Cicatrici e cheloidi

Cicatrici e cheloidi: tutto ciò che c’è da sapere: che cosa sono, quali sono le differenze, come possono essere trattati, etc. Ne parliamo con la D.ssa Antonella Colombo, specialista in Dermatologia e Venereologia presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano.

 

Cicatrici e cheloidi- EsseredonnaonlineD.ssa Colombo, che cosa sono esattamente le cicatrici?
E in cosa si differenziano dai cheloidi?

Una cicatrice si forma come reazione fisiologica a a qualunque danno subito dalla pelle, e in particolare dal derma e dalla giunzione dermo-epidermica, a causa di traumi, ferite, ustioni, etc. In alcuni casi – per fortuna una minoranza – il processo di guarigione può sconfinare in una situazione patologica in cui si ha una produzione anomala ed eccessiva di tessuto cicatriziale fibrotico. Può comparire allora una cicatrice ipertrofica oppure un cheloide, che si distinguono innanzitutto per l’estensione. La cicatrice ipertrofica, infatti, non oltrepassa i confini della lesione su cui si è formata, mentre il cheloide tende a crescere in modo esagerato, diventando anche molto più grande della lesione originaria e invadendo i tessuti vicini. Inoltre, mentre col tempo la cicatrice ipertrofica ‘matura’ in modo spontaneo, si schiarisce e tende ad appiattirsi e ammorbidirsi, il cheloide in genere non regredisce ed è irreversibile. Per tutti questi motivi, il cheloide risulta anche più difficile da trattare. Ci sono poi le cicatrici atrofiche, che, a differenza delle due precedenti, hanno un aspetto scavato e depresso rispetto alla cute circostante. Tipicamente, queste lesioni sono, per esempio, lo sgradevole ricordo lasciato dall’acne.

 

Il danno è solo di tipo estetico?

Nel caso delle cicatrici ipertrofiche e atrofiche, in genere sì. Il cheloide, invece, essendo molto più duro, può essere doloroso, prudere, tirare, e in alcune sedi, per esempio quando si forma vicino a un’articolazione, può anche causare un danno funzionale perché, tirando la pelle, può limitare e ostacolare il movimento.

 

Il rischio di ritrovarsi con un brutto cheloide è uguale per tutti?

No. La tendenza a formare cheloidi è scritta nel DNA e ci sono quindi persone predisposte geneticamente a svilupparli. Ne è la prova anche il fatto che questo grave inestetismo è più comune in alcune razze, cioè i neri e gli asiatici. In questi soggetti possono formarsi anche cheloidi spontanei (non in conseguenza di una lesione) sulla nuca, e in tal caso bisogna escludere che si tratti di qualcos’altro, per esempio una patologia tumorale. Inoltre, c’è una certa familiarità, per cui chi ha un parente che ha sviluppato cheloidi avrà a sua volta maggiori probabilità di formarli. Va detto, poi, che il rischio non è uguale in tutti i momenti della vita ed è più alto durante l’adolescenza e in gravidanza.

 

Ci sono zone in cui i cheloidi si formano più facilmente rispetto ad altre?

Sì, la sede più colpita è tipicamente la parte alta del tronco. Per esempio, un’area in cui tendono a svilupparsi cheloidi, anche in chi non ha una predisposizione particolare, è il decolleté. È quindi sconsigliabile togliere un neo da questa zona solo per motivi estetici. Altri punti a rischio sono il collo e le orecchie. Nelle persone fortemente predisposte possono formarsi, infatti, brutti cheloidi quando si fanno i buchi nelle orecchie o un piercing. Prima di sottoporsi a pratiche di questo tipo a o a piccoli interventi di chirurgia estetica in sedi notoriamente a rischio bisogna quindi pensarci bene e, soprattutto se già si sa di essere predisposti, mettere in atto una serie di misure per prevenirne la formazione. Un conto è togliere un neo che rischia di trasformarsi in un melanoma, un conto è farlo solo per questioni estetiche..

 

Dunque, le cicatrici ipertrofiche e i cheloidi si possono prevenire?

Entro una certa misura sì, con qualche distinguo. Mentre la tendenza a formare cheloidi è determinata geneticamente, la formazione di una cicatrice ipertrofica, che in parole semplici potremmo definire come una cicatrice “venuta male”, in genere è il risultato di una cattiva gestione della lesione. Per esempio, in presenza di una ferita (involontaria o legata a un intervento chirurgico) che richiede punti di sutura, se non si presta attenzione e non si fa prevenzione nei giorni successivi alla lesione, è facile che la cicatrice diventi esteticamente sgradevole. Per evitarlo, occorre medicare bene la ferita tutti i giorni, e tenerla sotto controllo. Inoltre, se ci sono i punti non va bagnata e bisogna applicare gli Steri-Strip, cerotti di polipropilene o poliestere, atossici e anallergici, che ne tengono uniti i lembi. Molto importante per una buona cicatrizzazione è anche non sottoporre la ferita a stiramenti fisici, evitare per esempio di fare sport e tutte quelle situazioni in cui i margini, sottoposti a tensione, potrebbero riaprirsi.

Chi sa di essere a rischio di sviluppare cheloidi dovrebbe poi associare a queste misure preventive anche l’utilizzo di creme al silicone o cerotti di silicone trasparente da applicare sulla ferita per tenerla schiacciata. Inoltre, un accorgimento sempre valido per tutti è quello di evitare traumi o interventi chirurgici non necessari e di intervenire precocemente per prevenire una cicatrizzazione abnorme (tranne in alcuni casi in cui occorre aspettare che il cheloide si sia stabilizzato).

 

Una volta formati, come si possono trattare cheloidi e cicatrici ipertrofiche?

Di fronte ai cheloidi, a volte i chirurghi propongono l’intervento di asportazione, che tuttavia potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male perché nei soggetti predisposti potrebbe formarsi una nuova cicatrice cheloidale, più grossa ed estesa della precedente. Nella maggior parte dei casi è meglio un approccio più conservativo. In prima battuta si ricorre a iniezioni intralesionali di steroidi, che limitano la formazione della fibrosi e appiattiscono il cheloide, rendendolo meno evidente. Nei casi più fortunati può bastare una sola infiltrazione; negli altri si fa un ciclo di iniezioni ogni 3-4 settimane per un periodo ben definito Questo trattamento funziona abbastanza bene, ma deve essere fatto da mani esperte, perché se si esagera con il dosaggio il cheloide può riassorbirsi troppo e diventare una cicatrice atrofica. Inoltre, si può effettuare una compressione meccanica, così come si fa in fase di prevenzione, con fogli adesivi di silicone. Questi prodotti sono molto diffusi perché costano relativamente poco, non sono invasivi e hanno pochi effetti collaterali. Tuttavia, i risultati sono variabili e tali presidi sono indicati soprattutto per alleviare prurito e fastidio nei pazienti con cheloidi stabili e per prevenire le recidive. In alcuni casi, si utilizza anche il laser (laser a CO2 o dye lser) che appiattisce il cheloide rendendolo gradualmente meno visibile.

 

Come si interviene nei casi più complessi?

Cheloidi molto grandi o resistenti alle terapie conservative vengono rimossi chirurgicamente e poi si procede con radioterapia o la crioterapia con l’azoto liquido per evitare che si riformino. Con la radioterapia si ottengono buone percentuali di successo, ma la si usa in casi selezionati a causa dei possibili effetti collaterali. La crioterapia ha, invece, lo svantaggio di provocare ipopigmentazione e non si può quindi proporre a chi ha la pelle scura.
Per quanto riguarda le cicatrici ipertrofiche, se sono veramente brutte, si può intervenire chirurgicamente, altrimenti si usano anche in questo caso le infiltrazioni di cortisone, mentre la compressione meccanica funziona poco, a meno di intervenire subito. Va detto che per tante cicatrici ipertrofiche particolarmente brutte, purtroppo, c’è poco da fare. Ecco perché è importante giocare d’anticipo e cercare di prevenirle. Ma le cicatrici patologiche più difficili da trattare in assoluto sono quelle atrofiche. Contro questo inestetismo, ancora oggi il dermatologo ha poche armi a disposizione. Quelle più usate e più efficaci sono il laser resurfacing, che leviga il viso e appiana la superficie cutanea e i peeling chimici, da eseguire ambulatorialmente solo da dermatologi esperti.

 

 

La D.ssa Antonella Colombo è Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia.
Esperta in malattie autoimmunitarie e nella diagnosi dei nevi e delle altre lesioni cutanee, è medico borsista presso la Clinica Dermatologica dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Dal 2010, è Medico collaboratore della Fondazione ANT Onlus, per lo screening e la diagnosi precoce del melanoma e degli altri tumori cutanei. Autrice di pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali, è Socia dell’Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali (AIDA).

 

 

A cura di: Alessandra Terzaghi (2014)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 29 aprile 2019

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