Giornata nera? Sopravvivere si può

Capita a tutti una giornata no. Ci si sveglia al mattino di cattivo umore, già stanchi, svogliati e con la sensazione di non avere l’energia per affrontare i mille impegni e le scadenze di ogni giorno. Poi si trova la forza per alzarsi e uscire di casa, ma tutto sembra andare storto: i capelli non vogliono saperne di stare in ordine, l’ascensore non arriva, perdiamo l’autobus, il capo ci rimprovera, magari ci sporchiamo pure il vestito. E l’arrivo dell’autunno, purtroppo, non aiuta: piove spesso, iniziano i primi freddi, il tempo uggioso certo non giova all’umore. Eppure sopravvivere a una giornata no è possibile. A volte può trasformarsi addirittura in un’opportunità.

Con la consulenza della dottoressa Giulia Marchiori, psicoterapeuta a Milano.


«Il primo passo» esordisce la psicoterapeuta «è cercare di accettare la situazione e le proprie emozioni, tenendo presente che nulla è immutabile e tutto passa». Che il mood negativo sia dovuto a eventi negativi che ci sono capitati, a qualcosa che si deve fare, o più semplicemente, al fatto che si ha la luna storta, è essenziale rendersi conto che le giornate nere capitano, fanno parte della vita, ma si tratta di momenti transitori. «Altrettanto fondamentale è cercare di non perdere di vista il quadro d’insieme, non concentrarsi su ciò che ci ha contrariato, vedendo solo quello nella sua negatività, ma inserirlo in un contesto più ampio». In altre parole, ridimensionare e relativizzare. Spesso, invece, ci si lascia sopraffare dal malumore e si lascia che dilaghi, come una marea nera, sovrastando tutto ciò che di positivo c’è nella nostra vita.

Vietato rimuginare dunque?
«Sì e no» risponde Marchiori «Certo, staccare un po’ la spina, cercare di distrarsi, ritagliarsi un momento durante il giorno per fare qualcosa che davvero ci dia soddisfazione, un benessere fisico e mentale, può essere utile». E allora, se ci si è svegliati inversi, provare a coccolarsi un po’ preparandosi una buona colazione, ascoltando una canzone che ci piace, mettendoci le nostre scarpe preferite. Tante volte, così facendo, il malumore del mattino, apparentemente immotivato, poi se ne va.
Una volta rientrati a casa dopo una giornata no, invece, immergersi in un bagno caldo e profumato, leggere un bel libro, telefonare a un’amica, darsi qualcosa di buono per cercare di addolcire un po’ quello stato d’animo.
«Ma rimuginare è normale» aggiunge la psicoterapeuta «e può anche servire, a patto di non girare a vuoto col pensiero, in modo sterile e ossessivo». L’importante è che il lavorio mentale sia costruttivo, cercare di capire perché una data situazione ci affligge così tanto ed eventualmente focalizzare il problema (se ce n’è uno specifico) pensando a come risolverlo e a cosa fare in futuro per affrontare meglio una situazione del genere o non trovarcisi più.

Un altro mito da sfatare è quello di dover mantenere la calma a tutti i costi
« Qualche volta arrabbiarsi fa anche bene» sostiene Marchiori. «Non è detto che la rabbia in sé sia una cosa così negativa, il punto è che non sia scomposta e distruttiva. È importante non rivolgerla verso sé stessi, ma incanalarla e trasformarla in una risorsa».
Essere molto arrabbiati per un qualcosa che al momento non ha soluzioni è una buona occasione per fare cose, magari un po’ sgradevoli, per le quali occorre una certa dose di grinta e determinazione (per esempio farsi restituire dei soldi da qualcuno in credito con noi); cose che spesso si rimandano proprio perché non si ha voglia di rovinarsi l’umore o non si ha la carica necessaria per affrontarle.
Se invece che arrabbiate, però, vi sentite piuttosto depresse, giù, svogliate e fiacche, e non avete voglia di far nulla, se la giornata proprio non gira, cercate di evitare le decisioni importanti, rimandandole a domani, quando la “gnagnera” sarà passata, sarete più serene e potrete contare sulle vostre risorse mentali al completo. «Certo, avere la possibilità di dilazionare certe decisioni, pensarci con calma e a mente lucida, è decisamente meglio» sottolinea la psicoterapeuta «ma può anche succedere che non sia possibile». In questo caso, per superare l’impasse è essenziale individuare il problema con precisione.
Ci si può riuscire da sole oppure ci si può far aiutare da un’amica, perché a volte gli altri possono darci una mano a vedere le cose da un’altra prospettiva e trovare più facilmente il bandolo della matassa. Mai isolarsi, quindi, e chiudersi in se stessi e nel proprio malumore. Molti, persone, invece, quando tristi e maldisposte, finiscono per “ rintanarsi nel proprio cantuccio” proprio perché si sentono in colpa per il fatto di non essere in quel momento simpatiche, brillanti e in piena forma.
«È un errore!» ribadisce Marchiori. «Gli amici, quelli veri, devono esserci anche quando siamo giù di corda, non pretendono certo che siamo sempre al massimo e magari sono pure contenti, quando possono, di sostenerci ed esserci utili».

«Qualunque sia il motivo del malumore, comunque» conclude Marchiori «è fondamentale non criticarsi mai per il proprio stato d’animo, perché questo non fa che aggiungere un problema a un altro problema. Arrabbiarsi con se stessi per ciò che si prova è sempre fuori luogo. Piuttosto – e questo vale non solo per le giornate no, ma in ogni momento della vita – mettersi in una posizione mentale di ascolto verso se stessi, comprensione e curiosità per ciò che si sente, anziché di critica».

 

Insomma, volersi bene e sfruttare le giornate no come un’occasione per capire qualcosa in più su di noi.

A cura di: Alessandra Terzaghi

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