Gelosia del passato

La gelosia di un passato che torna

L’hanno ribattezzata anche Sindrome di Rebecca, in senso hitchcockiano. È l’ossessione, sia maschile che femminile, per le relazioni passate del proprio partner. Per fortuna di solito non raggiunge punte di drammaticità come quelle del film in questione (Rebecca la prima moglie, appunto),  ma è altrettanto vero che può insinuarsi nel rapporto di coppia, avvelenandone la quotidianità e finendo per minarne le basi.

 

Il punto sta naturalmente nell’intensità dell’emozione che si prova: e cioè, nello sconfinamento da un sentimento tutto sommato naturale, in uno ossessivo e non controllabile. In altre parole, è quasi fisiologica una certa dose di gelosia del passato coinvolgente – e non condiviso – del proprio partner. Soprattutto quando questo background comprende “giri di boa” significativi come un matrimonio o la nascita di un figlio. O ancora quando “l’ex” incarna valori che lo possono rendere facilmente idealizzabile: quando è molto affascinante, per esempio, o ricco di qualità, o di prestigio sociale. In situazioni di questo tipo è abbastanza normale nutrire inizialmente una forma di gelosia verso chi ci ha preceduto. Diverso è se questo atteggiamento interiore non accenna a diminuire, e anzi da sentimento “sottotraccia” si trasforma in un groviglio di non-accettazione e sofferenza, da cui non ci si riesce a liberare, una forma di gelosia patologica e ossessiva.

Fantasmi dal passato
Capita così frequentemente che su Maldamore.it (il più importante sito italiano dedicato alle dipendenze affettive e relazionali) si parli esplicitamente dei casi in cui l’ex diventa di un fantasma minaccioso, una figura onnipresente all’interno della coppia, al punto da impedire la serenità della nuova storia. In questi casi non solo il passato torna a essere presente, ma finisce per assumere un’importanza e un’attualità che impediscono di fatto il passaggio definitivo a una nuova fase della vita. Anche perché una gelosia ossessiva per le esperienze trascorse può nascondere elementi diversi, e per comprenderne le dinamiche bisogna spesso risalire molto indietro. Fino a che punto, lo abbiamo chiesto al Dr. Paolo Quinzi, psichiatra e psicoterapeuta a Roma.

«Naturalmente, più la personalità presenta delle cosiddette “aree di immaturità”, più fortemente verrà sperimentata questa gelosia. Ecco allora che il fatto di indagare il passato si può configurare non più come una curiosità (più o meno legittima) nei confronti dell’identità di chi ci sta di fronte – conoscere più a fondo il proprio compagno è una delle possibili motivazioni dell’indagine – ma piuttosto come una non accettazione della sua separatezza». In pratica, è come se la persona tormentata da questo tipo di gelosia dicesse “non posso accettare che lui/lei abbia un passato, perché significa che noi non siamo sempre stati insieme”. Nei casi più estremi, ricorda lo psichiatra, questa negazione della diversità di storia dell’altro può portare alla disperata ricerca di rassicurazioni. E a deliri di gelosia con conseguenze anche tragiche.

 

Alti e bassi del presente
Si aggiunga che nella quotidianità della vita di coppia si è costretti a confrontarsi con difficoltà, routine, inciampi della vita, disillusioni. Al contrario, il passato viene spesso silenziosamente idealizzato, collocato su un piedistallo a una lontananza che ne smussa gli aspetti più spigolosi. Il tempo ridimensiona cioè gli elementi negativi della relazione che si è conclusa, e per una persona affetta da insicurezza può diventare insopportabile l’idea che l’altro abbia ricordi di cui lui non farà mai parte. Prosegue il Dr. Quinzi:«Nei momenti di crisi di coppia, o quando si sperimentano frustrazione e insoddisfazione, è possibile che si tenda a percepire il partner come non sufficientemente accuditivo, a immaginare/temere che sia stato più amorevole nelle sue passate esperienze affettive. L’idealizzazione del passato in questo caso è anche al servizio di un meccanismo difensivo, che genera sofferenza ma che paradossalmente tende anche a salvare il partner. Detto in altre parole: è come se il soggetto si svalutasse, e giustificasse la preferenza che ritiene sia stata data agli amori del passato. Un po’ quello che, in forme diverse, succede ai bambini maltrattati: pur di salvare il genitore pensano di essere poco amabili, addirittura responsabili di quello che succede».

 

Voltare pagina
Non c’è presente senza accettazione: questo è il software che bisogna installare. Perché la costruzione di un nuovo rapporto – e soprattutto di un rapporto affettivo adulto – passa prima di tutto dal riconoscimento di una alterità del partner. E dunque, ribadisce il Dr. Quinzi, si fonda sull’impossibilità di controllarne tutte le emozioni. «Una relazione matura e consapevole è basata, per così dire, sul diritto che ognuno abbia delle “zone d’ombra private” che non possono né debbono essere invase. In questo senso, anche se dolorosamente, sia il passato che il futuro del mondo degli affetti vengono riconosciuti come diritti inalienabili della persona. Se vi è questa maturità, le attenzioni e gli atti d’amore all’interno della coppia vengono maggiormente apprezzati, e rafforzano l’unione perché non sono considerati come dovuti (in una prospettiva infantile) ma come doni d’amore». E quindi discrezionali, ma gratificanti più di ogni altra cosa.

 

A cura di: Laura Taccani

 

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