La pelle: struttura e funzioni

Con l’aiuto di un esperto mettiamo la pelle a nudo. Lo facciamo insieme al prof. Giuseppe Monfrecola, Professore ordinario di Dermatologia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “Federico II” di Napoli.

 

La pelle e la sua struttura
La pelle si “vende cara” perché ha un valore inestimabile, indispensabile com’è per la sopravvivenza. La pelle ha una struttura complessa nonostante l’apparenza ed è diversa da persona a persona; merita tempo e spazio, quei minuti preziosi che ogni giorno dovrebbero essere dedicati solo a “lei”; merita cure puntuali e corrette sempre, ma soprattutto in  alcune fasi della vita, quando è particolarmente bisognosa di premure speciali.

Le funzioni della pelle sono molteplici: con il suo scudo protettivo, difende quasi tutto il corpo, dalle minacce dei nemici più disparati (microrganismi patogeni in testa). Isola perfettamente organi e apparati con la sua complessa pellicola, regolando come un sofisticato termostato la temperatura interna. Oppone una barriera all’eccessiva perdita di liquidi, che depaupererebbe le preziose riserve idriche dell’organismo. È sede dei recettori di un senso fondamentale, il tatto.

L’incarnato, poi, rivela tutto di noi: l’età, la razza, lo stato di salute, persino l’umore o lo stato d’animo: si arrossisce per timidezza o per vergogna, si impallidisce per l’ansia o la paura… Dire che la pelle è lo specchio del nostro benessere psico-fisico, insomma, non è esagerato.

Tutti credono di sapere che cos’è la pelle, visto che è ben visibile a chiunque. In realtà la cute è un “mondo” estremamente complesso e anche molto affascinante. La definizione arriva da chi quel mondo lo conosce a fondo. La pelle, ci dice subito il professor Monfrecola, «è il più grande organo che abbiamo, ma soprattutto è l’organo di confine per eccellenza del nostro corpo». Ma l’aspetto più interessante è che non si tratta di una barriera passiva, tutt’altro: «La pelle è estremamente attiva nel metterci in comunicazione con l’esterno. Lo ripeto, è un organo affascinante per le sue dimensioni e la sua poliedricità d’azione, ma soprattutto perché è quello che rispecchia di più l’uomo, tutto quello che gli succede nella vita di relazione, nell’aspetto fisico e nello stato di salute. In un mondo che parla per immagini, l’immagine dell’uomo è la sua pelle».

 

Affascinante e complessa. Come la sua struttura, a più strati: epidermide, derma, ipoderma… Ci può aiutare a “entrare” nella pelle?
Partiamo dall’esterno, cioè dall’epidermide, che è la parte più estrema del nostro corpo. È una pellicola sottilissima – stiamo parlando di micron, di frazioni di millimetro – ma con una funzione importantissima. Immaginiamo, infatti, per un istante di mettere delle cellule vive a contatto con il mondo esterno. Che cosa succederebbe? Che riceverebbero una tale serie di insulti da non riuscire a funzionare. In pratica, durante il suo lungo cammino evolutivo, l’uomo ha “costruito” una serie di strati, creando una sorta di muro composto di tanti mattoncini e organizzato in maniera tale da avere all’esterno dei residui di cellule che non sono più vivi. Sto parlando dello strato corneo, formato da tante membrane di cellule ormai morte, compattate strettamente fra loro: è questa la nostra prima barriera dal mondo esterno. È chiaro che questi “ scheletri” cellulari devono essere cementati da qualcosa, perché altrimenti si staccherebbero: questo qualcosa sono sostanze specifiche, chiamate lipidi. Appena sotto lo strato corneo, c’è lo strato granuloso, poi lo strato spinoso e, infine, lo strato germinativo, quello che produce le cellule ed è, quindi, capace di rigenerarsi. Dopo aver dato vita alle cellule, lo strato germinativo le spinge verso l’alto, subendo un processo di maturazione e, alla fine, di morte. Prima di morire, però, assolvono a tantissime funzioni, di rivestimento e di “relazione” in senso biochimico.

 

Penetrando ancora più a fondo troviamo il derma…
Sotto lo strato germinativo dell’epidermide, separato dalla membrana basale, c’è un grosso strato molto spesso: il derma, appunto. Una sorta di gel estremamente compatto, in cui si trovano immerse una serie di sostanze: prima di tutto alcune fibre importantissime, le fibre di collagene, elastiche, reticolari… Queste sostanze sono prodotte da cellule ad hoc che vivono nel derma, i fibroblasti. Nel derma, poi, troviamo i rami nervosi, i vasi sanguigni e, “sprofondati” dall’alto, i cosiddetti annessi cutanei. II derma è la base dell’epidermide, è quello che dà elasticità alla nostra pelle, ma anche quello dove si consuma il processo di invecchiamento cutaneo. Naturalmente tutti gli strati di cui stiamo parlando interagiscono continuamente tra loro attraverso segnali di tipo biochimico inviati dall’alto al basso a ritmo costante: ogni cellula comunica con un’altra, il nostro network informatico sembra un gioco da ragazzi se messo a confronto al network di comunicazioni tra una cellula e l’altra della nostra pelle!

 

Sotto derma c’è, infine, l’ipoderma…
L’ ipoderma è composto da cellule del tessuto adiposo (massa grassa), cioè da adipociti, che separano la pelle dal muscolo sottostante. Anche questo strato, un tempo considerato un semplice deposito di grasso, ha in realtà delle funzioni importantissime sul fronte della termoregolazione e non solo, perché gli studi più recenti hanno documentato come il tessuto adiposo si comporti come un vero e proprio organo endocrino in grado di dialogare con tutti gli altri. Infine fanno parte della pelle gli annessi cutanei (ghiandole, unghie, peli, capelli).

 

Gli annessi cutanei
«Si tratta di strutture annesse alla pelle» spiega il professor Monfrecola «che sono di origine cutanea: le ghiandole sebacee e le ghiandole sudoripare, le unghie, i peli e i capelli. Queste strutture nascono dall’epidermide e dal derma, si raccolgono a livello dei tre strati cutanei e svolgono un ruolo fondamentale in ciò che gli addetti ai lavori chiamano “omeostasi dell’intero organismo». Vediamole uno per uno.

  • Le ghiandole sudoripare si dividono in due categorie: eccrine e apocrine. Le ghiandole eccrine sono quelle che producono il sudore “citrino”, cristallino, in pratica quello che esce all’esterno quando fa caldo o si fa uno sforzo fisico. Questo sudore molto limpido e acquoso ha un’importantissima funzione termoregolatrice: se si bagna una superficie questa si raffredda, ovvero disperde calore più rapidamente. Le ghiandole apocrine, precisa Monfrecola, «si trovano soltanto in alcuni distretti cutanei (nelle ascelle o a livello ano-genitale), sorta di vestigia di qualcosa che un tempo ci serviva, ma che ora non ci serve più. Producono, infatti, un sudore che è molto denso, oleoso e dall’odore forte». A che cosa servivano, dunque? «In tempi antichi, soprattutto a livello animale, servivano per attirare o respingere altri animali, per marcare il territorio, per comunicare un segnale di accoppiamento, per far scappare un nemico… L’essere umano ha mascherato, con la sua sovrastruttura culturale, tutto ciò, ma il suo cervello registra ancora certe informazioni e sono sicuro che gli odori inviano messaggi molto più significativi di quanto non ci rendiamo conto».
  • Le ghiandole sebacee, come suggerisce il loro nome, producono il sebo, quel grasso naturale, che può talvolta essere eccessivo, rendendo la pelle grassa. Il sebo ricopre tutto il corpo, tranne i palmi delle mani e le piante dei piedi. A seconda della sede in cui sono collocate, le ghiandole sebacee hanno funzioni diverse. A livello della parte alta del tronco, per esempio, ci sono grosse ghiandole sebacee, mentre a livello degli arti sono più piccole. «Da ricordare» precisa l’esperto «che ogni ghiandola sebacea è attaccata a un pelo: senza peli niente ghiandole sebacee».
  • I peli e i capelli sono strutturati nella stessa maniera. «Li troviamo in tutto il corpo, tranne che in pochissime zone. Anche in questo caso, ci si dovrebbe chiedere a che cosa servivano in passato, visto che la loro funzione era di proteggere, isolare e termoregolare ». Come è strutturato un pelo? «Non esiste la radice del pelo: questo nasce da una matrice localizzata nel derma o nell’ipoderma, che è fatta di cellule identiche a quelle dello strato germinativo. La matrice dà vita a tante scagliette unite, ricche di una cheratina dura, che compone il capello».Le unghie sono fatte di cheratina dura. Nella parte dell’ultima falange c’è una zona, che si chiama matrice dell’unghia, dove si trovano cellule dell’epidermide che si attaccano le une alle altre, dando vita alla lamina, che noi chiamano unghia.

 

La pelle assolve a più funzioni vitali: protettiva, termoregolatrice, sensoriale, respiratoria, secretiva… Ce le può illustrare?
Un po’ di tempo fa la pelle era definita semplicemente come una membrana che ricopre gli organi interni. In realtà, non è solo questo.
La cute è prima di tutto un organo di difesa, perché rappresenta una barriera meccanica. Ma questa barriera, lo abbiamo già detto, è attiva: prima di tutto a livello immunologico. La pelle, infatti, è tra gli organi più immunologicamente competenti e potenti che abbiamo.
È un organo sensoriale, che ci mette in contatto con l’esterno: piacere, dolore, fastidio, prurito… sono tutti segnali di questo contatto.
È un’enorme ghiandola, che produce o metabolizza ormoni. L’ipoderma, per esempio, metabolizza ormoni steroidei di provenienza surrenalica.
La cute, inoltre, sintetizza vitamina D e interagisce con l’ambiente, termoregolando l’organismo grazie al grasso sottocutaneo. Pensiamo alla famosa pelle d’oca: i nostri peli si rizzano sulla pelle, perché milioni di peli hanno attaccato un piccolo muscolo che si contrae quando fa freddo; ma quando milioni di questi piccoli muscoli si contraggono contemporaneamente, oltre a far rizzare i peli, generano calore…
La pelle blocca i raggi ultravioletti, le aggressioni di sostanze chimiche e, dulcis in fundo, dialoga con gli organi interni, interagendo continuamente con essi. Ma l’aspetto forse più interessante è che la pelle ha una funzione psicologicamente importante. Noi che cosa siamo in questo momento? Ce lo dice la nostra pelle. Se sembro vecchio è perché la mia pelle è invecchiata, se sembro stanco è perché la mia pelle denuncia stanchezza, se non sto bene la mia pelle impallidisce, se mi vergogno arrossisce…

 

Pelle e psiche
Pelle e psiche: il legame sembra essere molto stretto… è vero che molte patologie dermatologiche hanno un’origine psicosomatica?
Quando si dice che una malattia risente “anche” della propria situazione psicologica, molti interpretano ciò come se quella malattia nascesse da un problema psicologico. Peccato che il 99% delle patologie dermatologiche non sia di origine psicosomatica! Un conto, infatti, è dire che una certa malattia ha origine da un problema psicologico, un altro è dire: questa patologia ha una chiara origine metabolica, allergologica, neoplastica, immunologica e viene aggravata o resa più evidente o meno sopportabile dal proprio stato psicologico.
La psoriasi, l’acne, le dermatiti o altre malattie spesso bollate come psicosomatiche non guariscono solo intervenendo sulla componente psicologica, perché hanno un’origine genetica, quindi biochimica, quindi organica. Certo è che se quella malattia viene vissuta male, rovina i rapporti di relazione, peggiora la qualità di vita, tutto ciò crea una condizione favorevole alla liberazione di mediatori dell’infiammazione che peggiorano la situazione. Ci sono, allora, malattie di chiara origine psicosomatica? Certamente sì. Ma sono poche.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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