Chi ha detto che il sole fa male?

Per anni i raggi UVA e UVB hanno goduto di una pessima fama, complice una grossa fetta del mondo medico e mediatico. Ma oggi la scienza è costretta, almeno in parte, a correggere il tiro.
Perché se è vero che la parola d’ordine di ogni estate – “proteggetevi dal sole” – continua ad avere una sua ragion d’essere in termini di salvaguardia dall’invecchiamento precoce e da alcune patologie cutanee talvolta anche gravi, è altrettanto vero che sono sempre più numerosi gli studi che fanno emergere dall’ombra insospettabili vantaggi per la salute legati proprio all’esposizione ai fatidici raggi Ultravioletti. Benefici talvolta sorprendenti e paradossali: chi poteva immaginare che il nemico n. 1 per la pelle potesse aiutarla a riparare i suoi danni invece che danneggiarla?
E chi poteva anche solo ipotizzare che la tintarella intelligente avesse un ruolo protettivo dai tumori alla prostata, al seno e al colon-retto?
È chiaro come il sole che, come al solito, è una questione di misura: le scorpacciate di raggi non possono che attentare alla salute e alla bellezza a qualunque età e latitudine. Ma il “sole sicuro” è una sorta di medicina ad ampio spettro.
Parola di esperto.

Ne parliamo con il professor Antonino Di Pietro**, Specialista in Dermatologia e Venereologia, Dermatologo Plastico a Milano, presidente dell’I.S.PL.A.D. (International Society of Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology).

 

Il sole stimola l’organismo a produrre vitamina D, sostanza indispensabile per l’assorbimento del minerale più prezioso per la salute delle ossa: il calcio. Ecco perché il Centro di riferimento regionale per l’osteoporosi del Veneto ha eletto l’esposizione ai raggi Uv quale terapia naturale di prima scelta per contrastare l’estrema fragilità a cui va incontro la massa ossea con l’età, dopo la menopausa.
Ma questa vitamina riserva ben altre sorprese. Secondo uno studio del Dipartimento di Medicina ed Endocrinologia dell’Università di Boston (Usa), avallato anche da specialisti italiani, la concentrazione che la vitamina D raggiunge dopo un paio d’ore di esposizione solare potrebbero dimezzare il rischio di cancro a prostata, seno e colonretto. Merito sarebbe della sua capacità di agire in modo positivo su vari tessuti ed esercitare un’azione antinfiammatoria e antimetastatica.
La cartina di tornasole di questi risultati arriva dal Regno Unito, dove un professore inglese ha ipotizzato che la carenza di vitamina D nel 30-50% della popolazione inglese potrebbe spiegare la maggiore incidenza di tumori a seno, prostata, colon e ovaie.

 

Professor Di Pietro, che legame c’è tra vitamina D e raggi del sole?

Il legame tra vitamina D e raggi del sole riguarda prima di tutto la salute del nostro apparato scheletrico e delle ossa. Questa vitamina, infatti, è essenziale per la sintesi del tessuto osseo e i raggi solari stimolano l’organismo a sintetizzarla. Ecco perché una corretta esposizione al sole si rivela fondamentale per l’organismo.
D’altra parte noi siamo animali diurni! Per noi il sole è vitale come l’acqua, l’aria che respiriamo… ma così come sarebbe impensabile bere in una giornata 50 litri d’acqua, così dobbiamo pensare che anche troppo sole fa male.
Nelle giuste quantità, però, è indispensabile per la vita dell’uomo. Lo ripeto: il sole stimola la produzione di vitamina D e quest’ultima è indispensabile per l’assorbimento del calcio, il minerale chiave per la formazione delle ossa e dei denti. Non per niente, chi prende poco sole rischia di essere rachitico…

 

E’ vero che la vitamina D ha un ruolo nella prevenzione di altre patologie, quali il tumore a prostata, seno, colon-retto e persino del diabete?

Sì, conosco questi studi e aggiungo: sembra che la vitamina D e, dunque, il sole abbiano un ruolo importante anche per la salute della pelle. L’attivazione del metabolismo del calcio grazie ai raggi ultravioletti UV, infatti, sembra rendere l’epidermide più forte. Sono in corso una serie di studi sul ruolo della vitamina D e del calcio nella prevenzione dai tumori cutanei. Questo minerale fortifica la parete cellulare, le membrane cellulari e, di conseguenza, l’intero tessuto cutaneo. Tanto è vero che è allo studio l’ipotesi che chi prende poco sole corra un rischio più elevato di sviluppare un tumore cutaneo, ipotesi nata dall’osservazione che molti tumori della pelle insorgono in zone del corpo sempre coperte. È vero, dunque, che l’eccesso di sole fa male, ma non bisogna neppure cadere nell’eccesso opposto!

 

Come fanno i raggi UV a superare la barriera della pelle, raggiungendo gli organi ed esercitando un’azione difensiva dai tumori?

La cute non è solo un involucro “passivo”. Produce le citochine, sostanze fondamentali, che raggiungono i vari organi e attraverso le quali la pelle trasmette una serie di “ordini” a tutto l’organismo. È possibile che una corretta esposizione al sole possa inviare, proprio grazie alle citochine, il comando di mantenere sani tutti gli organi, dal pancreas, allo stomaco, ai visceri, alle ossa. Un’eccessiva o una scarsa esposizione, invece, potrebbe mandare in circolo citochine “errate”, che potrebbero danneggiare quegli organi.

Il rapporto tra sole e pelle è forse quello più ambivalente. Da un lato, anni di campagne informative hanno diffuso nella popolazione la conoscenza dei rischi per la cute legati all’abbronzatura selvaggia. Dall’altro, è ampiamente sfruttato il potere terapeutico del sole “a dosaggi controllati” contro molte patologie.
Uno studio della Stanford University (USA) mette un peso da novanta sul piatto della bilancia dei pro. Secondo i ricercatori americani, la vitamina D prodotta in virtù di un’esposizione solare moderata sarebbe in grado di attivare automaticamente un processo auto-riparativo dei danni cutanei, promosso dal sistema immunitario.
In altre parole, i bagni di sole senza eccessi avrebbero il vantaggio di stimolare la produzione di una vitamina preziosa per la salute senza lo svantaggio di danneggiare la pelle.

 

Per anni ci siamo sentite dire “attenzione, il sole fa male alla pelle”, ma sembra che la scienza stia ridimensionando anche questo aspetto: qual’è la sua posizione?

Sono sempre stato considerato un dermatologo “solare”, perché non mi sono mai schierato in maniera barbara contro il sole, perché l’ho sempre giudicato un elemento fondamentale per la nostra vita. E ora vedo che ho fatto bene…

 

In che modo e in che misura il sole può far male o bene alla pelle?

Un indice infallibile è quello che chiamo “del sano piacere“. Dopo un inverno rigido, ci si siede in un bar all’aperto e si assapora la sensazione piacevole di essere riscaldati dai raggi del sole… questo è un buon segnale, un indice che il sole fa bene.
Bisogna imparare ad ascoltare tutte le sensazioni inviate dal proprio corpo, distinguendo quelle giuste da quelle sbagliate.

Quando il sole inizia a diventare dannoso? È l’organismo stesso suggerircelo: quando iniziamo a sentire caldo, a non provare più piacere.
C’è sempre un momento in cui scatta il danno, provocato sempre da una dose eccessiva di sole, che saremmo perfettamente in grado di riconoscere, semplicemente ascoltando le sensazioni soggettive di fastidio inviate dal corpo. Non esiste, dunque, un orologio che indichi con precisione quanto stare sotto il sole.
Esistono, però, tempi d’esposizione standard diversi a seconda del tipo di pelle, cioè del fototipo, che sarebbe meglio rispettare, anche se non c’è niente di più affidabile delle proprie sensazioni.

 

La cute va comunque protetta dal solleone?

Certo. In teoria, se fossimo così bravi e prudenti da metterci al riparo dal sole non appena percepiamo i primi fastidi, potremmo fare a meno della crema.
In pratica, è meglio proteggersi con uno schermo solare, che ci fa stare più tranquilli, anche se non difesi al 100%. Non sono solo i raggi ultravioletti, infatti, a rappresentare un potenziale rischio per la pelle. Ci sono anche i raggi infrarossi, cioè raggi termici o radiazioni, che passano attraverso i corpi e che non possono essere bloccati da fattori fisici o chimici. Per capirci: gli infrarossi sono quelli che fanno cuocere il pesce al cartoccio…

Le radiazioni termiche aumentano la temperatura delle nostre cellule, mandando in ebollizione il citoplasma e danneggiandole. Molti studi mostrano quanto l’azione degli infrarossi sia colpevole dell’insorgenza dei tumori cutanei: questi raggi scaldano le cellule, le mandano in tilt e aprono le porte allo sviluppo di cellule tumorali. Le creme solari schermano dagli UV, ma non dagli infrarossi e noi rischiamo di fare la fine del pesce al cartoccio!

 

Che fare per evitare di fare questa brutta fine?

Una cosa che non costa nulla: rinfrescare spesso la pelle. Visto che il nemico, in questo caso, è il calore causato dagli infrarossi, per difendersi basta utilizzare dell’acqua nebulizzata spruzzata spesso sulla pelle, semplice gesto che abbassa subito la temperatura cutanea.

 

Quali sono le patologie cutanee per le quali il sole rappresenta un’arma terapeutica?

Prima di tutto la psoriasi, ma anche la dermatite seborroica e gli eczemi. I bambini che soffrono di eczema atopico al mare migliorano, così come chi ha l’acne. Il sole restituisce un po’ di equilibrio alla cute colpita da tutte questa patologie. Ma occhio a non esagerare.

L’eccesso di sole, per esempio, è per l’acne un boomerang: un po’ di raggi UV hanno effetti benefici, ma se la pelle si surriscalda troppo, l’acne peggiora, perché il calore dilata i vasi sanguigni e fa arrivare più sangue nella pelle e nel sangue ci sono più ormoni androgeni (maschili), i quali stimolano le ghiandole sebacee. Così la pelle diventa più grassa.

Le prime giornate soleggiate primaverili mettono tutti (o quasi) di buonumore: si esce di casa più volentieri, ci si sente più forti e ottimisti, si sta con maggiore piacere all’aria aperta. Ma la luce del sole fa molto di più, meritandosi la fama di antidepressivo naturale. Un potente antidepressivo… ma senza effetti collaterali.

 

Dal corpo alla mente: il sole è un noto antidepressivo generosamente regalato da madre natura. In virtù di quale meccanismo?

Basta pensare al piacere che ognuno di noi prova a ricevere i primi raggi del mattino di una giornata di primavera. Sentiamo il tepore e quel tepore è energia. Ogni volta che sentiamo calore vuol dire che delle radiazioni hanno raggiunto le cellule e che hanno fatto vibrare particolari molecole.

 

Al di là del piacere soggettivo, non c’è anche il fattore biochimico?

Sicuramente, il senso di benessere che arriva dal sole stimola il rilascio di alcuni mediatori chimici, che ci fanno stare bene. Il meccanismo è il seguente: le radiazioni, che sono onde, inducono delle vibrazioni molecolari, che vengono captate dalle cellule nervose, che a loro volta stimolano il rilascio di determinati mediatori, capaci di agire sulle terminazioni nervose, le quali inducono sensazioni di benessere e di piacere.
Questi mediatori sono le famose endorfine, gli ormoni della felicità.

 

Come prendere il sole per il verso giusto

Assodato che la “sfera infuocata” porta con sé tanti benefici per la salute, il sole va comunque preso con intelligenza: cosa significa in concreto, oltre ad applicare spesso una protezione solare ed evitare le ore più calde della giornata?
Risponde il professor Di Pietro: “Significa ascoltare sempre le sensazioni del proprio corpo: non appena si sentono i primi segnali di fastidiio, anche sotto l’ombrellone, fare una pausa. Non dimentichiamoci che il calore dei raggi infrarossi ci raggiunge anche sotto l’ombrellone… E poi rinfrescarsi spesso: sotto la doccia, sotto la fontana o semplicemente spruzzandosi addosso un po’ d’acqua nebulizzata. Infine alternare spesso momenti al sole e momenti all’ombra”.

 

 

**Il prof. Antonino Di Pietro è Specialista in Dermatologia e Venereologia, Dermatologo Plastico a Milano, Presidente dell’I.S.PL.A.D. (International Society of Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology) nonché Fondatore e Direttore Scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita-Cutis a Milano. Il prof. Di Pietro è autore e co-autore di innumerevoli libri e articoli pubblicati con le più prestigiose riviste e case editrici scientifiche nazionali e internazionali.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi (2009)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 3 luglio 2019

 

 

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