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Pubblicato il 28 giugno 2010

Amicizia e sessualità in adolescenza: verso una nuova socialità

In questa delicata fase di crescita, in cui il giovane sente venir meno molte delle certezze in cui ha vissuto fino ad ora, l’appartenenza a un “gruppo” e lo sviluppo di una nuova socialità assumono un’importanza molto accentuata.
Se verso i 9-11 anni il bambino dovrebbe aver già superato il cosiddetto egocentrismo infantile, è verso i 15-16 anni che il rapporto con i coetanei viene investito di aspettative diverse e molto più coinvolgenti: non si tratta più solo di avere amici con cui giocare e trascorrere spensieratamente il tempo libero, ma di “compagni di crescita” con cui condividere sempre più le aspettative, le idee, gli ideali, i punti di riferimento sociali e, insomma, quell’insieme di coordinate di cui un teenager ha più che mai bisogno per il grande cambiamento che inizia a vivere.
Ecco perché, per il ragazzo che inizia a uscire dalla protezione dell’alveo famigliare, il sentimento di solidarietà nei confronti dei compagni e l’appartenenza al classico gruppo dei coetanei si connota di valenze particolari. Valenze da un lato importantissime per il giovane – che vi trova un sostegno per aumentare l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità – dall’altro potenzialmente pericolose quando il gruppo scivola verso comportamenti a rischio, e quando il bisogno di emancipazione finisce per sconfinare in condotte di contestazione e trasgressione anche violenta, in atteggiamenti di bullismo, in comportamenti criminali che rafforzano sì l’identità del giovane, ma connotandola esclusivamente in maniera negativa. Il bisogno di essere qualcuno, in quei casi, può essere fatto coincidere con quello di essere contro tout court, e la pressione esercitata dal gruppo dei pari può accentuare queste pulsioni e nutrire una sensazione illusoria di forza e di impunità. In pratica, all’interno del gruppo si attenua la percezione del pericolo e si sottostimano le conseguenze negative delle proprie azioni.

Quando invece il gruppo dei coetanei rimane un ambiente “sano”, in cui condividere e confrontare progettualità uguali o anche diverse, esperienze di crescita, valori comuni, l’adolescente vi troverà gli strumenti necessari ad aumentare la consapevolezza di chi è e cosa vuole diventare,portando avanti un modello che può anche legittimamente non coincidere con quello dei suoi genitori. Il gruppo, allora, rimane quello che dovrebbe essere: una dimensione in cui si accentuano le inclinazioni spontanee dei ragazzi verso l’autonomia, la scoperta, la sperimentazione costruttiva.
Va ricordato poi che maschi e femmine non vivono quasi mai nello stesso modo l’appartenenza al gruppo: i primi vi cercano soprattutto un sostegno al percorso di emancipazione dall’autorità genitoriale mentre le seconde lo vedono come un mezzo per allacciare relazioni interpersonali psicologicamente molto coinvolgenti.

 

La scoperta del sesso
La consapevolezza della maturazione sessuale è uno dei passaggi decisivi che il teenager deve affrontare.
I cambiamenti che egli vede verificarsi nel proprio corpo possono generare orgoglio e nello stesso tempo imbarazzo, e ancora una volta il “terreno di crescita” sarà già stato concimato dall’a tteggiamento che i familiari hanno avuto negli anni precedenti riguardo alla sessualità. Se cioè i genitori hanno sempre affrontato le questioni relative al sesso con naturalezza, e fornito (in termini per lui comprensibili) le spiegazioni che il bambino via via chiedeva, allora è probabile che anche in questa fase il giovane affronti la sua nuova dimensione sessuale senza complessi e senza tabù. Se viceversa la sfera sessuale è stata oggetto di atteggiamenti imbarazzati, o peggio ancora colpevolizzanti e repressivi, può svilupparsi anche nell’adolescente un sentimento di insicurezza e di imbarazzo per quello che gli sta succedendo.

Anche perché se la maturazione sessuale è sufficientemente raggiunta dal punto di vista fisico, non è assolutamente così dal punto di vista emotivo, nel senso che i riflessi della cosiddetta “ sessualità alloerotica” (quella, cioè, che sente di aver bisogno di un partner) trovano spesso una situazione psicologica ancora impreparata, in cui le pulsioni fisiche fanno fatica ad armonizzarsi con il bisogno di dare e ricevere affetto.
Ma se è normale – e bello, e giusto – che le prime esperienze siano tutte da costruire, il fatto che esse siano (come confermano le indagini sociologiche) sempre più anticipate nel tempo accentua senza dubbio le incognite e i rischi del percorso di maturazione.

Anche in questo caso, diverso poi è il modo in cui maschi e femmine vivono la nuova sessualità. Mentre i primi hanno pulsioni più intense a livello genitale, che però tendenzialmente coinvolgono meno tutta la persona, per le femmine accade il contrario: la loro sessualità è meno accentuata nell’aspetto genitale ma molto più coinvolgente a livello emotivo, e questo fa sì che trovi più facilmente il modo di essere sublimata.
Molti sono peraltro i rischi in agguato, a cominciare dalle gravidanze indesiderate e dalla malattie sessualmente trasmissibili. Per entrare nel dettaglio dei rapporti anticipati a cui si faceva riferimento più sopra, i dati più recenti sono francamente allarmanti. Secondo un rapporto pubblicato dai Centers for Disease Control and Prevention, il 14% degli adolescenti americani ha rapporti sessuali prima dei 15 anni, e solo negli Usa, che detengono il primato di school pregnancy, ogni anno si verificano quasi 750mila gravidanze sotto i 20 anni.
Da noi, un’indagine recentemente condotta dalla SIGO (Società Italiana Ginecologia e Ostetricia) su un campione di adolescenti con caratteristiche eterogenee, non solo conferma l’aumento delle gravidanze non volute nelle under 20, ma aggiunge un dato ancor più grave: il 40% di queste gravidanze riguarda ragazzine con meno di 16 anni. Solo il 58% degli intervistati, poi, si è dimostrato a conoscenza di altre malattie a trasmissione sessuale oltre all’Aids, e l’80% delle under 17 ha confessato di non aver ancora effettuato la prima visita ginecologica e di trovare online le sue informazioni.
Senza contare che il profilattico, che resta il contraccettivo più diffuso, viene utilizzato solo dal 17,6% degli adolescenti, e che la maggior parte di loro non saprebbe spiegare la differenza tra un contraccettivo ormonale e uno di barriera. La strada dell’informazione e della prevenzione, insomma, è più lunga di quanto a volte si possa pensare.

 

A cura di: Laura Taccani

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