Dermatite Seborroica: tutta colpa di un fungo!

Forfora, che disperazione! Tante di noi devono fare i conti con questo antiestetico disturbo, fonte quasi sempre di disagio e imbarazzo. Ma la forfora non sempre è solo un inestetismo: a volte è la manifestazione in forma leggera di una patologia vera e propria, la dermatite seborroica, che richiede un trattamento ad hoc. Niente panico, perché la malattia non è pericolosa, ma il problema va affrontato evitando il fai da te e chiedendo consiglio al dermatologo.

Con la consulenza del dottor Fabio Rinaldi, Dermatologo e Presidente dell’International Research Hair Foundation.

«La dermatite seborroica» spiega il dottor Rinaldi «è un‘infiammazione cronica della cute che, oltre a colpire il cuoio capelluto, può interessare anche i lati del naso, la fronte, le orecchie e, negli uomini – leggermente più soggetti delle donne alla malattia – anche il centro del torace.» Tutte aree accomunate da una prerogativa: la ricchezza di ghiandole sebacee.

Il disturbo esordisce a partire dalla pubertà e può colpire tutte le fasce di età, seppur con dei picchi nell’adolescenza e durante la mezza età. Un caso a sé, invece, è quello della crosta lattea del neonato, che altro non è se non una forma mite di dermatite seborroica. «La manifestazione più evidente della malattia» prosegue il dermatologo «sono proprio le caratteristiche squame furfuracee: scaglie spesse e untuose, di colore bianco-giallastro, che in genere ricoprono chiazze rosse eritematose, il tutto aggravato spesso da un fastidioso prurito.»

«Le cause precise non sono ancora del tutto chiare» risponde Rinaldi.«In molti casi si osserva un aumento della produzione di sebo (seborrea) o un cambiamento della sua composizione, che irriterebbero il cuoio capelluto.»

Ma cosa c’è alla base di questo quadro?
«Le cause precise non sono ancora del tutto chiare» risponde Rinaldi.«In molti casi si osserva un aumento della produzione di sebo (seborrea) o un cambiamento della sua composizione, che irriterebbero il cuoio capelluto.»

Ma la seborrea sembra essere un fattore predisponente, piuttosto che il vero colpevole della malattia. In questo senso, il sospettato numero uno è il fungo Malassezia furfur, ritenuto il principale responsabile dell’infiammazione cutanea. Molte delle persone affette da dermatite seborroica, in effetti, mostrano un’iperproliferazione di questo microrganismo, ma altre no. Non sarebbe, dunque, un problema di quantità. Piuttosto, l’ipotesi che va per la maggiore è quella di una sensibilità particolarmente elevata alla Malassezia nei soggetti colpiti.

Oltre a questo, ci sono poi altri fattori sospettati di contribuire all’insorgenza o all’a ggravamento della malattia: tra questi, gli stress emotivi, la predisposizione genetica, le variazioni ormonali e persino l’infezione da parte del virus HIV. Certo è che la dermatite seborroica ha un andamento cronico e oscillante, con un’alternanza di fasi in cui i sintomi si attenuano o addirittura scompaiono e fasi in cui il problema riesplode in tutta la sua gravità. In genere la malattia è aggravata dall’u midità e peggiora in inverno e in primavera; in estate, invece, vuoi per l’azione benefica dei raggi solari, vuoi perché ci si può rilassare durante le vacanze, si ha un miglioramento della situazione. In ogni caso, comunque, le terapie disponibili al momento non sono in grado di guarirla in modo definitivo, ma di curarla e controllarla adeguatamente sì.

No all’autocura
Cosa fare, dunque, per tenerla a bada? Innanzitutto, no all’autocura. «È buona norma farsi sempre visitare dal dermatologo, per non rischiare di utilizzare prodotti sbagliati, nel modo sbagliato» conferma Rinaldi.

«Molti shampoo antiforfora commerciali, per esempio, specie se usati troppo di frequente, irritano il cuoio capelluto, aggravando la situazione. Solo lo specialista è in grado di consigliare gli shampoo e i prodotti più adatti caso per caso, a seconda della fase della malattia.»

La terapia acuta si basa per lo più su farmaci antimicotici, come il ketoconazolo, sia per bocca sia locali (sotto forma di crema, gel e shampoo), che inibiscono la proliferazione dei funghi e hanno un effetto antinfiammatorio. A questo trattamento di “attacco” iniziale, deve poi seguire una terapia di mantenimento con lozioni e shampoo antiforfora medicati, contenenti sostanze come l’acido salicilico o il catrame vegetale, in grado di favorire il distacco e l’eliminazione delle squame furfuracee, o lo zinco piritione, il solfuro di selenio e la piroctone olamina, che hanno un’azione antimicrobica specifica nei confronti della Malassezia furfur e un effetto di normalizzazione della produzione di sebo. Questi prodotti andrebbero usati 2-3 volte alla settimana, massaggiando la testa e lasciando in posa per almeno 5 minuti, in modo da raggiungere bene il cuoio capelluto.

Non tutti i dermatologi sono d’accordo, invece, sull’impiego di prodotti a base di cortisone.

«Creme e lozioni contenenti corticosteroidi sono molto efficaci nel ridurre la dermatite seborroica» avverte Rinaldi «ma andrebbero utilizzate in casi eccezionali e solo per brevi periodi nella prima fase della cura, sotto stretto controllo del dermatologo.» Un uso prolungato nel tempo, infatti, potrebbe dar luogo alla comparsa di effetti collaterali o addirittura indurre, a lungo andare, un peggioramento della situazione e provocare danni alla cute, anche irreversibili».

Tassativamente da evitare, infine, oltre agli shampoo troppo aggressivi, anche gel e tinture, che possono “soffocare” il cuoio capelluto.

 

A cura di: Alessandra Terzaghi

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