La vendetta è donna?

La vendetta è donna?Non c’è Edmond Dantès che tenga. La vendetta al femminile – da Medea alla Beatrix Kiddo di Kill Bill e oltre – occupa uno spazio particolare nel nostro immaginario. A dispetto di tutti i Conti di Montecristo, appunto. Lo dicevano gli antichi dando forma ai loro timori, quando dipingevano Era come la più vendicativa tra gli dei. E ne ha colto l’essenza un poeta come Lord Byron – che scrive “Dolce è la vendetta, specialmente per le donne” – e ancor più un filosofo come Nietzsche, quando afferma “Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo”.
Non si tratta solo di folklore. Perché se è vero che non esistono dei “sentimenti di genere”, ossia dei vissuti sperimentati in esclusiva da un sesso o dall’altro, è altrettanto vero che una stessa emozione può prendere forme diverse a seconda di chi la sperimenta. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Sant’Agostino di Milano.

 

Non esistono emozioni di genere

Le emozioni, come fenomeno biologico, sono presenti sia nei maschi che nelle femmine, anche se talvolta supportate da meccanismi neurobiologici diversi. Ma essendo una dote in parte ereditata filogeneticamente, uomini e donne la condividono. I sentimenti, che sono invece un fenomeno più complesso e molto più legato alla cultura e alla società, si scostano un po’ da questo paradigma. Non si può parlare di sentimenti tipici di un certo genere, ma sicuramente si può parlare di modalità sentimentali e di sfaccettature tipiche del maschio o della femmina. Mi riferisco per esempio alla gelosia – che ha forme, cause, modalità e tempistiche diverse fra uomo e donna – ma mi riferisco anche alla vendetta».

 

In cosa si differenzia, dal punto di vista psicologico, la vendetta sperimentata da una donna? Ha valenze, intensità o altre caratteristiche particolari?

«Esistono forme di vendetta tipicamente culturali, come la vendetta per onore, tipica dei paesi asiatici e di alcune culture del Sud Italia. Le modalità di vendetta risultano diverse, anche all’interno dello stesso genere, sulla base di culture diverse: un recente studio ha per esempio dimostrato come le donne afro-americane rispondano più direttamente ai torti subiti rispetto alle donne asiatiche, che sono più subdole o quantomeno meno immediate.
La vendetta forse però non è propriamente un “seminterrato”, bensì è più congruamente definibile come l’agito che genera il danno verso la persona che si reputa causa di un’offesa, morale o materiale.
I sentimenti che alimentano la vendetta possono essere l’odio, la rabbia, il disgusto, l’invidia, la gelosia».

 

E la vendetta agita da una donna? Secondo lei le donne scelgono alcune modalità privilegiate, anche in relazione alla famosa “vendetta servita fredda” o viceversa messa in atto seguendo l’impulso?

«La donna, per quanto possa mostrarsi in tanti contesti un essere impulsivo, è maggiormente familiare a una forma di vendetta gustata come piatto freddo. Spesso le persone che non riescono a metabolizzare il torto subito – fatte salve implicazioni di onore, quindi di tipo morale – sono mosse da un bisogno di annichilire l’altro. Forse è rintracciabile anche qualche nota di sadismo, in una dinamica relazionale fatta di piccoli gesti, sottili trame che impercettibilmente tutelano la sensazione di fragilità della donna e, dall’altro, intervengono su una sorta di rimugino continuo che alimenta il disagio di una persona che prova sete di vendetta.
L’uomo, al contrario, spesso non arriva così in là nel tempo: consuma una vendetta a ritmo abbreviato, potremmo dire a rito abbreviato. In qualche modo trova quasi sempre il modo di metabolizzare l’accaduto, e va oltre.
L’uomo è meno mosso da sentimenti che perdurano nel tempo, alimentando un costante sottofondo di risentimento adatto alla vendetta. Anche la modalità “territoriale” del maschio segue questa logica, più immediata e meno mentale. La donna invece tende a non dimenticare i torti, soprattutto in amore, e soprattutto quando hanno a che fare con rivali ed ex fidanzate».

Fra uomo e donna, aggiunge lo psichiatra, la vendetta sembra avere anche un’altra differenza. Spesso nell’uomo si scatena sulla base di una logica competitiva di rango, per la donna invece sulla base di una logica coabitativa, di coppia-gruppo: «La vendetta dell’uomo è più legata al testosterone, mentre per la donna ha più a che fare con il pattern ormonale dell’affiliazione, ovvero quello dell’ossitocina».

 

Una donna che si vendica di una donna mette in atto meccanismi psicologici particolari, rispetto a quando si vendica di un uomo?

«Tipicamente è il danno sociale l’arma scelta dalla donna, nella forma dell’umiliazione, che spesso colpisce la sfera della femminilità, della lealtà di genere fra amiche. L’esempio più tipico è il pettegolezzo».

 

 

A cura di: Laura Taccani (2015)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 23 gennaio 2019

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