17 Maggio 2012
Tempo di "spannolinamento"
Quando togliere il pannolino? Meglio con la bella stagione
Il punto di partenza fondamentale è, come sempre, osservare i propri bimbi, perché saranno
proprio loro a far capire ai genitori quale sia il momento migliore per iniziare a
togliere il pannolino. Intorno ai due anni infatti, quando cioè da un punto di
vista evolutivo il bambino è in grado di controllare gli sfinteri e contemporaneamente ha raggiunto
una certa maturità linguistica che gli permette di comunicare meglio con gli adulti, non sarà
difficile notare che in alcuni momenti, fra un cambio e l’altro, il pannolino rimane asciutto:
pronti, via! È arrivata l’ora x per partire con lo spannolinamento. Senza dimenticare,
naturalmente, di dare un occhio al calendario, perché i principali alleati saranno senza dubbio la
bella stagione e il caldo, capaci di rendere tutto più facile e meno fastidioso sia per il bimbo se
si bagna, sia per la mamma che deve portarsi in borsa i cambi (non meno di tre).
Per non farsi cogliere impreparati, meglio procurarsi per tempo un
vasino: l’ideale sarebbe farlo scegliere direttamente al pargolo fra i tanti che
esistono oggi in commercio, coloratissimi, musicali, con le lucine o il finto rotolo di carta
igienica o addirittura capaci di riprodurre il suono dello sciacquone. Per abituarlo agli slip che
si infilano e sfilano, poi, si può iniziare sostituendo per qualche tempo il classico pannolino
apri e chiudi con quello a mutandina.
Vasino o riduttore?
Naturalmente, siccome per tutti la posizione per apprendere a usare il vasino è da seduti, le
bimbe saranno più avvantaggiate all’inizio, perché anche la loro figura di riferimento, la mamma,
la si puo’ osservare seduta, mentre il papà lo si vede soprattutto in piedi. Tutto cambia quando
dal vasino si passerà al wc. Non che queste siano tappe fondamentali e/o indispensabili: sta alla
scelta dei genitori se optare prima per il vasino o iniziare subito col riduttore. Certo è che il
vasino rende il tutto più giocoso: «per esempio lo si può portare in bagno anche prima dell’inizio
del suo utilizzo affinché il bimbo si abitui alla sua presenza usandolo per i giochi, gliene si
spiega la funzione e si può simulare l’azione con un bambolotto, in modo che il primo approccio sia
essenzialmente ludico» spiega Marina Denti, dottoressa in Psicologia e responsabile educativa dell’a
silo nido di Recco (GE).
In secondo luogo, è bene non affrettare i tempi né farsi prendere dall’ansia se dopo qualche
passo avanti può capitare una piccola retrocessione: meglio sapere fin da subito che ci si deve
armare di pazienza e tranquillità, ogni bambino è un mondo a sé e come per i dentini, i primi passi
e le prime parole ciascuno ha i suoi tempi, e anche in questo caso bisogna rispettare e assecondare
i suoi ritmi.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Iniziare di giorno
Terzo: il pannolino si toglie all’inizio solo di giorno, magari per due ore, poi tutto un
pomeriggio o tutta una mattina e cosi’ via. Si invita più volte durante la giornata il bambino a
sedersi sul vasino per fare pipì senza mai sgridarlo o colpevolizzarlo se si bagna o si sporca. Per
i piccoli è già sufficientemente frustrante ‘essersela fatta addosso’: lasciar correre scherzando
sull’accaduto, rassicurandoli e magari ricordando con tenerezza che il posto giusto è dentro il
vasino. Col tempo, quando il bimbo avrà acquisato autonomia e controllo sul proprio corpo durante
la giornata e magari per qualche volta si trova il pannolino asciutto al mattino si può tentare col
secondo passaggio, lo spannolinamento notturno, abituandolo a fare pipi’ prima di andare a dormire
e subito appena sveglio.
Molti genitori, poi, tendono ad aspettare le vacanze al mare per affrontare la questione,
preferendo lasciare il bimbo in piena nudità: «importante è invece» spiega ancora la psicologa
«lasciare i pargoli bagnati: quindi, sempre mutandine e/o costumino anche in spiaggia perchè il
fastidio li porta ad associare l’assenza del pannolino con la necessità di andare in bagno quando
sentono lo stimolo a fare pipì».
Il ruolo dell’asilo nido
Infine, da non sottovalutare il ruolo educativo dell’asilo nido: «I bambini più piccoli al nido
si trovano a convivere per un certo periodo con quelli più grandi che hanno già tolto il pannolino:
la loro tendenza innata all’emulazione li porterà a essere prima incuriositi dall’autonomia dei
compagni e poi desiderosi di esserlo altrettanto. La comunità ha quindi un ruolo fondamentale».
D’altra parte, le educatrici stesse del nido sono direttamente coinvolte in questa
operazione di spannolinamento e non potrebbe essere altrimenti, dato lo stretto rapporto che
dovrebbe sempre esistere fra le strutture e le famiglie. «Il processo inizia sempre in famiglia,
questo è ovvio» racconta Silvia Piazzi, educatrice responsabile dell’asilo nido A proposito di
Bimbi – La compagnia dei birichini di Milano, «noi qui assecondiamo cio’ che la famiglia ha deciso
e già iniziato a mettere in pratica. In genere, però, si consigia sempre di iniziare alla prima
bella stagione o l’estate immediatamente successiva al compimento dei due anni».
Mai sgridare e colpevolizzare
Altra cosa fondamentale, accanto al divieto assoluto di sgridare il bambino in caso di
insuccesso iniziale, è«non tornare indietro, perché è altrettanto dannoso togliere repentinamente
come rimettere il pannolino solo perché in alcune occasioni il bambino non è riuscito a
trattenersi: il messaggio sarebbe ancora piu’ frustrante dell’essersi bagnato. «Diverso,
certamente, è vedere che il bimbo non riesce proprio a controllare la pipì: in questo caso, forse,
la scelta di iniziare a togliere il pannolino è stata troppo precoce. L’importante è, come sempre,
osservare i segnali che ci inviano i nostri figli, interpretarli e, soprattutto, non far coincidere
o sovrapporre troppi cambiamenti nella vita del bambino durante uno stesso arco di tempo, magari
più o meno traumatici e faticosi da affrontare ed elaborare come la nascita di un fratellino o una
sorellina o la separazione dei genitori. In questi casi è meglio rimandare: l’addio al pannolino
può aspettare!» .
A cura di: Alessandra Terzaghi
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