Iperidrosi palmare: soluzioni a portata di mano

È diventato perfino un modo di dire. Quando si è agitati, nervosi, emozionati o in ansia per qualche motivo, spesso si riassume lo stato d’animo con un’immagine che rende subito l’idea: «Mi sudano le mani». Per molte persone però non si tratta di una metafora ma di un disturbo reale, una situazione patologica che spesso finisce per compromettere le relazioni sociali, dato che proprio le mani sono il nostro primo biglietto da visita. Quella “palmare” peraltro è la forma più diffusa di iperidrosi, ovvero di quello squilibrio (per eccesso) della sudorazione che riguarda circa il 2% della popolazione.

Con la consulenza del professor Franco Gasparri, Docente di Marketing Cosmetico all’Università di Salerno.

Per comprendere i meccanismi dell’iperidrosi palmare bisogna chiarire alcuni aspetti generali della sudorazione. All’interno della cute esistono le ghiandole sudoripare apocrine e quelle eccrine, responsabili in modo diverso della produzione di sudore, e quindi di quel processo fondamentale con cui il nostro organismo provvede alla termoregolazione. In sintesi, quando la temperatura corporea supera i 37° le ghiandole iniziano a secernere sudore che, arrivando in superficie ed evaporando, consente il raffreddamento. «Le ghiandole apocrine – spiega il professor Gasparri – sono concentrate nelle zone mammarie, sulle ascelle e sui genitali, e sono responsabili dell’odore corporeo perché passano attraverso i canali pilo-sebacei e si arricchiscono di micro-organismi e di sostanze grasse che si deteriorano.

Viceversa le sudoripare eccrine sono distribuite su tutta la superficie corporea e sono molto più numerose, intorno ai 2 o 3 milioni (le altre sono circa un decimo) ma producono un sudore inodore: è composto da acqua e sali minerali e raggiunge la superficie attraverso un canale diretto. La sudorazione palmare fa parte di quella eccrina ed è determinata da stimoli emozionali più che termici.» Finché il fenomeno resta nei limiti fisiologici, niente di strano. A tutti prima o poi è capitato – prima di un esame o di un appuntamento – di provare una tensione tale da determinare le tanto temute “mani umide”, così difficili da nascondere. Prosegue il professor Gasparri: «Il problema cambia quando il fenomeno non è sporadico ma rientra in un quadro di iperidrosi. Anche per quella palmare si parla di iperidrosi primaria (o idiopatica) e secondaria. Nel primo caso non vi sono cause precise e le ragioni vanno cercate nell’ansia e nel nervosismo di certi momenti.
L’iperidrosi secondaria dipende invece da altre patologie o situazioni in atto, che portano a uno squilibrio del sistema endocrino: menopausa, obesità, malattie psichiatriche o alcune terapie a cui si è sottoposti. Spesso questa patologia si sviluppa con la maturazione sessuale e si protrae poi nel corso della vita, con i cosiddetti up and down, ossia fasi di aggravamento, per esempio d’estate, e miglioramento d’inverno. Bisogna poi dire che in concomitanza si può manifestare un problema di microcircolazione, con un minor apporto di sangue alle estremità e con le cosiddette mani fredde».

Nel caso specifico del sudore palmare è ancora più frequente che si scateni quel circolo vizioso per cui la paura di porgere a qualcuno le mani bagnate aumenta il livello d’ansia, generando un’ulteriore sudorazione. In questo senso, sottolinea il docente, quella palmare è forse la forma più antipatica di iperidrosi. Per fortuna esistono diverse terapie per la forma idiopatica (nel caso della secondaria bisogna intervenire sulla patologia d’origine) da scegliere a seconda della gravità dei casi.
Conclude Gasparri: «La terapia di prima scelta sono quei prodotti topici che a livello cosmetico spesso vengono classificati come deodoranti, anche se il loro scopo non è controllare l’odore ma limitare la traspirazione, e sarebbe dunque più corretto classificare come antitraspiranti. Contengono sali di alluminio che riducono il dotto escretore della ghiandola, e per le mani di solito si scelgono prodotti SOS, di pronto intervento: spray o roll-on che permettono un uso facile e anche a livello psicologico contano molto. Bisogna applicarli con qualche ora di anticipo e ripetere l’applicazione. Nei casi più seri si può ricorrere alla ionoforési, una riduzione del diametro dei dotti che dura qualche giorno e si ottiene immergendo le mani in bacinelle con una soluzione elettrolitica o all’iniezione di tossina botulinica, che inibisce il rilascio di acetilcolina e quindi contrasta la sudorazione eccrina per diversi mesi, ma è molto dolorosa e può lasciare cicatrici.»

 

A cura di: Natalia Mongardi

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