Citoprotezione: impariamo a difendere la nostra pelle

Citoprotezione: impariamo a difendere la nostra pelle - esseredonnaonlineMeccanismi di difesa cellulari

Citoprotezione: il nome suona esotico. E in dermatologia, in effetti, se ne parla esplicitamente da pochi anni, da quando i più recenti progressi scientifici hanno permesso di declinare in formule di dermocosmetici sempre più avanzati quello che in realtà è uno dei concetti cardine per il benessere e la cura della pelle. Perché con questa definizione si intende, in sintesi, la strategia con cui attraverso sostanze e attivi particolari si potenziano i meccanismi di difesa cellulare, di fronte agli squilibri e alle aggressioni ambientali. La questione riguarda prima di tutto, per ovvi motivi, l’esposizione ai raggi UV. Le radiazioni solari – che assorbiamo durante tutto l’anno, e non solo nelle canoniche settimane di vacanza al mare o in montagna – determinano alterazioni cutanee di diversa intensità, danneggiano il DNA e provocano, sia direttamente che indirettamente, stati di immunosoppressione e infiammazione che ormai fanno considerare gli UV dei carcinogeni completi. Gli effetti lesivi degli ultravioletti incidono sulle funzioni cellulari, e colpiscono particolarmente le macromolecole indispensabili per il corretto funzionamento delle cellule cutanee. Ecco perché, posto che non esistono protezioni in grado di schermare il 100% dei raggi, i prodotti dermatologici di nuova generazione puntano anche a stimolare una risposta specifica della pelle allo stress ossidativo e alle alterazioni foto-indotte. Le vitamine, ma anche i polifenoli e in particolare gli isoflavoni della soia, sono diventati i protagonisti principali del nuovo approccio sinergico alla protezione solare. Che, raccomandano gli esperti, andrebbe adottata come abitudine all year round. Per capire meglio perché, ne abbiamo parlato con il professor Giuseppe Monfrecola, ordinario di Dermatologia presso l’Università Federico II di Napoli.

I benefici dell’alimentazione

«Bisogna partire da una premessa: l’organismo umano ha nel proprio DNA diversi meccanismi di protezione. Per esempio, esistono degli enzimi che bloccano lo stress ossidativo, e innescano delle reazioni (mediate da alcune proteine) che contrastano le situazioni di infiammazione e la conseguente degradazione delle cellule. La chiave sta nel bilanciamento tra le caratteristiche genetiche del singolo organismo e l’intensità dell’aggressione ambientale a cui è esposto. Possono tuttavia crearsi degli squilibri: o per una scarsa capacità di risposta individuale, o perché il contesto è così soverchiante da mettere in difficoltà le normali strategie difensive». Ed è qui che entra in scena la citoprotezione, che in dermatologia è modulata per contrastare il foto-invecchiamento e lo stato infiammatorio che ne deriva. Prosegue il professor Monfrecola: «Fino a qualche anno fa non usavamo il termine specifico, ma quando si consigliava di ricorrere a un surplus di particolari sostanze si esprimeva, di fatto, lo stesso concetto. La citoprotezione si basa essenzialmente su sostanze di derivazione naturale. Si è osservato per esempio che alcune piante sono in grado di sopravvivere a situazioni particolarmente avverse, e da quelle specie si sono così estratte molecole utili per l’uomo. I bioflavonoidi, che potenziano le capacità di riparazione del DNA, sono forse l’esempio principale. Altre molecole antiossidanti con una spiccata azione di potenziamento delle difese sono le vitamine C ed E, il coenzima Q10, il licopene». E infatti, sono ampiamente documentati i benefici di un’alimentazione ricca di cibi (soprattutto vegetali) che contengono questi elementi capaci di aumentare la nostra attività difensiva. Ci si potrebbe quindi chiedere se l’inserimento delle stesse sostanze nelle formule di prodotti dermatologici porti un effettivo valore aggiunto. «Certo che sì», assicura Monfrecola. «Intanto perché con lo stile di vita attuale non è così semplice riuscire a seguire un regime alimentare sufficientemente completo. Si sa per esempio che la famiglia dei polifenoli, preziosissima per il discorso che stiamo affrontando, è distribuita in vegetali molto vari come noci, mele, carciofi, cacao, soia, piselli, tè, uva nera.

I sistemi filtranti

E’ comunque difficile che molti di questi antiossidanti compaiano in quantità sufficienti e con regolarità sulla nostra tavola. Soprattutto, poi, è l’azione sinergica “in & out” che potenzia gli effetti benefici del pool di antiossidanti. Resta insomma fondamentale includere grandi quantità di frutta e verdura nella propria dieta, ma è chiaro che l’applicazione topica di un dermocosmetico aumenta l’effetto di quelle particolari sostanze, proprio lì dove servono di più». E qui si torna al discorso dei filtri solari, da utilizzare in ogni stagione e da scegliere sia in base al proprio fototipo che a eventuali altre esigenze (l’età, la tipologia di pelle, il contesto in cui viene utilizzato il prodotto, e così via). Conclude il professore: «È importante ricordare che i danni dell’esposizione agli UV riguardano tutti, anche se naturalmente alcuni soggetti risultano più predisposti. Quello che possiamo fare, quindi, è prima di tutto ridurre la dose di raggi che colpiscono la cute – utilizzando sempre un sistema filtrante adeguato e fotostabile – e poi aiutare l’organismo a fare di più. Cioè a contenere gli effetti nocivi di quei raggi che purtroppo arrivano comunque a destinazione. E a riparare i danni eventualmente già subiti dalla cellula. La citoprotazione, detta anche chemioprevenzione, fornirà alle cellule gli strumenti in più per arginare gli assalti dei fattori ambientali».

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