L’importanza di essere se stessi

L’importanza di essere se stessiQuel geniaccio di Oscar Wilde, oltre ad aver scritto capolavori immortali come il Ritratto di Dorian Gray, era capace anche di battute folgoranti. Tra i tanti aforismi che ha inventato ce n’è uno che sembra calzare a pennello col tema di questo articolo e recita: «Sii te stesso, perché tutti gli altri sono già occupati».
Al di là del sorriso che strappa immediatamente, il consiglio del poeta irlandese pare proprio essere uno dei più saggi. Oggi più che mai. Nell’Inghilterra puritana di fine Ottocento, infatti, essere se stessi poteva causare qualche guaio (Wilde trascorse due anni nel carcere di Reading perché omosessuale); più di un secolo dopo, è diventato un imperativo. Di certo il consiglio più usato, se non abusato, sparso a piene mani in ogni occasione: vuoi conquistare il vero amore? Sii te stesso. Vuoi avere successo nella vita? Sii te stesso. Vuoi fare carriera? Sii te stesso. Vuoi essere felice? Sii te stesso.
Ma è davvero così? A ben vedere sembra che la stragrande maggioranza delle persone investa grandi energie proprio nello sforzo opposto, quello di non essere se stessi. Perché in fondo è questo che ci chiede la società moderna. Come insegnano gli psicologi, infatti, la psiche è storica. E si modifica. La struttura psicanalitica freudiana, che giocava sulla dicotomia permesso/proibito (ovvero sul rapporto tra l’Es e il Super Io), ha segnato la coscienza di molte generazioni fino agli anni Sessanta. Poi, con la rivoluzione sessuale, il femminismo, l’emancipazione progressiva, le conquiste sociali eccetera, ha cessato di funzionare. La norma oggi non è più fondata sull’esperienza della colpa e della disciplina interiore, ma sulla responsabilità individuale e sullo spirito di iniziativa. Quel che ci viene richiesto, insomma, non è più di essere ubbidienti e disciplinati, ma efficienti e produttivi. Pena, la depressione.
Ecco allora che per sfuggire al senso di inadeguatezza, vero o presunto, ci si affanna nel tentativo, quasi sempre vano, di cambiare se stessi, di migliorare se stessi, di essere diversi da se stessi. Per essere (sembrare) più belle e attraenti, si investe tempo e denaro in palestre e beauty center, makeup e parrucchiere, collagene e chirurgia estetica (e lo stesso vale per gli uomini). Per essere (sembrare) vincenti, si mente, prima di tutto a se stessi: adottando un look sempre impeccabile, fingendosi curiosi anche quando in realtà non lo si è; facendo sentire importanti le persone con cui si interagisce, anche se no lo si crede; adulando chi ha il potere, frequentando altre persone di successo. Per essere (sembrare) felici, si vive una vita sempre più virtuale, scandita dai selfie (con sorriso di plastica su sfondo da cartolina) e vissuta sui social network.
Per essere all’altezza bisogna dunque dire addio a se stessi? Tutt’altro. Il paradosso è che per cambiare, per essere pienamente soddisfatti di sé, di ciò che si rappresenta, di quello che si può dare o fare, il primo passo è accettarsi e dunque abbandonare il desiderio di voler essere qualcosa di diverso. Solo a quel punto, quasi magicamente, avverrà il cambiamento.
Stiamo parlando, naturalmente di autostima. La prima cosa di cui è importante rendersi conto è che la semplice idea che ci siamo fatti di noi stessi tende a condizionare il nostro comportamento in modo tale da autoconfermare l’idea stessa: è il cosiddetto meccanismo della «profezia che si auto avvera». Se l’autostima è buona, si tende ad affrontare con fiducia ogni situazione. E il risultato, com’è facile aspettarsi, è quasi sempre positivo, il che rafforza l’autostima in un circolo virtuoso. Viceversa, quando si ha poca stima di sé, ci si aspetta di non riuscire, ci si ritira dall’azione o ci si impegna poco e male. L’aspettativa di fallire apre la strada al fallimento, con un’ulteriore abbassamento dell’autostima. È quindi fondamentale imparare a non attribuire troppo peso a insicurezze e paure, a presunti difetti e mancanze, anche perché si tende sempre a credere di essere giudicati dagli altri in maniera largamente superiore a quanto avviene in realtà.
Il trucco, dunque, è aumentare l’autostima. Come? Il primo passo è iniziare ad apprezzarsi nonostante i propri limiti e difetti, anzi proprio per i propri limiti e difetti, ricordandosi sempre che la perfezione non esiste. La prima storia d’amore che bisogna vivere con successo è quella con se stessi. E serve un amore incondizionato, che prescinda dalle prestazioni e che si concentri sulla propria unicità, originalità e irripetibilità. Il secondo pilastro dell’autostima è la visione di sé, ovvero la valutazione, fondata o meno, che si fa delle proprie qualità e dei propri difetti. Una visione positiva, anche dei limiti, consente a ciascuno di sentirsi all’altezza nell’affrontare ciò che la vita riserva; viceversa una visione di troppo limitata o timorosa, espone al disorientamento. Infine, ci vuole fiducia in se stessi: la convinzione di essere capaci di agire in maniera adeguata nelle situazioni importanti. Perché il solo difetto da superare, in fondo, è l’insicurezza.

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