Il mio ex? Lo tengo d’occhio grazie a Facebook

Il mio ex? Lo tengo d’occhio grazie a FacebookMaledetto Facebook! Il social network più famoso del mondo, che Mark Zuckerberg, l’ex enfant prodige in infradito, oggi trentenne, ha inventato quando era uno studente di Harvard, ha appena compiuto dieci anni. Nel frattempo lui è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta, mentre noi, che ormai siamo più di 1,3 miliardi, non riusciamo più a uscire dal tunnel nel quale ci ha infilato.

Certo, Facebook ha (anche) i suoi lati positivi. È uno straordinario strumento di informazione, svago e comunicazione, oltre che un modo efficiente per tenersi in contatto con chiunque, ovunque e in tempo reale. È un’agorà pubblica, una fucina di nuove idee e un luogo dove scoprire e coltivare nuovi interessi.

Ma le controindicazioni? C’è il rischio di lasciarsi andare a stili di vita poco sani e di perdere il contatto con la realtà, il rischio obesità, il rischio dipendenza, il rischio perdita di concentrazione, il rischio alienazione eccetera… gli effetti più negativi sono quelli sull’amore. Anche e soprattutto sulla fine di un amore.

Già, perché le storie d’amore, ahinoi, a volte finiscono. E quando finiscono, fa male. Ci vuole del tempo per guarire le ferite, elaborare il lutto, rimettersi in piedi e prepararsi a un nuovo inizio. E l’idea che in questa fase si possa restare amici è un’utopia. Figurarsi restare amici su Facebook.

Una volta era più facile dimenticare l’ex. Bastava cancellare il numero di telefono, evitare gli amici in comune, stare alla larga dai locali che si frequentavano insieme e il gioco era fatto. Oggi, con Facebook, è tutta un’altra storia. E cedere alla tentazione di dare una sbirciatina al profilo dell’ex fidanzato è solo questione di un clic. Basta un attimo ed ecco apparire davanti ai nostri occhi ancora umidi le sue nuove abitudini, i suoi spostamenti, le sue vacanze, le foto delle sue nuove fiamme (o magari addirittura di lei-in-persona, la maledetta che ce l’ha portato via).

Perché su Facebook nulla è segreto o inaccessibile. E se anche lui ci ha cancellato dalla lista degli amici, per spiarlo ci vuole poco. Basta visitare la sua pagina attraverso il profilo della tua migliore amica, che non è ancora stata cancellata, oppure si può creare una falsa identità e chiedergli l’amicizia.

Se non siete tra quelle che cedono alle facili tentazioni, e la sbirciatina mai e poi mai, avete tutta la nostra stima. Ma siete una specie in via d’estinzione. Secondo un sondaggio recentemente effettuato dal Pew Research Center, un think tank di Washington, un quarto degli utenti Internet ammette di usare il web per spiare la vita di ex fidanzati ed ex fidanzate. Il 38% ha rivelato di aver cercato almeno una volta in vita sua un ex su Google, -dato in aumento rispetto all’11% emerso dall’ultima ricerca del 2005. Certo, il sondaggio si riferisce al mondo americano, dove i social network sono spesso utilizzati anche come siti di dating online, ma i dati possono adattarsi bene anche alle nostre latitudini. E comunque la tendenza pare incontrovertibile.

La cosa più grave, però, è che questo atteggiamento è ritenuto generalmente innocuo. Invece spiare il comportamento di un ex partner, controllare su Facebook chi vi aveva tanto amato non è affatto salutare. Vedere che la sua vita prosegue mentre voi, invece, siete bloccate davanti allo schermo di un computer, non fa altro che aumentare la sofferenza e la depressione.

Per guarire dalla fine di un amore serve tutt’altro. Lo psicologo americano Milton Erikson suggerisce un esercizio che chiama la prescrizione del dolore. Funziona così: per prima cosa bisogna chiedersi quanto intensamente e per quanto tempo al giorno si soffre per la persona che ci ha lasciato. Poi bisogna concentrare tutta quella sofferenza in uno o due appuntamenti quotidiani, per esempio un’ora la mattina e un’ora la sera. Un’ora piena, durante la quale non si possono prendere altri impegni, né rispondere al telefono, né mangiare, ma soltanto dare pieno corso alla sofferenza. Risultato? Dopo questo periodo di dolore obbligato, si avrà voglia di fare altro, si smetterà di stare male. E pian piano ci si dimenticherà dell’appuntamento quotidiano con le lacrime. E, forse, alla fine ci si dimenticherà anche di quel suo, maledetto, profilo Facebook.

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