2 Febbraio 2012
Gelosia del passato
La gelosia di un passato che torna
L’hanno ribattezzata anche
Sindrome di Rebecca, in senso hitchcockiano. È l’ossessione, sia maschile che femminile,
per le relazioni passate del proprio partner. Per fortuna di solito non raggiunge punte di
drammaticità come quelle del film in questione (
Rebecca la prima moglie
, appunto), ma è altrettanto vero che può insinuarsi nel rapporto di coppia, avvelenandone la
quotidianità e finendo per minarne le basi. Il punto sta naturalmente nell’intensità dell’emozione
che si prova: e cioè, nello sconfinamento da un sentimento tutto sommato naturale, in uno ossessivo
e non controllabile. In altre parole,
è quasi fisiologica una certa dose di gelosia del passato coinvolgente - e non condiviso -
del proprio partner. Soprattutto quando questo background comprende “giri di boa”
significativi come un matrimonio o la nascita di un figlio. O ancora quando “l’ex” incarna valori
che lo possono rendere facilmente idealizzabile: quando è molto affascinante, per esempio, o ricco
di qualità, o di prestigio sociale. In situazioni di questo tipo è abbastanza normale nutrire
inizialmente una forma di gelosia verso chi ci ha preceduto. Diverso è se questo atteggiamento
interiore non accenna a diminuire, e anzi da sentimento “sottotraccia” si trasforma in un groviglio
di non-accettazione e sofferenza, da cui non ci si riesce a liberare, una forma di
gelosia patologica e ossessiva.
Fantasmi dal passato
Capita così frequentemente che su
Maldamore.it (il più importante sito
italiano dedicato alle dipendenze affettive e relazionali) si parli esplicitamente dei casi in cui
l’ex diventa di un fantasma minaccioso, una figura onnipresente all’interno della coppia, al punto
da impedire la serenità della nuova storia. In questi casi non solo il passato torna a essere
presente, ma finisce per assumere un’importanza e un’attualità che impediscono di fatto il
passaggio definitivo a una nuova fase della vita. Anche perché una
gelosia ossessiva per le esperienze trascorse può nascondere elementi diversi, e
per comprenderne le dinamiche bisogna spesso risalire molto indietro. Fino a che punto, lo abbiamo
chiesto al
dottor Paolo Quinzi, psichiatra e psicoterapeuta a Roma.
A cura di: Laura Taccani
«La gelosia è un sentimento che tutti hanno sperimentato, ovviamente con varia intensità, e
affonda le sue radici nel rapporto esclusivo che lega il neonato alla madre: un legame di per sé
simbiotico e fusionale. Ogni qualvolta ci si innamora, qualcosa di quell'antica fusione rivive nel
presente, e legittima in qualche modo
il timore di non essere l'unico oggetto delle attenzioni della persona amata.
Naturalmente, più la personalità presenta delle cosiddette “aree di immaturità”, più fortemente
verrà sperimentata questa gelosia. Ecco allora che il fatto di indagare il passato si può
configurare non più come una curiosità (più o meno legittima) nei confronti dell'identità di chi ci
sta di fronte – conoscere più a fondo il proprio compagno è una delle possibili motivazioni
dell'indagine - ma piuttosto come una
non accettazione della sua separatezza». In pratica è come se la persona
tormentata da questo tipo di gelosia dicesse "non posso accettare che lui/lei abbia un passato,
perché significa che noi non siamo sempre stati insieme". Nei casi più estremi, ricorda lo
psichiatra, questa
negazione della diversità di storia dell'altro può portare alla disperata ricerca di
rassicurazioni. E a
deliri di gelosia con conseguenze anche tragiche.
Alti e bassi del presente
Si aggiunga che nella quotidianità della
vita di coppia si è costretti a confrontarsi con difficoltà, routine, inciampi
della vita, disillusioni. Al contrario,
il passato viene spesso silenziosamente idealizzato, collocato su un piedistallo a una
lontananza che ne smussa gli aspetti più spigolosi. Il tempo ridimensiona cioè gli
elementi negativi della relazione che si è conclusa, e
per una persona affetta da insicurezza può diventare insopportabile l’idea che l’altro
abbia ricordi di cui lui non farà mai parte. Prosegue il dottor Quinzi:«Nei momenti di
crisi di coppia, o quando si sperimentano frustrazione e insoddisfazione, è
possibile che si tenda a
percepire il partner come non sufficientemente accuditivo, a immaginare/temere che
sia stato più amorevole nelle sue passate esperienze affettive. L’idealizzazione del passato in
questo caso è anche al servizio di un meccanismo difensivo, che genera sofferenza ma che
paradossalmente tende anche a salvare il partner. Detto in altre parole:
è come se il soggetto si svalutasse, e giustificasse la preferenza che ritiene sia stata
data agli amori del passato. Un po’ quello che, in forme diverse, succede ai bambini
maltrattati: pur di salvare il genitore pensano di essere poco amabili, addirittura responsabili di
quello che succede».
Voltare pagina
Non c’è presente senza accettazione: questo è il software che bisogna installare. Perché la
costruzione di un nuovo rapporto – e soprattutto di un rapporto affettivo adulto - passa prima di
tutto dal
riconoscimento di una alterità del partner. E dunque, ribadisce il dottor Quinzi,
si fonda sull'impossibilità di controllarne tutte le emozioni. «
Una relazione matura e consapevole è basata, per così dire, sul diritto che ognuno abbia
delle "zone d'ombra private" che non possono né debbono essere invase. In questo senso,
anche se dolorosamente, sia il passato che il futuro del mondo degli affetti vengono riconosciuti
come diritti inalienabili della persona. Se vi è questa maturità, le attenzioni e gli atti d'amore
all’interno della coppia vengono maggiormente apprezzati, e rafforzano l’unione perché non sono
considerati come dovuti (in una prospettiva infantile) ma come doni d'amore». E quindi
discrezionali, ma gratificanti più di ogni altra cosa.
A cura di: Laura Taccani
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