Cellulite: un aiuto dagli integratori

La cellulite è nota per essere l’inestetismo più politically correct fra tutti: non guarda in faccia (e soprattutto dietro…) nessuna e affligge le ragazzine come le donne adulte, le sovrappeso come le longilinee. E infatti ogni anno, a primavera avanzata, la maggior parte delle appartenenti al sesso femminile iniziano ad agitarsi per la prova costume.

Spesso però il risultato di questa ansia da ultimo minuto è un affannarsi troppo disordinato e discontinuo per sortire dei risultati: diete improvvisate, massaggi saltuari, creme e altri rimedi usati senza cognizione di causa. Mentre il dato fondamentale è che la cellulite è una patologia che dipende da un insieme molteplice di fattori (congeniti e/o dovuti allo stile di vita) e richiede strategie mirate e sinergiche. Il primo passo fondamentale resta naturalmente una sterzata in positivo al proprio stile di vita, che preveda più attività fisica, divieto d’accesso ai cibi confezionati e ai superalcolici, no ai tacchi troppo alti o troppo bassi che fanno malissimo alla circolazione delle gambe, eccetera eccetera: un dacalogo sempre ripetuto ma poche volte messo in pratica. In molti casi poi, e a maggior ragione se la situazione è ormai degenerata, non sono sufficienti questi accorgimenti ed è necessario – sempre dopo il consulto con uno specialista – abbinare specifici prodotti anticellulite e trattamenti che agiscano in modo specifico. Un ruolo importante lo svolgono gli integratori alimentari, che possono aiutare a porre rimedio agli squilibri del microcircolo e a un metabolismo non ottimale di glucidi e lipidi.

Prima di tutto bisogna però capire meglio di cosa parliamo quando diciamo cellulite. Abbiamo chiesto di fare chiarezza alla dottoressa Tiziana Semplici, medico chirurgo a Milano, specialista in Gastroenterologia e Nutrizione, esperta in Omotossicologia. «La cellulite (il termine medico per definirla è Pannicolopatia Edemato-Fibrosclerotica, o PEF) è una patologia che colpisce il tessuto adiposo, localizzato al di sotto del derma e dunque in una zona molto vascolarizzata e innervata. Quando questo tessuto diventa ipertrofico gli adipociti si alterano: le membrane cellulari si rompono e determinano una diffusione dei trigliceridi nei tessuti circostanti, innescando fenomeni infiammatori che coinvolgono tutte le strutture: vasi, fibre collagene, cute… I livelli di coinvolgimento di questa architettura rappresentano proprio i vari stadi della cellulite». Questo significa che, mentre normalmente il tessuto adiposo è ben irrorato, la membrana degli adipociti integra e gli scambi metabolici ben funzionanti, con il progredire della patologia le conseguenze si fanno sentire in ambiti diversi.

Cellulite step by step
Come ogni patologia, anche la cellulite degenera in modo progressivo se non si interviene tempestivamente per curarla. Riassume ancora la dottoressa Semplici: «Nella fase iniziale (edematosa) l’infiammazione determina cambiamenti reversibili caratterizzati da edema, e da un’iniziale alterazione dell’irrorazione sanguigna. I vasi presentano un’anormale permeabilità della parete, che causa trasudazione del plasma, ristagno e accumulo negli spazi interstiziali. In questa fase la pelle comincia a diventare più pastosa e meno elastica. Se l’accumulo continua, si passa alla seconda fase (fibrosa): aumentano i fenomeni infiammatori e le fibrille reticolari che si trovano intorno agli adipociti crescono di numero e di spessore, causando un peggioramento dell’attività del microcircolo. Diminuiscono quindi gli scambi, e si determina un ristagno di tossine che condiziona l’aspetto della pelle – via via più pallida, fredda e pastosa – mentre incominciano a manifestarsi le parestesie, cioè le alterazioni della sensibilità cutanea. Una terza fase (sclerotica) è poi associata alla comparsa di micronoduli che racchiudono il microcircolo e gli adipociti, ostacolando gli scambi metabolici. Questo innesca la sclerosi del connettivo del derma, un’ipercheratosi della zona interessata e una conseguente scarsa ossigenazione. A questo punto la pelle assume il celebre aspetto a buccia di arancia, e duole alla palpazione. Vi è infine una fase successiva, che vede le micronodulazioni aumentare fino a formare estese zone conglobate, riconoscibili al tatto, molli e dolenti. Compaiono delle striature e delle sensazioni di dolore spontaneo, mentre palpando si rilevano facilmente sia noduli singoli che conglobati».

Questione di ormoni
Anche gli ormoni – e gli estrogeni in particolar modo – giocano un ruolo importante nella formazione della cellulite, perché influiscono sull’accumulo del grasso in alcuni punti strategici come glutei, fianchi e cosce. Un esempio classico è quello della pubertà, ma anche in altre fasi della vita possono insorgere situazioni di iper-estrogenismo, con comparsa o accentuazione della cellulite. «Gli equilibri e gli squilibri ormonali», puntualizza la dottoressa Semplici, «vanno affrontati considerando non il singolo ormone ma tutto il network. Nel processo è coinvolta la tiroide, che in caso di eccesso di estrogeni  viene rallentata con conseguenze sul metabolismo. Si determina anche una ipofunzione surrenalica, con conseguente alterazione nella produzione di cortisolo , e quindi con la ritenzione di liquidi abbinata a una maggiore tendenza all’infiammazione (un fattore decisivo per la PEF). Infine, il rallentamento tiroideo è all’origine di un accumulo di grassi dovuto a una difficoltà nella lipolisi, cioè nel loro scioglimento». Tutte ragioni per cui, oltre a instaurare un corretto regime alimentare e un adeguato stile di vita, possono essere necessarie eventuali integrazioni nutrizionali, da valutare sempre – come si diceva – insieme al medico di riferimento.

 

Integratori anticellulite ad hoc
Se quindi all’origine della cellulite c’è uno squilibrio nella microcircolazione capillare, per contrastarla è fondamentale intervenire sulla permeabilità dei vasi e “spegnere” lo stato infiammatorio. Ecco allora che l’assunzione di integratori che possano migliorare il tono dei vasi permette di avere un effetto drenante a livello del tessuto sottocutaneo. Sempre la dottoressa Semplici: «Sono utili le sostanze ad azione diuretica che migliorano il sistema vaso-linfatico, riducono gli stati edematosi e facilitano l’eliminazione delle scorie metaboliche. Tra gli ingredienti più attivi da questo punto di vista si possono segnalare il gambo d’ananas, il tè verde, l’equiseto, la linfa di betulla. Per un’azione vaso-protettiva sono ottimi l’ippocastano, il mirtillo, la vite rossa e la centella asiatica. Mentre per l’effetto anti-infiammatorio, il meliloto». Tenuto conto della complessità della patologia, conclude, è importante considerare lo stato generale della paziente, valutando il livello di stress, di ossidazione e lo stato di salute della membrana cellulare. Così da scegliere la terapia sistemica e locale adeguata a risolvere il problema.

 

A cura di: Paola Fantaguzzi

 

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