SOS seno: in forma dopo l’allattamento

Nei nove mesi della gestazione, il seno subisce una trasformazione profonda grazie al boom di ormoni, soprattutto degli estrogeni, aumentano le riserve lipidiche e le ghiandole che producono il latte. Di conseguenza, il seno aumenta di volume e diventa più turgido e sodo. Approfondiamo con la consulenza del dottoressa Silvia Pinelli, responsabile del reparto di dermocosmesi dell’Istituto Dermatologico Europeo, di Milano.

 

allattamento al senoDopo il parto, con la montata lattea, le mammelle si riempiono di latte e diventano ancora più grosse e pesanti in tempi molto rapidi” spiega la dermatologa “nel giro di 4-5 giorni si possono guadagnare anche due taglie in più di reggiseno e questo aumento provoca un brusco stiramento del tessuto connettivo di sostegno e soprattutto della pelle del seno, già stressati durante la gravidanza”. Al termine dell’allattamento è inevitabile che il seno cambi di nuovo forma e aspetto, perché ha perso una parte del grasso e del tessuto ghiandolare mammario, che si è via via ridotto. “Il risultato è che la donna si ritrova le mammelle svuotate e con un surplus di pelle rispetto al volume delle ghiandole che deve contenere”.

 

Rassodare il seno con massaggi e creme

Niente paura, però. In molti casi, finito il periodo delle poppate, il decolleté riesce a ritrovare il tono e la compattezza originari, almeno in parte, e più o meno velocemente a seconda dell’elasticità della cute delle mammelle, dell’età della mamma e di altri fattori. “In genere, più la donna è giovane e più rapido è il recupero” afferma Pinelli. In media ci vogliono 12-18 mesi, ma per accelerare i tempi, oltre che per contenere il danno, è importante giocare d’anticipo e prendersi cura del seno già in gravidanza e durante l’allattamento, seguendo alcuni accorgimenti.

Innanzitutto, è bene usare ogni giorno fin da subito, dopo il bagno o la doccia, creme idratanti e nutrienti a base di principi attivi elasticizzanti come acido boswelico, collagene, elastina vitamina C, vitamina A, vitamina E, ma anche estratti vegetali come quelli di soia, edera o centella. Obiettivo: mantenere la pelle del seno più elastica possibile e cercare di prevenire la formazione delle smagliature.
“Dopo il parto e l’allattamento” spiega la dermatologa “si possono usare anche prodotti un po’ più ‘forti’, contenenti, in più, sostanze come acido glicolico, acido lattico, acido salicilico e retinolo, che, oltre a fare un peeling di superficie e levigare la pelle, consentono anche una maggiore penetrazione degli altri componenti attivi”.
Non bisogna aspettarsi miracoli, ma per ottenere il massimo effetto applicate la crema con massaggi delicati, eseguiti con movimenti dolci e circolari, dal basso verso l’alto, evitando i capezzoli. Il massaggio, infatti, facilita l’assorbimento dei prodotti, stimola la circolazione e aiuta a rassodare il seno.

 

Stimolare il microcircolo

Effetto rassodante assicurato anche facendo docce o impacchi alternati con acqua calda e fredda; un metodo efficace per tutte le donne, anche chi non ha avuto una gravidanza. “In questo modo” dice la dermatologa “si ha prima una vasodilatazione seguita poi da una vascostrizione ed è come se si facesse ‘fare ginnastica’ ai capillari del microcircolo, stimolando l’irrorazione e quindi il nutrimento dei tessuti e migliorandone, in ultima analisi, il tono”.

E poi, non snobbate il reggiseno, anche se non avete un décolleté da maggiorata. Va indossato ogni giorno, sia durante sia dopo l’allattamento, meglio se anche di notte. “È importante perché fa un po’ da seconda pelle, fornendo un sostegno extra al seno (anche se il seno è piccolo!) e alleggerendo quella naturale di parte del suo compito” spiega Pinelli. Occhio a scegliere il modello giusto, che deve contenere le mammelle seguendone le forme naturali, senza schiacciarle e senza comprimere la cassa toracica.

Inoltre, non dimenticate l’attività fisica. Dopo l’allattamento, se possibile anche durante, fate esercizi mirati per allenare e tonificare i muscoli pettorali che sostengono il seno. Vanno bene le classiche flessioni, magari nella versione ‘facilitata’, più soft, che si esegue stando a gattoni, con le braccia tese, e piegando i gomiti fino a toccare il pavimento con la fronte. Ottimi anche esercizi leggeri con i pesi, meglio se fatti in palestra sotto la guida di un istruttore, “ innanzitutto per farli in modo corretto e poi far lavorare i gruppi muscolari in modo equilibrato” dice la dermatologa.
Anche curare la postura serve: camminare a testa alta e stare sempre dritte, anche quando si è sedute alla scrivania, aiuta senz’altro a mantenere il seno tonico. Attenzione, infine, al peso e alla dieta: per non sfiancare ulteriormente la pelle del décolleté, vietati lo yo-yo dell’ago della bilancia e i dimagrimenti troppi bruschi, nel tentativo di perdere velocemente i chili di troppo presi in gravidanza.

 

In casi estremi… c’è il bisturi

E, se nonostante tutte queste misure, il seno continua ad apparire floscio e svuotato? “Nei casi più gravi” risponde la dermatologa “si può ricorrere alla chirurgia estetica e le possibilità sono due. La prima è la mastoplastica additiva, che consiste nell’inserimento di una protesi mammaria, sotto il muscolo pettorale oppure sotto la ghiandola mammaria, a discrezione del chirurgo, in base alla forma delle mammelle e ad altri fattori. In questo caso lo scopo è semplicemente ridare il volume perso alla fine della gravidanza e dell’allattamento. Quando il seno, oltre che ‘sgonfio’ appare anche cadente, allora si può fare la cosiddetta mastopessi, una sorta ‘push-up chirurgico’ in cui le mammelle vengono letteralmente risollevate e riposizionate verso l’alto. Qualche volta si abbinano le due procedure, anche con ottimi risultati. Bisogna però ricordare che mentre la mastoplastica è un intervento non molto impegnativo per il chirurgo e che lascia una cicatrice poco visibile, la mastopessi è più difficile da eseguire e lascia segni più evidenti, lungo il perimetro del capezzolo, da questo alla base del seno e sotto il seno stesso orizzontalmente”. Essenziale, dunque, soppesare bene pro e contro e decidere se davvero il gioco vale la candela..

 

A cura di: Alessandra Terzaghi (2012)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 27 febbraio 2019

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