Psoriasi: sintomi, cause e terapie

Nel caso della psoriasi, il sistema immunitario produce sostanze che infiammano la cute, provocando un’iperproliferazione delle sue cellule, i cheratinociti. Risultato: l’epidermide, la parte più esterna della pelle, si ispessisce e sulla pelle compaiono antiestetiche chiazze rosse, a volte associate a bruciore e prurito, e squame.

Ne parliamo con il Prof. Giuseppe Monfrecola**, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, per capire quali siano i fattori scatenanti, i sintomi e le possibili terapie a disponizione.

 


Come si manifesta la psoriasi?

“La psoriasi può presentarsi in modi diversi” sottolinea il prof. Giuseppe Monfrecola. “La forma classica psoriasica è la psoriasi a placche, con grosse chiazze piuttosto ispessite, arrossate e con squame molto aderenti situate soprattutto in alcune zone: gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, zona dell’ombelico. Tali placche possono anche confluire, essere poche, oppure numerose. Quando sono molto piccole, si ha di fronte la cosiddetta psoriasi guttata, a goccia.
Ci sono poi forme che prediligono sedi specifiche del corpo (per esempio quella palmo-plantare che colpisce solo mani e piedi), e forme che possono interessare, invece, l’intera superficie corporea, come la psoriasi eritrodermica, una forma particolarmente grave, così come la psoriasi atropatica (o artrite psoriasica) che coinvolge anche una o più articolazioni, e quella pustolosa, caratterizzata da pustole non infettive, localizzate soprattutto su mani e piedi. All’estremo opposto, si trovano poi situazioni al limite della patologia, per esempio una determinata desquamazione del cuoio capelluto che viene ritenuta solo forfora e in realtà potrebbe essere una psoriasi minima”.

 

Cause genetiche e fattori scatenanti della psoriasi

Ma perché ci si ammala, professore? “La chiave è essenzialmente nel DNA” risponde Monfrecola. “Non esiste, però, un singolo ‘gene della psoriasi’. Al contrario, si può avere una predisposizione genetica a sviluppare la patologia dipendente da più geni, situati su cromosomi diversi. Ciò non significa che un genitore malato trasmette sicuramente la malattia ai suoi figli ma, certamente, se ci sono molti casi in famiglia le probabilità di averla aumentano”.

Al di là dei geni, esistono poi fattori scatenanti che possono portare a galla la malattia nei soggetti: per esempio infezioni virali o infezioni batteriche, specie quelle da streptococco nei bambini, alterazioni degli ormoni, ustioni, cambiamenti climatici e talora l’uso di alcuni farmaci, per esempio i betabloccanti contro l’ipertensione, gli antimalarici di sintesi, gli antinfiammatori non cortisonici, il litio e i sali d’oro.
“C’è chi chiama in causa lo stress psicofisico, ma non è corretto attribuire alla psoriasi l’etichetta di malattia psicosomatica“ precisa il dermatologo “come tutte le malattie infiammatorie, risente dello stato psichico della persona, ma lo stress non è una causa, semmai un’aggravante, così come traumi fisici, obesità, interventi chirurgici e tutto ciò che in qualche modo ‘scombussola’ l’equilibrio dell’organismo”.

 

Terapie locali e non solo

Se vi siete ammalate, comunque, non è il caso di abbattersi. “Anche se la psoriasi è cronica e non si può eliminare definitivamente, la si può tenere a bada e controllare con ottimi risultati” rassicura Monfrecola. “Oggi il dermatologo ha molte frecce al suo arco per poter affrontare con successo qualunque forma di psoriasi; il suo compito è scegliere la cura più adeguata per ogni singola persona in un dato momento, anche in base alla forma e alla gravità”. In altre parole: personalizzare la terapia.

“Nei casi più lievi (meno del 2% della superficie corporea colpita) possono bastare terapie locali (terapie topiche), da applicare direttamente sulla cute: creme o pomate a base di corticosteroidi, associate talvolta ad acido salicilico, derivati della vitamina D (calcipotriolo o tacalicitolo) da soli o associati a cortisonici, tazarotene” spiega lo specialista. “Se, invece, la psoriasi è piuttosto diffusa, con molte placche, o i trattamenti locali non hanno funzionato, allora si può passare a farmaci sistemici, per bocca, come metotrexate, acitretina e ciclosporina, soppesando attentamente i possibili effetti collaterali che tutti i farmaci possono avere”.

 

Fototerapia e farmaci biologici contro la psoriasi

E anche i raggi UV possono fare la loro parte. Al di là della semplice esposizione al sole, nei casi medio-gravi si può fare una fototerapia specifica, sotto controllo medico, con apparecchiature che erogano raggi UV B a banda stretta. “Niente a che vedere con le lampade abbronzanti” avverte Monfrecola. “Con tre sedute alla settimana per 3-4 mesi, magari associando terapie locali, si ha un netto miglioramento e in molti casi i segni della malattia scompaiono”. Se tutti questi trattamenti non sono tollerati per via degli effetti collaterali oppure in presenza di forme particolarmente gravi o resistenti, si può far ricorso ai farmaci cosiddetti ‘biologici’, somministrati per iniezione (sottocute o endovena), che colpiscono in modo mirato le sostanze responsabili dell’infiammazione e della conseguente iperproliferazione della pelle tipica della psoriasi.

“Farmaci dai nomi strani, come etanercept, infliximab, adalimumab, ustekinumab etc., che non sono per tutti, ma vanno prescritti e dispensati da centri dermatologici altamente specializzati” sottolinea l’esperto. “È anche importante ruotare le varie terapie” spiega Monfrecola. “Una volta che la pelle è tornata a ad avere un aspetto normale, la psoriasi va tenuta sotto controllo con trattamenti a minore impatto, cercando di portarsi al livello di intervento più ‘soft’ possibile in grado di mantenere lo status quo”.
Insomma, “chi ha la psoriasi può stare bene” conclude Monfrecola “ma, a patto di stringere una solida alleanza con il dermatologo: una volta ottenuto il risultato, tutte queste terapie necessitano di controlli periodici dallo specialista per adeguare la cura alle esigenze del momento. Guai, invece, a saltare le visite e cercare di tenere a bada la malattia con il fai da te, le terapie cosiddette ‘naturali’ e il passaparola”.

 

Il Prof. Giuseppe Monfrecola, Professore Ordinario di Dermatologia, è Primario dell’Area funzionale di Terapia fisica dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Napoli “Federico II”. Ha partecipato e organizzato innumerevoli meeting e congressi scientifici ed è impegnato in diversi Board scientifici (riviste, società nazionali e internazionali), e in progetti di ricerca in qualità di Coordinatore.

 

 

 

A cura di: Alessandra Terzaghi (2012)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 25 luglio 2019

 

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