C’era una volta il pidocchio

Il termine scientifico usato per questo tipo di “imprevisto” è pediculosi. I pidocchi sono parassiti che infestano i capelli, nutrendosi del sangue dell’ospite. A lungo andare, i frequenti “ prelievi” e le punture causano un fastidiosissimo prurito. Le femmine depongono piccole uova bianche (lendini) che attaccano tenacemente alla radice del capello – in particolare all’altezza della nuca e dietro alle orecchie – tramite una secrezione vischiosa insolubile in acqua. La capacità riproduttiva di questo parassita è incredibile: ogni femmina depone da 7 a 10 uova al giorno, per tutta la sua esistenza (circa un mese) e le uova possono rimanere vitali per 10 giorni senza arrivare alla schiusa.

 

C’è chi pensa che la pediculosi proliferi solo tra l’indigenza e la sporcizia. E invece sono proprio i paesi più ricchi a presentare indici di crescita maggiori. Basti pensare che nei civilissimi Stati Uniti ogni anno circa 12 milioni di persone sono colpite da questa patologia. E in Italia sono circa un milione e mezzo, di cui il 70% bambini tra i 3 e gli 11 anni. Ma facciamo un passo indietro, alle origini del problema, con la dottoressa Bianca Maria Piraccini, Dermatologo.

Cosa sono i pidocchi e come si comportano?
I pidocchi del capo sono la tipologia più frequente, ma, in realtà, ne esistono altri due tipi. Quelli del pube, che si trasmettono durante i rapporti sessuali, e quelli del corpo, che proliferano solo in condizioni igieniche fortemente critiche. I pidocchi del capo sono insetti molto piccoli (2-3mm), specie specifici, perché vivono esclusivamente sulla testa dell’uomo. Grazie alle zampe uncinate si attaccano ai capelli e con il rostro pungente, che hanno al posto della bocca, bucano il cuoio capelluto e si nutrono di sangue. La femmina predilige la zona della nuca e dietro le orecchie per deporre le uova (lendini), piccole gocce giallastre, che attacca al fusto del capello, molto vicino al cuoio capelluto, perché hanno bisogno di una temperatura di circa 37° per portare avanti il processo di maturazione, che si completa dopo una decina di giorni. Una femmina può deporre fino a 10 uova al giorno, per un periodo di vita di 15-20 giorni.

Come si manifesta la pediculosi?
Con un intenso prurito. Quando il pidocchio punge il cuoio capelluto per nutrirsi, inietta nel sangue degli enzimi emolitici che con il passare dei giorni creano nell’individuo una sorta di reazione allergica, responsabile proprio di questa sensazione. Come secondo sintomo, si possono notare lesioni da grattamento, soprattutto nella zona della nuca e dietro le orecchie. Infine, gli escrementi del pidocchio sono a volte visibili sotto forma di polvere nera lasciata sul cuscino. Quando si registrano questi sintomi, l’infestazione è in atto ormai da una decina di giorni.


Come avviene il contagio?

Soprattutto con il contatto diretto. I pidocchi non hanno ali, non volano e non saltano da una testa all’altra. Inevitabilmente, però, nelle comunità dove si vive in stretto contatto, come le scuole o in famiglia, questi insetti creano vere e proprie epidemie, muovendosi da una testa all’altra. Ma il contagio può essere anche indiretto, scambiando oggetti di uso personale, come spazzole, pettini, cappelli.

Ci sono soggetti a rischio?
L’incidenza della pediculosi è più bassa tra le persone di colore con i capelli crespi. La tipica forma a “cavaturacciolo”, infatti, rende faticoso l’attaccamento, operazione resa difficile anche dagli oli usati per lisciare i capelli. Le persone di razza bianca sono tutte facilmente aggredibili, sembrano però più predisposti gli individui con i capelli lunghi, lisci e chiari.

 

Come ci si libera dei pidocchi?
Si procede innanzitutto all’esplorazione, munendosi di una buona sorgente di luce e mettendosi dietro alla persona seduta a testa china. Si separano i capelli ciocca per ciocca, osservando bene la zona della nuca e dietro le orecchie. In questo modo si possono vedere sia i pidocchi, che però rifuggono la luce e tendono a mimetizzarsi con i capelli, sia le lendini, distinguibili dalla forfora, per il colore giallastro (quelle bianche sono per lo più vuote o uccise dai trattamenti) e per la consistenza. Mentre la forfora scorre facilmente sul capello, le uova del pidocchio sono molto dense e ancorate al fusto.

Infatti il vero problema non è eliminare il pidocchio, quanto uccidere e staccare le uova, il cui involucro svolge un’ottima funzione protettiva. Si passa poi al trattamento con gli antiparassitari, che agiscono bloccando il sistema respiratorio del pidocchio e uccidendo parte delle uova, che sono, appunto, più resistenti. I princìpi attivi attualmente in commercio sono la permetrina, le piretrine e il malathion.
Quest’ultimo ha il vantaggio di essere il più efficace nel minor tempo, grazie ai suoi rapidi effetti sia pediculocidi che ovicidi. Ha un’ottima tollerabilità, poiché non presenta alcun effetto collaterale e ha la caratteristica di rimanere legato ai capelli anche dopo il risciacquo, quindi ha un effetto più duraturo. Il prodotto, che può essere in gel, crema o schiuma, deve essere applicato su tutta la testa e lasciato agire per il tempo indicato sulla confezione; poi risciacquato.
A questo punto si asportano le uova, applicando prima un balsamo per favorire la pettinabilità e passando poi ciocca per ciocca con una pettinella a denti molto fitti. Infine è consigliabile asciugare i capelli con un phon caldo, perché l’alta temperatura contribuisce a uccidere le uova eventualmente rimaste.

Meglio ripetere il trattamento dopo 10 giorni e su tutti i membri della famiglia. Nel frattempo bisogna continuare il processo di osservazione e rimozione delle lendini rimaste. La guarigione si ha quando dopo 15 giorni dal primo trattamento, non si vedono più pidocchi, né uova.

Almeno rendiamogli la vita difficile!

Sono decenni che si combatte contro i pidocchi. Civiltà e pulizia non fermano questi odiosi parassiti in grado di scatenare vere e proprie epidemie, di minare la fragile autostima dei bambini e di mettere a dura prova la resistenza delle mamme, costrette a estenuanti sedute di esplorazione e trattamento di tutta la famiglia. Ma se debellare la pediculosi sembra un’impresa impossibile, prevenirla invece è fattibile. Esistono, infatti, prodotti a base di estratti vegetali che proteggono i capelli, li mantengono in buono stato e contribuiscono a creare un ambiente sfavorevole all’insediamento dei pidocchi. Si trovano in commercio in formulazioni shampoo e spray.
Gli shampoo migliorano la pettinabilità e facilitano la rimozione di eventuali uova. Gli spray creano attorno al fusto del capello una guaina che riduce l’adesività delle lendini. Basta nebulizzarli ogni mattina, soprattutto nella zona della nuca e dietro le orecchie. Generalmente asciugano subito, lasciano i capelli morbidi e sono in grado di rendere la testa del bambino un luogo ostile per questi parassiti, così perseveranti.

 

Esiste un problema di resistenze?
Non ci sono casi di resistenza in vitro a nessuno dei tre princìpi attivi. Capita però che il prodotto specifico per la cura non sia usato correttamente, oppure che venga applicato non appena si sente che a scuola ci sono casi di pidocchi, anche se il bambino non presenta ancora tracce del problema. In questo modo s’immette nell’ambiente il principio attivo prima che sia necessario, il pidocchio gradualmente impara a conoscerlo e ne diventa resistente. Naturalmente, stiamo parlando dei prodotti utilizzati per la cura della pediculosi e non di quelli per la prevenzione, il cui impiego è invece consigliabile.

Quali sono le conseguenze di una diagnosi tardiva?
I pidocchi non sono pericolosi per la salute, non trasmettono malattie e il sangue che prelevano è troppo poco per causare anemia. Naturalmente, più tardi ci si accorge del problema, più difficile diventa risolverlo.

In caso di pidocchi, non perdere la calma

  • Innanzitutto, evitare i “rimedi della nonna”, perché non sono efficaci. Il kerosene, la maionese e tutti gli altri ritrovati “fai da te” non risolvono il problema, meglio invece ricorrere subito a prodotti antiparassitari, specifici per la pediculosi.
  • Tagliare i capelli non serve. Al contrario, un taglio “militare” contribuisce soltanto a fare sentire il bambino ancora più diverso dagli altri.
  • Non è necessario disinfestare tutta la casa, anche perché il pidocchio, quando cadedalla testa, non vive più di un giorno. È sufficiente trattare pettini e spazzole e lavare ad alte temperature lenzuola, coperte, vestiti, sciarpe, cappellini e peluche. Per finire, basta passare l’a spirapolvere elettrico e buttar via il sacchetto.

 

Prevenire…

  • controllare assiduamente i capelli, una o due volte la settimana;
  • utilizzare regolarmente un pettine a denti fitti;
  • utilizzare prodotti che aiutino a prevenire il contagio ;
  • evitare gli scambi di oggetti d’uso personale come pettini e/o spazzole, cappelli ecc…;
  • curare al massimo le norme igieniche.

 

… e curare

  1. applicare sui capelli un prodotto specifico acquistabile in farmacia;
  2. sfilare tutte le lendini rimaste manualmente oppure utilizzando un pettine a denti molto fitti, pettinando accuratamente ciocca per ciocca a partire dalla radice del capello;
  3. a fine trattamento lavare i capelli con uno shampoo dolce;
  4. ripetere il trattamento a distanza di 7/10 giorni;
  5. lavare accuratamente pettini e spazzole in acqua calda e/o con shampoo specifico;
  6. controllare con cura il capo e gli indumenti di tutti i componenti della famiglia;
  7. disinfettare le lenzuola e gli abiti in acqua calda (almeno 60°); per i capi non lavabili in acqua calda si più effettuare il lavaggio a secco (soprattutto i cappelli) oppure ricorrere alla conservazione in sacchetti di plastica chiusi per 15 – 20 giorni;
  8. lasciare all’aria aperta, per almeno 48 ore, gli effetti personali tipo pupazzi di pezza ecc…;
  9. spazzolare divani, poltrone, cuscini, sedili e seggiolini soprattutto se sono in tessuto;
  10. ricordare al vostro bambino di non scambiare gli oggetti con i compagni di scuola o asilo.

 

A cura di: Elena Magni

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