21 Marzo 2011
Addominali: sfatiamo i falsi miti
«Sgombriamo subito il campo da una credenza sbagliata» spiega il
dottor Furio Danelon, medico sportivo a Milano: «Per avere il ventre piatto e
buttar giù l’odiata pancetta fare gli addominali non basta. Serve sì a tonificare i muscoli, ma non
a dimagrire. È molto più efficace un
allenamento aerobico
, abbinato a una dieta corretta e bilanciata». In effetti, la ciccia sull’addome non viene
intaccata dagli
esercizi per gli addominali, che implicano un dispendio calorico troppo basso per
attivare i processi di demolizione dei grassi. Così non è per l’esercizio aerobico, che attinge
invece alle riserve di grasso sottocutaneo un po’ in tutto il corpo, e quindi anche il grasso
addominale, per ricavare gli acidi grassi utilizzati per produrre l’energia necessaria al lavoro
muscolare. Largo spazio, dunque, se volete ridurre il giro vita, ad attività come nuoto, corsa e
cyclette. In aggiunta a queste, un’alimentazione adeguata è conditio sine qua non. Occorre bere
molta acqua e privilegiare cibi ricchi di proteine e carboidrati complessi, evitando i dolci e
tenendo sotto controllo i grassi (pur senza eliminarli del tutto). Infatti «se consumiamo acidi
grassi con il lavoro aerobico e poi li reintroduciamo in abbondanza con la dieta, i nostri sforzi
sono vani» afferma lo specialista.
Anche la genetica, comunque, fa la sua parte. Per ciascuno di noi, infatti, la tendenza ad
accumulare grasso nella regione addominale è scritta nel DNA.
A cura di: Alessandra Terzaghi
L’importanza degli addominali
Dunque, esercitare i muscoli addominali è inutile? Niente affatto. Avere una muscolatura dell’a
ddome forte e tonica è consigliabile per varie ragioni, al di là del pregio estetico. Questi
muscoli, infatti, svolgono diversi compiti importanti. «Oltre a formare una barriera di
contenimento dei visceri, hanno un ruolo fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio e della
postura; inoltre, hanno un’importante funzione di stabilizzazione del tronco, in particolare della
parte bassa, e di prevenzione dei
mal di schiena
» spiega l’esperto. «Senza uno sviluppo e un controllo adeguati degli addominali, infatti, la
zona lombare della colonna vertebrale può essere poco sostenuta e il rischio di lombalgia è in
agguato».
Per esercitarli in modo corretto, però, è bene sapere quali sono e come lavorano.
Un po’ di anatomia
I muscoli addominali principali sono il
retto addominale
, gli
obliqui esterni
e
interni
e il
traverso addominale
.
- Il più superficiale è il
retto addominale, un muscolo lungo e piatto, suddiviso in segmenti (i responsabili
della famosa “tartaruga, tanto agognata dai maschietti) che si estende dalle coste al pube. Questo
muscolo consente di flettere la colonna vertebrale.
- Più lateralmente si trovano
gli obliqui, suddivisi in
esterni e interni, che vanno dalla parte inferiore della cassa toracica alle
creste iliache e permettono la flessione laterale del busto e la sua rotazione. Sono caratterizzati
da fibre muscolari oblique disposte in senso opposto negli uni rispetto agli altri.
- Più in profondità c’è un terzo strato di tessuto muscolare, il
trasverso addominale, formato da fibre trasversali, che assiste gli obliqui nelle
loro azioni.
Questi muscoli, nel loro insieme, formano una sorta di “corsetto” che avvolge il tronco, in cui
i vari gruppi muscolari lavorano in modo coordinato per permettere diversi movimenti. «È bene
ricordare, comunque, che i muscoli profondi dell’addome sono più di tipo statico rispetto al retto
e servono più per stabilizzare che per muovere» sottolinea Danelon. Dal punto di vista anatomico,
invece, la distinzione tra addominali alti e bassi che spesso si sente fare in palestra non ha
alcun senso, anche se è vero che alcuni esercizi sollecitano maggiormente la porzione superiore del
“corsetto” mentre altri quella inferiore.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Gli esercizi addominali più adatti
Ma quali sono gli esercizi migliori? «I più indicati sono il classico crunch e le sue varianti,
il crunch inverso e la pedalata, cioè il crunch con torsione degli obliqui» risponde Danelon. «Più
complessi , invece, i leg raises, cioè gli esercizi di sollevamento delle gambe verso l’alto dalla
posizione supina, e quelli di sit-up, in cui si tira su il busto e ci si mette seduti». I
crunch, esercizi di accorciamento della distanza tra bacino e torace, sono non
solo facili da fare, ma anche fra i più efficaci, se eseguiti correttamente.
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1. Per il
crunch classico si parte da sdraiati, con le gambe piegate, le mani dietro la nuca
per sostenere leggermente la testa
2. Solleva il tronco di circa 30° (10 -15 cm) rispetto al terreno, espirando durante la
salita. Per un’esecuzione corretta, zona lombare e glutei devono restare aderenti al pavimento,
mentre le ginocchia devono essere piegate per limitare l’intervento dei flessori delle cosce.
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Questo esercizio permette di allenare soprattutto la parte alta del retto addominale; per
stimolare gli altri gruppi muscolari occorre eseguire le varianti come il
crunch inverso, che consiste nel portare le ginocchia verso il petto sollevando
anche il bacino e concentra lo sforzo sulla parte bassa dell’addome, oppure la pedalata, in cui si
avvicina alternativamente una spalla verso il ginocchio opposto e si fanno così lavorare gli
obliqui. «In linea di principio» precisa però Danelon «anche sit-up e leg-raises non sono
controindicati in assoluto. Il punto è che sono molto più difficili dei crunch e solo chi ha un
ottimo controllo della muscolatura dell’addome riesce a farli in modo corretto. Chi ha addominali
non allenati, invece, rischia di inarcare la schiena a causa dell’incapacità dei muscoli di
contrastare il peso delle gambe, con un conseguente sovraccarico sulle ultime vertebre
lombari».
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1. Per eseguire il
crunch inverso, sdraiati sulla schiena con le braccia lungo il busto
2. Portare le ginocchia verso il petto sollevando anche il bacino e concentra lo sforzo
sulla parte bassa dell’addome
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A cura di: Alessandra Terzaghi
L’allenamento addominale più adatto
In generale, comunque, un’esecuzione corretta è fondamentale per qualunque esercizio per gli
addominali. Occorre controllare la contrazione, fare movimenti lenti senza sfruttare lo slancio e
cercare di mantenere la contrazione costante per tutta la durata della serie. Molto importante è
anche la
respirazione. Si deve espirare durante la fase di contrazione e inspirare in
quella di rilassamento. «Respirare correttamente rende più selettivo ed efficace l’esercizio e
permette una migliore ossigenazione dei muscoli» ribadisce lo specialista.
Ma qual è la
frequenza di allenamento giusta per gli addominali? «L’ideale è 2 o, meglio
ancora, 3 volte alla settimana; meno è inutile» risponde Danelon. «Attenzione, però, anche a non
esagerare. Ammazzarsi tutti i giorni di esercizi può essere addirittura controproducente. Si
rischia infatti il sovraccarico, che può essere causa di infortuni. Molto meglio lasciare uno due
giorni di riposo tra un allenamento e l’altro per permettere alla muscolatura di produrre nuove
fibrille». Infine, altro errore da evitare è quello di ripetere sempre lo stesso esercizio. «Ognuno
ha i suoi pro e i suoi contro» spiega l’esperto; «diversificandoli si riescono a ottenere i
risultati migliori, i muscoli si adattano a stimoli differenti e non accumulano gli stress tipici
di un singolo esercizio».
A cura di: Alessandra Terzaghi
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