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Fino a qualche anno fa sembrava roba per fissati. Ex hippy, neo alternativi, vecchi e nuovi
pacifisti, radical chic metropolitani e figli dei fiori con i capelli ingrigiti, nostalgici delle
comuni e del sesso libero. Insomma, parevano soltanto dei bei discorsi etico-filosofici o, a esser
cortesi, un’utopia irrealizzabile. Oggi, invece, è cambiato tutto. Ovunque è un profluvio di buone
intenzioni. Tutti in cerca di una casa, di un’automobile, di uno stile alimentare, di una vita bio,
green, ecologica, solidale, consapevole, sostenibile, equa, sana. Che cosa è successo?
Per cominciare, si è diffusa sempre di più la consapevolezza che così non si possa andare avanti
a lungo. Che il
riscaldamento globale, alla fine, qualche effettuccio indesiderato ce l’abbia sul
serio; che la quantità, enorme, di spazzatura non riciclata sia un problema non solo per Napoli e
dintorni; che le
risorse naturali in drammatica diminuzione, che la deforestazione e la
desertificazione, che l’allevamento selvaggiamente intensivo, che la mucca pazza e l’aviaria e l’i
nfluenza suina, che il numero insensato di automobili nelle città (peraltro quasi sempre bloccate
nel traffico), insomma, che tutto questo non sia più sopportabile.
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E non solo per un lodevole senso di responsabilità verso le generazioni future, ma per il terrore che il prezzo lo debbano iniziare a pagare le generazioni che il pianeta lo abitano oggi. Ma la bella coscienza e i buoni propositi, si sa, da soli non bastano. E allora, quel che è successo di davvero rivoluzionario è che in questi ultimi anni si è sviluppato un vero mercato. Non più di nicchia, ma trasversale. E oggi, dalla spesa alla bellezza, dall’arredamento al ristorante, dalla mobilità all’abitazione, vivere una quotidianità pulita è diventato possibile. Certo, con qualche sforzo e qualche spesa in più, ma neanche troppi. Ecco come.
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A cura di: Margherita Abbate Daga