Acne a 30 anni? Può succedere!

Acne e adolescenza, un binomio da sfatare? “In un certo senso sì” risponde il prof. Giuseppe Monfrecola, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, “perché il problema non affligge solo i teenager, ma può riguardare anche gli adulti, fin oltre i 30 anni. E quando è tardiva, l’acne è una prerogativa più che altro del gentil sesso”. Si possono avere situazioni diverse. “C’è chi l’aveva da ragazzina e si trascina il problema fino all’età adulta, chi – ed è il caso più frequente – l’aveva risolto ma si trova poi alle prese con una recrudescenza intorno ai 25-30 anni e anche chi, pur avendo magari la pelle un po’ grassa, ma non ne aveva mai sofferto prima” spiega il dermatologo.

 

Le cause dell’acne tardiva

Ma perché si possono avere ancora i brufoli anche ‘da grandi’? “Le cause potrebbero essere molteplici” dice Monfrecola. “Una delle ipotesi è che oggi, nei Paesi ad alto tenore di vita, la specie umana tenda a invecchiare più lentamente rispetto all’età cronologica, per cui una donna di 30 anni ha in realtà un’età biologica di 8-10 anni in meno rispetto a una sua coetanea vissuta un secolo fa. Ma potrebbero essere in gioco anche fattori esterni: si è visto, infatti, che molte donne colpite dal problema sono forti fumatrici e c’è uno studio sul British Journal of Dermatology che evidenzia un nesso tra una certa forma di acne tardiva e il fumo di sigaretta. Inoltre, l’uso di creme ipernutrienti per il terrore delle prime rughe – magari ottime, ma formulate per pelli mature – può contribuire alla comparsa dei comedoni perché si tratta di prodotti che possono risultare eccessivamente grassi per una pelle giovane, ancora capace di produrre abbastanza sebo di suo. Infine, in alcuni casi l’acne tardiva può essere associata a problemi di natura ormonale, quali alterazioni del ciclo, presenza di microcisti ovariche, crescita eccessiva di peli superflui”. E l’alimentazione? “Pare non abbia un ruolo così importante” rassicura il dermatologo. “Non ci sono studi che dimostrino un nesso tra l’acne ‘dei grandi’ e specifici alimenti come insaccati e cioccolato, anche se il buon senso vuole che sia meglio non eccedere con i grassi a tavola”.

 

Ghiandole sebacee ipersensibili

Quali che siano le cause specifiche dell’acne tardiva, il meccanismo alla base di questo inestetismo è analogo in una quindicenne e in una trentenne. “L’acne compare perché le ghiandole sebacee secernono quantità eccessive di sebo e tendono poi a infiammarsi anche per la compartecipazione del Propionibacterium acnes, un batterio non infettivo che le abita. Queste ghiandole, sia nell’uomo sia nella donna, sono regolate dagli androgeni, gli ormoni sessuali maschili. Nella maggior parte dei casi, l’acne, sia tardiva sia adolescenziale, non dipende da un eccesso di androgeni, ma dal fatto che le ghiandole sebacee risultano ipersensibili allo stimolo ormonale” spiega lo specialista. Se il meccanismo è analogo, la presentazione, invece, è un po’ diversa. “L’acne tardiva, infatti, si manifesta per lo più solo sulle zone basse del viso: dalle mandibole fino ai lati del collo, coinvolgendo qualche volta anche le guance e poco nulla la fronte. Inoltre, si formano più che altro comedoni chiusi (microrilievi del colore normale della pelle, non infiammati e senza il punto nero) e papule arrossate (rilievi arrossati), molto più raramente le classiche pustole, frequenti invece negli adolescenti” conferma l’esperto.

 

Come si cura l’acne tardiva?

“La terapia dell’acne tardiva è sostanzialmente la stessa della forma adolescenziale e varia a seconda della gravità del problema” risponde Monfrecola. “Nelle forme più lievi può bastare un trattamento locale con retinoidi (derivati della vitamina A) in crema o in gel, molto utili per far migliorare gradualmente i comedoni, a cui si possono associare benzoilperossido o una crema antibiotica. Questi prodotti vanno usati con costanza e regolarità, almeno una volta al giorno e preferibilmente di sera, perché possono provocare secchezza, arrossamento e una lieve desquamazione. Il medico potrà allora associare creme idratanti con una formulazione ad hoc da applicare la mattina per contrastare questi effetti collaterali. Se ci sono molte papule arrossate, è utile aggiungere un ciclo di 6-8 settimane di antibiotici per bocca (limeciclina o minociclina), non perché ci sia un’infezione in atto, ma per ridurre l’infiammazione”.

 

Quanto tempo ci vuole per risolvere il problema?

“Bisogna avere un po’ di pazienza e non aspettarsi miracoli in pochissimo tempo, ma in molti casi, seguendo scrupolosamente la terapia per 3-4 mesi, l’acne se ne va, anche se poi occorre seguire un trattamento di mantenimento” spiega il dermatologo. “Nelle forme particolarmente resistenti o quando l’acne si accompagna ad alterazioni del ciclo mestruale o altri problemi ormonali si può ricorrere anche alla pillola contraccettiva. Non una qualunque, ma che contenga estrogeni a basso dosaggio e un progestinico in grado di contrastare l’azione degli androgeni. Per finire, nei casi più ostinati, si può usare isotretinoina per via orale, un derivato dalla vitamina A molto efficace, che va assunto però sotto stretto controllo del dermatologo perché in caso di gravidanza può causare malformazioni fetali”.

 

COSA FARE

  • Rivolgersi sempre al dermatologo per inquadrare correttamente il disturbo: non sempre ‘avere i brufoli’ è sinonimo di acne.
  • Utilizzare creme idratanti non comedogeniche contro la secchezza e la disidratazione indotte dai farmaci antiacne.
  • Per il make-up, orientarsi su prodotti “oil free”. Sono preferibili i trucchi fluidi e i compatti in polvere.
  • Adottare uno stile di vita sano; non guasta, con un’alimentazione bilanciata e ricca di frutta, verdura e pesce, pochi dolci e grassi. Limitare gli alcolici.

COSA EVITARE

  • Non schiacciare comedoni e papule.
  • No alle cure fai da te; le terapia deve essere sempre prescritta dal dermatologo.
  • Evitare il fumo.

 

 

A cura di: Alessandra Terzaghi (2012)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 4 febbraio 2019

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