Aiuto! Ho sposato una canaglia!

Aiuto! Ho sposato una canaglia!Il dubbio è solo e soltanto uno: non lo si è riconosciuto per quel che era, è, e presumibilmente sempre sarà, e dunque non si è fuggite a gambe levate quando si era ancora in tempo. O al contrario lo si è inquadrato benissimo già al primo sguardo, ma si è deciso di cedere a quel suo fascino perverso, di iniziare una relazione e, non contente, di farci pure una famiglia e dei figli? Quel che è certo è che, contro ogni logica e ogni statistica, ci sono un’infinità di donne che si sposano (o comunque instaurano un ménage duraturo) con quello che qui definiremo l’Uomo-Canaglia , per non usare aggettivi più calzanti ma certo meno eleganti.
L’Uomo-Canaglia, di solito una simpatica canaglia, è quel tipo d’uomo che ha una smisurata considerazione di sé, che si ama tantissimo, tanto che poi non gli resta altro amore da dare agli altri, e non fa niente per nasconderlo. È bello, o quantomeno belloccio, ha gli occhi da cerbiatto e un sorriso abbagliante: altrimenti come farebbe a piacersi (e piacere) tanto?
A tutte le donne, prima o poi, capita di incontrarlo. A molte di trovarlo interessante e cedere alle sue lusinghe (perché l’Uomo-Canaglia, si sa, è anche un grande seduttore). A qualcuna, infine, di rimanerci sotto e scoprire (come se non lo si sapesse prima!) che tutte le attenzioni che le aveva dedicato all’inizio della storia, pian piano spariscono, perché quando l’Uomo-Canaglia finalmente le avrà in pugno, si sentirà libero di essere distratto e distante, di dedicarsi ad altro, di dare per scontata la storia, salvo poi dirsi sorpreso e offeso per quelle accuse “ingiustificate” ogni volta che gliene si chiederà conto (perché l’Uomo-Canaglia, sappiatelo, è bravissimo a fare la vittima). Insomma, finirà male e, se nel frattempo saranno arrivati dei figli, finirà peggio.
Ma allora perché le donne continuano a innamorarsi degli Uomini-Canaglia?
Secondo gli psicologi, alla base di ogni relazione sbagliata c’è una mancanza di autostima. C’è quella profonda insicurezza che induce a pensare che si abbia bisogno di qualcun altro per stare bene. E se questa è la premessa, allora è ovvio che quando si incontra l’Uomo-Canaglia, non si sta tanto a guardare i dettagli, a pesare i pro e i contro, a valutare i rischi. Semplicemente non si ascolta la ragione e ci si fa trasportare dalle emozioni. Anche perché il fascino dell’Uomo-Canaglia è innegabile: come si può resistere a un ribelle che gioca secondo le sue regole?
Come se non bastasse, poi, c’è la grande illusione delle donne. Materne per natura, sante per vocazione, sono convinte che con l’impegno, l’amore e la dedizione possono cambiare un uomo, perfino un Uomo-Canaglia, e trasformarlo in un partner perfetto. Beh, chiedete alle mamme, alle nonne, alle bisnonne: vi diranno in coro che è una favola bella e buona. Il problema è che sanno anche che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire… E solo con l’esperienza diretta, in corpore vili come dicono quelli bravi, che si scoprirà che l’idea che un uomo sbagliato prima o poi si trasformi nell’uomo giusto non è un’illusione innocua. Causa grandi dolori.
La poca, o nulla, autostima è deleteria non solo all’inizio del rapporto, ma anche nel suo sviluppo, quando le cose si complicano. Quando l’Uomo-Canaglia inizia a mostrare la sua vera natura, le donne poco sicure di sé, anziché aprire gli occhi, iniziano a pensare di essere in difetto, di aver sbagliato qualcosa, di doversi correggere. E così, invece di fare le valigie, si condannano a una vita che non augurerebbe nemmeno alle loro peggior nemiche. Sono le stesse donne che confondono (o vogliono confondere) il bisogno di controllo con l’amore. E quando gli Uomini-Canaglia iniziano a mostrare una gelosia ingiustificata, loro interpretano questo comportamento come una dimostrazione d’interesse e di affetto. Invece è pura e semplice volontà di controllo. Che a volte – e le cronache ne sono tristemente piene – può degenerare in situazioni anche più gravi.
Inutile nasconderselo: uscire dal tunnel e svelare l’inganno non è cosa facile. Ci vuole una bella seduta di autocoscienza, partendo dall’immagine che si ha di sé (se non piace, bisogna darsi da fare per cambiarla) e da quello che si vuole veramente nella vita (la risposta «un uomo che mi ami», non vale). Senza rimpianti.

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