13 Gennaio 2012
Sapersi valorizzare
Campionesse dell’autocritica
L’autocritica è uno degli sport in cui le donne riescono a essere medaglie olimpioniche.
Analizzare impietosamente tutti i propri difetti - e possibilmente trovarsene ogni volta di più,
fino a non farsi mancare proprio niente – è la specialità in cui il genere femminile eccelle ed è
seguita (a breve distanza) dalla parallela minimizzazione dei pregi e dei talenti che ci rendono
uniche. Colpa per esempio di Super-Io sovradimensionati, e di una
vita
formato multi-tasking che ci
pretende belle, brillanti, madri/mogli amorevoli, professioniste affermate. La questione è
antica, e anche se negli anni si è fatto molto per scardinare questo tipo di meccanismo, ancora
oggi nonostante progressi e conquiste il software installato nella maggior parte di noi prevede di
nutrire aspettative spesso inarrivabili.
E questo succede sia che si tratti di guardarsi allo specchio e piacersi, che di affrontare un
colloquio di lavoro sicure del proprio valore. Detto ciò, quasi tutte siamo consapevoli che spesso
sarebbe
sufficiente cambiare prospettiva per vedere le stesse realtà in una luce diversa.
Il punto è riuscirci. Lo confermano tanto gli psicoterapeuti quanto i filosofi che si occupano di
counseling:
il nodo principale per cui le donne cercano un colloquio specialistico è il tentativo di
far pace con se stesse e con i propri limiti. Nella stessa direzione vanno i numerosi
corsi di self-help al femminile, i blog seguitissimi che affrontano il problema, le rubriche più o
meno scherzose, e soprattutto la quantità di pubblicazioni dedicate alla valorizzazione di sé, e
impostate come manuali how to do per imparare ad apprezzarsi. Noi ne abbiamo parlato con la
dottoressa Anna Maria Casale, psicologa e psicoterapeuta a Roma.
A cura di: Laura Taccani
Eccesso di aspettative
«La chiave sta tutta in ciò che si pretende. È tipicamente femminile avere
molte attese nei confronti di se stesse ma anche di chi ci sta accanto: in famiglia, sul
lavoro, nei rapporti di amicizia. In particolare, nella nostra società si è portata all’e
stremo la concezione per cui sembra che una donna debba essere necessariamente affascinante,
intelligente e all’altezza delle situazioni. Naturale che, con queste premesse, diventi molto
facile essere colte da un senso di inadeguatezza». L’esempio più eclatante
riguardala propria immagine corporea. Ciclicamente vengono condotte indagini sulla soddisfazione
delle donne per il proprio
aspetto fisico. Gli spunti e i committenti sono diversi, ma i risultati
concordano: la grande maggioranza delle intervistate sa indicare con precisione quelli che
considera i propri punti deboli (la pancia al primo posto, poi fianchi, cosce, seno e fondoschiena)
e in media il 33% si definisce troppo grassa. D’altra parte, l’aspetto positivo è che sempre più
interpellate dichiarino di saper trovare la strada per apprezzarsi e gratificarsi: restando al tema
dell’immagine, può trattarsi di una pausa da concedersi in un centro benessere o in una beauty
farm, della scelta di un vestito che valorizzi il décolleté se il girovita non è dei migliori, o di
un taglio di capelli che slanci la silhouette e doni disinvoltura.
Lo stesso approccio può essere applicato a tutte le sfere della vita. Famiglia, professionalità,
conti con il proprio passato: il principio base è
smettere di sentirsi in dovere di compiacere gli altri, e riuscire a guardarsi in
una luce positiva. Ancora la dottoressa Casale: «Se le donne sono molto brave a criticarsi, per
fortuna conoscono bene anche i propri punti di forza, ed è su questi che ciascuna deve cercare di
far leva, in modo da far ricadere lì le attenzioni proprie e altrui. La cosa importante, per
arrivare alla necessaria visione positiva, è partire da
una sincera autoanalisi che metta in evidenza le nostre qualità (di qualunque tipo
esse siano) e le nostre inevitabili debolezze. Non è sicuramente un’operazione facile, ma è il
primo passo fondamentale per apprezzare ciò che di bello e positivo c’è in noi, puntando su quello
e nello stesso tempo provando a migliorarci dove ce n’è davvero bisogno».
Sentirsi competenti
Volersi bene e apprezzarsi, precisa la dottoressa Casale, è un obiettivo che
sembra scontato, ma al contrario si conquista con un processo impegnativo. Possibile e soprattutto
molto soddisfacente. «
Per rafforzare la propria autostima bisogna acquisire delle nuove abitudini mentali, che
diano la possibilità di percepirsi competenti, capaci. Solo questo tipo di atteggiamento
positivo fornisce la possibilità di avere un rapporto sano e lineare con se stesse, e di
conseguenza con gli altri». In questo senso è decisivo
trovare il punto di equilibrio tra presente e passato: ossia dare spessore a
quello che si è realizzato (senza sminuirlo o considerarlo scontato) e nello stesso tempo guardare
indietro con lucidità per capire cosa si è perso per strada. E poi il passo successivo:
se gli obiettivi mancati sono ancora importanti per noi, e sono raggiungibili, decidere se
vale la pena concentrarci su quelli e dedicare meno energie al resto. Viceversa, se gli “
appuntamenti saltati” sono vissuti come rimpianti fine a se stessi, lo scarto sta nell’arrivare
alla consapevolezza che è inutile farsene un alibi o lasciarli perennemente in stand by, come
parametro di frustrazione inutile. Meglio concentrarsi ancora una volta su quello che merita di
essere valorizzato. Conclude la psicoterapeuta: «Si possono compiere semplici passaggi per dare una
dimensione adeguata ai problemi. Per esempio, è utile
attenuare con autoironia i propri difetti
. Dirsi apertamente che si può essere orgogliose dei traguardi raggiunti. Chiedersi
se si sta dando il giusto valore alle cose o se si tende invece a ingigantirle. Ma
soprattutto,
credere in se stesse sempre e in quello che si sta facendo. Con onestà e con
impegno».
A cura di: Laura Taccani
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