Chi ha paura di rimanere single?

Chi ha paura di rimanere single?Lo avevamo intuito, ma ora la notizia è certa: in Italia il numero dei single è in crescita esponenziale. I dati definitivi del quindicesimo censimento generale sulla popolazione, effettuato dall’Istat nel 2011 e reso noto da qualche mese, rivelano che ormai una famiglia su tre è composta da una sola persona. Il che, tradotto, significa la bellezza di 7.667.305 single. L’aumento delle famiglie unipersonali si registra su tutto il territorio nazionale, anche se restano significative differenze tra aree geografiche: quote più basse della media si hanno in quasi tutte le regioni del Sud e delle Isole, quelle più alte in Liguria (40,9%), Valle d’Aosta (39,6%) e Friuli-Venezia Giulia (35,6%). La capitale dei single è Milano. Alla fine del 2009 i cognomi solitari sui citofoni dei condomini erano 340mila, il 49% delle famiglie; a dicembre 2011 erano già saliti a 368mila, il 51% dei nuclei residenti. La maggioranza.
Il fenomeno, certo, è legato al progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche dal boom di separazioni e divorzi, raddoppiati in dieci anni. E dal mutato contesto sociale. C’è chi vive da solo per scelta, soprattutto nelle grandi città, e vive una vita felice e spensierata. Addirittura eccitante. E c’è chi è single per necessità o contro la propria volontà e desiderio, magari si ritrova single di ritorno, dopo la fine di una convivenza o di un matrimonio decisa dall’altro. C’è chi è contento di essere libero e indipendente, e desidera continuare a esserlo. E al contrario chi ha una paura tremenda di non riuscire più a trovare più l’amore vero e restare single a vita, soprattutto se si avvicina o ha già superato i quarant’anni. E allora sono dolori.
Secondo uno studio dell’Università di Toronto, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, infatti, la paura di restare single può portare a mantenere delle relazioni inappaganti o iniziare storie con partner sbagliati. Avete presente i tanti matrimoni fatti in fretta e furia perché «se ti sposi dopo i quaranta sei ridicola» o perché «a una certa età bisogna accontentarsi»? Ecco.
La paura della solitudine colpisce uomini e donne allo stesso modo. Se tra le donne prevale soprattutto la «paura di restare sole da vecchie», e la convinzione che «le persone che non si fidanzano siano un po’ tristi»; gli uomini dichiarano di avere spesso l’impressione che «tutti abbiano una relazione tranne me». Maschi e femmine senza distinzione, temono soprattutto «che si avvicini il momento in cui sarà troppo tardi per avere una relazione», e a tutti viene «l’ansia a pensare che si resterà single per sempre». Ed è proprio quest’ansia, dicono i ricercatori, che «svolge un ruolo chiave nelle future relazioni, condannandole a un’alta probabilità d’instabilità. Fatto sta che la paura della solitudine è un’esperienza dolorosa, sia per gli uomini sia le donne, infelici allo stesso modo».
Questa paura quasi patologica di rimanere single (o zitella, che è peggio), che la vulgata comune chiama sindrome di Bridget Jones, è definita dalla letteratura scientifica anuptafobia. Si tratta di un disagio che colpisce soprattutto gli over 30 e che è in costante aumento. I sintomi sono quelli tipici delle fobie e comprendono ansia, panico e sindromi depressive. Durante un attacco acuto possono comparire sudorazione, tachicardia, paura di morire. Spesso la fobia ha un andamento ciclico: a periodi di relativo benessere ne seguono altri di profonda prostrazione, di solito in coincidenza con i periodi più “delicati” dell’anno, come la famigerata festa di San Valentino, le vacanze di Natale e quelle estive, le feste di compleanno.
Che fare allora per non restare vittime dell’anuptafobia? Nei casi gravi, come per tutte le fobie, bisogna rivolgersi a un terapeuta, ma uno di quelli bravi. Per tutti gli altri, invece, il solo fatto di riconoscerne i sintomi (nella speranza che siano lievi), può essere addirittura salutare. E rappresentare lo spunto per prendere consapevolezza dei propri limiti e modificarli, scongiurando così un destino che, sappiatelo, è tutt’altro che ineluttabile.
Soprattutto bisogna imparare ad apprezzare i momenti di solitudine. Fino ad arrivare a desiderarli, ad averne un bisogno quasi. È solo in quei momenti, quando si è lontani da tutti e tutto (soprattutto dai social network), che emergono gli stati d’animo più profondi. È lì, e solo lì, che nascono i pensieri critici e la creatività. La solitudine ci dà la possibilità di confrontarci con i nostri segreti; di rimettere ordine nelle emozioni senza farci travolgere; di mettere a fuoco le relazioni che abbiamo instaurato nel tempo e gli amori, o presunti tali, che ci sono capitati; di guardarci allo specchio e riconoscerci per quello che siamo. E di rimettere in moto quella forza propulsiva che porta alla scoperta della serenità e dell’equilibrio.
E poi, diciamolo, il modo migliore per non restare single per sempre è trovare l’amore, è non cercarlo. E godersi fino in fondo la libertà e il tempo che si ha a disposizione, sfruttandolo per assecondare ogni desiderio, passione e interesse. Il resto, amore compreso, con un po’ di fortuna verrà da solo. Quando meno ce lo si aspetta. E comunque non bisogna mai dimenticare che tutti, almeno una volta nella vita, sono stati single. Anche quelli che adesso vivono una meravigliosa, infinita e invidiabile storia d’amore.

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