Alcol, droghe e disturbi alimentari: pericoli in agguato per gli adolescenti

L’alcool
Stando all’Organizzazione Mondiale della Sanità è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei, e in particolare determina un decesso su 4 tra i ragazzi dai 15 ai 29 anni e circa 55mila morti all’anno tra incidenti alcol-correlati, avvelenamenti, suicidi indotti dalla dipendenza e omicidi causati dal suo consumo. A leggere i dati, pare un’ecatombe. Certo, anche senza arrivare a questi eccessi, l’alcol è un’abitudine sempre più diffusa tra i giovani, e l’Italia detiene peraltro il primato dell’età più bassa per il primo contatto con le bevande a gradazione (12 anni e mezzo contro i 14,6 della media europea). L’alcol come abitudine, come occasione di socializzazione, come moda, come mezzo per alleviare lo stress e cercare, erroneamente, di diluire alcune emozioni percepite come troppo coinvolgenti. Ma l’alcol, sempre più spesso tra gli adolescenti, è anche un eccesso ritualizzato.

Perché mai come oggi la bevuta assume forme diverse: non ci sono soltanto il cocktail in discoteca, la birra in pizzeria, il vino a tavola (per quanto riguarda il vino, infatti, il consumo avviene prevalentemente in famiglia), ma ci sono anche le sbornie di gruppo come stile di vita, le occasioni in cui si beve quello che capita, con l’unico obiettivo di sballarsi. E con tutti i rischi che questo comporta.

Recentemente, per esempio, i quotidiani si sono occupati degli “aperitivi giganti”, colossali bevute ai tempi di Facebook. Si tratta in questo caso di maxi raduni che vengono organizzati dandosi appuntamento grazie al tam tam sui social network, ma che sono spesso a rischio degenerazione.
La moda è partita dalla Francia (Marsiglia in particolare) e si è poi via via aggiustata in base ai paesi in cui si è diffusa, Inghilterra, Spagna – dove è stata rinominata “botellon” – e naturalmente Italia. A Milano la giunta comunale ha dichiarato guerra allo sballo di massa, ma per avere un’idea del successo che questa moda riscuote tra i giovani basti sapere che per la bevuta di fine anno del 2012 sono già più di 1000 gli iscritti online. In generale, nell’ultimo decennio è significativamente aumentato il consumo di alcolici fuori pasto, che riguarda allo stesso modo ragazzi e ragazze.

La bevanda preferita in generale è la birra, ma da questo punto di vista gli adolescenti non si fanno mancare niente. Un altro esempio? Gli alcolpops, bevande alcoliche progettate appositamente per piacere ai più giovani: essendo premiscelate con bibite a base di zuccheri, mimetizzano il sapore dell’alcol sotto quello della frutta o degli aromi, con il risultato che i giovanissimi tendono a non fermarsi dopo il primo. Eurispes poi rileva che il binge drinking, o bere compulsivo, è più diffuso tra i 18 e i 24 anni, e che se il consumo di alcolici giornaliero è abbastanza moderato, gli eccessi riguardano viceversa occasioni particolarmente ritualizzate – a cominciare da feste e week end – e sono molto più diffusi, soprattutto tra il pubblico delle discoteche.

 

Le droghe
Per i genitori è forse l’incubo peggiore, anche perché la droga entra nella vita di molti ragazzi quasi senza clamore, come fosse un’esperienza tra tante. Qualcosa da provare, insomma. Per noia, per trasgressione, per curiosità, per emulare gli altri e non sentirsi escluso, magari per avere la sensazione onnipotente di compiere da soli le proprie scelte.
E in effetti, guardando la stessa medaglia dall’altro lato, quello che angoscia i genitori è proprio la consapevolezza di non essere più in grado di monitorare fino in fondo le sperimentazioni dei figli.
Tanto più che, quando si tratta di prevenire comportamenti a rischio come l’abuso di sostanze psicotrope (droghe, alcol, tabacco) la strategia non può essere quella di salire in cattedra ed enunciare nel dettaglio una serie informazioni scientifiche, per esempio sui danni dell’Ecstasy, o di precetti morali. Anche perché, se l’adolescente attraversa un momento di disagio particolare, di tensione accentuata, il rischio è quello di provocare un atteggiamento di contestazione esplicita, che può essere agita proprio avvicinandosi a quel comportamento che i genitori tentavano di scongiurare.
È importante invece, mano a mano che i figli crescono e anche se può diventare ogni giorno più difficile, nutrire il dialogo con loro in modo aperto e onesto, proponendosi come guida a distanza, senza risultare opprimenti. Allo stesso modo, correranno meno rischi quei giovani in cui sono stati nutriti in anticipo il senso critico e la consapevolezza di sé (dei propri limiti come dei propri punti di forza): strumenti che in situazioni nuove e piene di seduzioni, possono rendere il ragazzo maggiormente in grado di analizzare la realtà e valutare le esperienze che gli vengono proposte.

Le variabili naturalmente sono tante, e non esiste nessuna cultura pedagogica che possa garantire una barriera sicura nei confronti di certi rischi, di certi sentimenti, della ricerca di certe ingannevoli vie di fuga. Quello che è possibile, però, è lavorare sul principio di realtà dei bambini, insegnando loro ad accettare esperienze formative fondamentali come la frustrazione e la gestione dello stress, perché non si ritrovino all’improvviso – proprio in una fase delicata come l’adolescenza – a scoprire che, fuori dalle dorate mura domestiche, il mondo non coincide con la loro lista dei desideri. Anche perché la diffusione delle droghe, sintetiche e non, è ormai capillare.

Intervistati per uno studio dell’Espad (European School Project on Alcohol and other Drugs) i ragazzi tra i 15 e i 16 anni appartenenti a 35 paesi europei hanno dichiarato nel 10% dei casi di aver fatto uso almeno una volta di psicofarmaci senza la prescrizione del medico. Medicinali usati dai ragazzini come una droga, dunque, per procurarsi uno sballo magari accedendo come niente fosse all’armadietto del bagno. E tornando al rapporto di Telefono Azzurro e Eurispes, tra i 12 e i 19 anni il 20,8% degli adolescenti ha ammesso di aver fumato delle canne, anche se la fascia del campione in cui si concentra il fenomeno delle droghe leggere è quella 16-19 (28,7%).I giovani intervistati hanno dimostrato comunque di conoscere abbastanza bene le conseguenze che l’uso abituale di cannabis può provocare, a cominciare dai possibili danni neurologici per arrivare all’abbassamento del livello di attenzione mentre si guida e agli effetti sulla memoria e la capacità di concentrazione. D’altra parte, come si accennava, l’uso di sostanze stupefacenti viene vissuto dall’adolescente come un modo di alleviare lo stress e di rilassarsi, di socializzare, di rafforzare l’appartenenza al gruppo e aumentare il proprio senso di sicurezza.

 

Il rapporto con il cibo
Cultura del corpo perfetto, pressioni sociali, complicate dinamiche familiari, sentimenti di inadeguatezza che possono scatenare il bisogno di tenere sotto controllo il peso nell’illusione di controllare tutta la realtà. O che portano viceversa ad aumentare lo “strato protettivo” alzando una barriera di adipe tra se stessi e un mondo vissuto come minaccia. I meccanismi per cui nell’a dolescenza il cibo e il corpo possono all’improvviso diventare dei nemici sono spesso nascosti in un groviglio di sofferenza. L’unica certezza sono i dati sui Disturbi del Comportamento Alimentare, che sono in aumento inesorabile.

 

 

 

 

A cura di: Laura Taccani

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