Il counsellor, professionista della relazione d’aiuto

Un po’ di storia

La figura professionale del counsellor nasce in America (Stati Uniti) agli inizi del 900 come risposta ai bisogni di quelle figure professionali che, pur non essendo psicologi o psicoterapeuti, svolgono un’attività a stretto contatto e a sostegno della persona, che richiede maggiori abilità di autoconsapevolezza, empatia e ascolto (per esempio medici, infermieri, insegnanti, ecc).
La professione si sviluppa e cresce nell’humus culturale della psicologia umanistica-esistenziale, grazie soprattutto all’attività di Carl Rogers e Rollo May, che promuovono un nuovo atteggiamento di fiducia nelle capacità di autodeterminazione e crescita personale, nel pieno rispetto della libertà dell’individuo.

Counselling e relazione d'aiutoIl counsellor centrato sulla persona – questo il nome dell’approccio sviluppata proprio da Carl Rogers – pensa che il cliente abbia al suo interno risorse di sviluppo. Possieda la capacità di crescere verso la realizzazione della propria unica identità ed anche la capacità di uno sviluppo sempre più armonico e inserito costruttivamente nel contesto sociale.

 Cosa non è il counselling

Il counsellor non è uno psicologo, non può occuparsi di psicodiagnostica e non può somministrare test.
Non è un assistente sociale, perché non ha possibilità di intervenire sul contesto e sull’ambiente. Non è nemmeno uno psicoterapeuta in quanto non opera su aspetti psicopatologici e/o profondi della personalità.

Ma allora a cosa serve questa figura professionale?

Secondo la definizione del CNCP “il Counsellor è la figura professionale che aiuta a cercare soluzioni di specifici problemi di natura non psicopatologica e, in tale ambito, a prendere decisioni, a gestire crisi, a migliorare relazioni, a sviluppare risorse, a promuovere e a sviluppare la consapevolezza personale su specifici temi.”
Può capitare di trovarsi di fronte a momenti di crisi o a situazioni particolari di difficoltà: la scelta della scuola o di una nuova professione, una malattia o la necessità di sostenere un parente malato, un lutto o un momento di crisi di coppia

Il counsellor, attraverso l’ascolto attivo ed empatico, contribuisce a creare il clima favorevole a una maggiore consapevolezza del problema, dei nostri bisogni e delle nostre emozioni.
La relazione che si instaura con il counsellor è l’elemento chiave: sentirsi compresi e accettati senza pregiudizi, ci sostiene nella capacità di auto accettazione e ci permette di avere uno sguardo più lucido sulla situazione che stiamo vivendo.

Possiamo sintetizzare le caratteristiche del counselling in tre punti:

  1. ha come obiettivo la determinazione, da parte del Cliente,di strategie decisionali orientate a soluzioni di problemi specifici nell’ambito di un progetto di vita personale;
  2. consiste nel promuovere e supportare nel Cliente la presa di coscienza di elementi quali i propri bisogni, desideri e aspettative e lo sviluppo delle proprie caratteristiche (capacità e limiti) individuali;
  3. ha come effetto il rafforzamento nel Cliente del senso di identità e del potere personale ed, eventualmente, professionale (empowerment).

 

Il Counseling in Italia
Al contrario della maggior parte dei Paesi europei, in Italia il counselling in Italia non è ancora una professione regolamentata: ciò significa che lo Stato non indica i requisiti minimi necessari per esercitarla e che non esiste alcuna normativa di riferimento, nessun percorso formativo obbligatorio né un albo professionale. In attesa che una normativa venga creata e che l’Italia si porti al passo con il resto dell’Europa, per scegliere un professionista serio ed affidabile è possibile fare ricorso alle principali associazioni di categoria, che spontaneamente si sono organizzate e date un codice deontologico:

  • SICO Società Italiana di Counseling, nata nel 1993
  • CNCP Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti, fondato nel maggio 2002

 

 

A cura di: Francesca Memini

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