Afantasia: quando immaginare diventa impossibile

Afantasia: quando immaginare diventa impossibileProvate ad immaginare la casa in cui abitavate quando eravate piccoli, il banco di scuola delle superiori o il posto che avete visitato durante il vostro ultimo viaggio. Seppur con qualche ricordo magari un po’ offuscato, non dovrebbe essere stato così difficile ricordare e “rivedere” tutti quei luoghi, quelle persone, quelle immagini che fanno parte della vostra vita.
Eppure per alcune persone tutto ciò è addirittura impossibile. Si chiama afantasia ed è la totale mancanza della capacità di visualizzazione: una condizione neurologica da pochissimo riconosciuta dagli scienziati.
E proprio a tal riguardo, Adam Zeman neurologo cognitivo e professore presso l’Università di Exeter, ha focalizzato il suo ultimo studio pubblicato su Cortex, in cui parla di come tale condizione possa, in alcuni casi, influire così tanto a livello psicologico sulle persone che ne sono affette, da farli sentire quasi isolati.
Uno dei primi casi di afantasia fu identificato nel 1880 e venne occasionalmente descritto come una conseguenza di danni celebrali maggiori; ma un articolo pubblicato sulla rivista Discover, in cui veniva citato un precedente lavoro di Zeman su tale argomento, spinse 21 persone a contattarlo portandolo così ad approfondire tale fenomeno.
Uno dei pazienti del neurologo, ad esempio, racconta di come non si fosse reso conto di soffrire di afantasia fino ai 21 anni e di come questa condizione interessi tutti i suoi sensi, udito ed olfatto compresi.
“Ha avuto un grave impatto emotivo su di me – spiega Tom Ebeyer paziente del dottor Zeman – Ho cominciato a sentirmi isolato – non in grado di fare qualcosa di così centrale per l’esperienza umana. La capacità di ricordare gli avvenimenti e le esperienze, il profumo dei fiori o il suono della voce di una persona cara; prima di scoprire che ricordare queste cose era umanamente possibile, non ero nemmeno a conoscenza di quello che stavo perdendo”.
Secondo gli studi di Zeman, una delle possibile cause – l’ipotesi migliore fino ad ora – è che in qualche modo i collegamenti tra le diverse aree del cervello che lavorano insieme per generare le immagini basate sulla memoria, siano interrotti.
Gli scienziati ipotizzano esista un legame con la sinestesia, una sorta di confusione nella percezione sensoriale degli stimoli, e con la prosopoagnosia, un deficit del sistema nervoso che rende difficile riconoscere i tratti d’insieme dei volti delle persone.
Questo contribuirebbe a spiegare anche come tale condizione possa essere causata anche da danni celebrali importanti come patologie pregresse o interventi chirurgici avvenuti in precedenza.
Adam Zeman ci tiene però a sottolineare di come questa non sia una malattia vera e propria per la quale sono necessarie ulteriori e approfondite ricerche.
A cura di Simona Forti

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