Amori a distanza: quanto la lontananza unisce

Amori a distanza: quanto la lontananza unisceCome capita ormai per molte cose, il successo di questa tendenza lo si può misurare dal numero di definizioni create ad hoc dal mondo anglosassone. E per gli amori a distanza, fenomeno in crescita costante in tutto il mondo, ultimamente le definizioni che vanno particolarmente forti sono due: l’acronimo LAT, che sta per Living Apart Together (tecnicamente quelli che vivono insieme ma stando ciascuno per conto suo), e i cosiddetti amori Distant Hello, perché il buongiorno se lo danno da distanze chilometriche anche considerevoli. Si tratta insomma di relazioni a geometria variabile, che crescono anche perché in un mondo 2.0 la tecnologia permette – e spesso concorre a creare – rapporti e innamoramenti in cui la quotidianità assume differenti contorni. Nel senso che, da un lato, amarsi senza frequentazione costante è più facile nell’era di Skype, FaceTime, Viber e Whatsapp (ma anche nell’era in cui si può arrivare in tre ore scarse da Roma a Milano, o prenotare per poche decine di euro un volo per la Francia). Dall’altro è la rete stessa, e principalmente i suoi social network, a far nascere sempre più spesso non solo effimeri flirt che si esauriscono in chat, ma anche storie d’amore vere e potenti. Innamoramenti reali tra persone che scelgono di saltare a piè pari lo schermo attraverso il quale si sono conosciute, per “annusarsi” nella vita vera e costruire insieme qualcosa. Pur non potendo vivere nella stessa città, e a volte nemmeno nello stesso paese.
E sono davvero sempre di più le coppie che si strutturano in questo modo più “fluido”. Vedendosi magari nei week end, come succede per esempio quando la lontananza fisica, quella misurabile dal Gps diciamo, è relativa e motivata da impegni di lavoro di uno o di entrambi i partner. Sono quelle che l’University of Kansas ha chiamato in un suo studio Dual Career Couples, coppie in cui le scelte in funzione della carriera vengono anteposte a quelle in funzione della coppia. Diverse sono invece le storie di chi riesce a incontrarsi magari più raramente, a volte non più di una volta al mese, perché dietro a quella scelta vi sono ragioni di altra natura. L’esempio più emblematico è quello delle relazioni a distanza nate al di fuori delle coppie istituzionali, e quindi con una minore, e spesso sofferta, libertà di vivere il nuovo rapporto. L’Istat ci dice che solo in Italia, attualmente sono quasi 4 milioni (ossia, più o meno, l’8% della popolazione) gli individui che si amano pur non rimettendo ogni sera vicini gli spazzolini da denti. Per la maggioranza si tratta di giovani al di sotto dei 30 anni (nel 28,4% dei casi), segue un 10,8% tra i 30 e i 39 anni, e un coraggioso 3,4% di distant lovers che hanno superato la tappa di “splendidi quarantenni”. Da un punto di vista geografico questa forma di relazione reloaded riguarda più il Centro/Nord (8,4%) che non il Sud e le Isole (6,5%), ed è localizzato più frequentemente nelle aree metropolitane (9,5%) e in quelle periferiche (9%). Un ultimo dato interessante è quello sulla longevità di queste unioni, che mediamente supera la soglia fatidica dei 7 anni, e la relativa celebre crisi.
I motivi da considerare sono tanti, perché se l’amore senza quotidianità ha i suoi limiti, è anche vero che entrano in gioco parecchi elementi a favore. Lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, riassume: «La lontananza, paradossalmente, avvicina nei rapporti a distanza. Stando lontani si mantiene il clima da “luna di miele” e, quando ci s’incontra, la qualità del tempo passato insieme è generalmente migliore, perché sia mentalmente sia fisicamente non ci siamo abituati al partner e non abbiamo annacquato la passione e le attenzioni con la routine». Entra ancora più nel dettaglio il dottor Andrea Carubia, con studio a Padova, Vicenza e Piove di Sacco (www.psicologo-psicoterapeuta-sessuologo.it): «Esistono molte coppie di questo tipo che possono essere più solide e in sintonia delle altre che invece convivono o condividono la stessa città, tenendo conto che la lontananza è un concetto relativo (infatti ci può essere molta più lontananza tra due partner che vivono sotto lo stesso tetto di quanta ce ne sia tra due che vivono a chilometri di distanza) e, in questo caso, correlato a ciò che definiamo “distanza psicologica affettiva”». E va sottolineato anche un altro aspetto, chiosa il dottor Carubia, ossia il fatto che «si evitano i “rapporti fusionali” – del tipo facciamo tutto insieme, che in molte coppie annulla ciò che è una sana individualità – e si litiga meno, almeno di persona». Viceversa, il discrimine sta nel mantenere una progettualità comune, concreta o emotiva che sia. È questo che fa la differenza tra un rapporto a distanza (pro)positivo e creativo – in cui si condividono ideali e sogni e punti di vista – e una relazione scelta viceversa proprio sulla base della lontananza. Perché meno impegnativa sul piano profondo, e schermata (metaforicamente e non) dietro al video di quei pc che possono diventare realmente strumenti a doppio senso.

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