza venduta come ‘responsabile’ lo sia davvero e che dietro questa etichetta non si nasconda solo una strategia di marketing? Al momento non esiste ancora un ente di certificazione internazionale. L’A itr ha però elaborato una Carta del Turismo Responsabile in cui sono definiti i criteri ai quali dovrebbe ispirarsi qualunque viaggio che voglia definirsi ‘responsabile’ e il Wwf Italia (che di Aitr è uno dei fondatori) ha definito otto anni fa la Carta di Qualità del Turismo Responsabile. Prima di prenotare, accertatevi che tali criteri vengano rispettati.

turismo responsabile

 

A cura di: Alessandra Terzaghi

|
|
|
|
Send this page
Print this page|
top

House organ di Rottapharm Madaus