Medicina estetica: la seduzione bugiarda

Ci si sarebbe aspettato (o almeno la scrivente si sarebbe aspettata) che il profluvio di labbra a canotto che invadono gli schermi televisivi e riempiono le pagine delle riviste di gossip; che tutte quelle facce gonfie di tossina botulinica (altrimenti detta botox), massacrate da ritocchini e stiramenti, trasformate in maschere di una commedia dell’arte postmoderna e tragicomica da signore un po’ âgé che non si arrendono all’incedere degli anni; che quei seni di ragazzina riempiti a dismisura fino a farne (della ragazzina) la caricatura di se stessa; insomma, che i tanti, troppi scempi causati dalla chirurgia estetica (e dai suoi surrogati), avessero portato migliori consigli. E invece, i numeri parlano chiaro.

Secondo i dati di una recente indagine condotta da Duepuntozero Research e DoxaPharma su mille donne e 250 uomini e su un campione rappresentativo di chirurghi estetici, realizzata per la seconda edizione dell’Osservatorio Nazionale sulla chirurgia Estetica in Italia, solo il 5% delle donne (e il 4% degli uomini) si dichiara contrario alla chirurgia estetica.

Più sicure con il ritocchino?
Più in dettaglio, le donne che si dicono assolutamente favorevoli al “ritocchino” sono il 28%, anche se poi solo 7 su 100 ammettono di essere già state da un chirurgo plastico. E dicono che ci vanno (o ci andrebbero) per stare meglio con se stesse (89%), per piacersi di più (87%), per sentirsi più sicure (83%). I motivi per non andarci, invece, sono il prezzo troppo alto (40%) e il timore che possa essere un’esperienza dolorosa (28%). E quali sono gli interventi più gettonati? Correggere la forma del seno svuotato o cadente (34%), rimodellarlo dopo una gravidanza o una dieta importante (33%), aumentare il seno troppo piccolo (24%); eliminare la cellulite (57%), i cuscinetti adiposi (51%), la pancia cadente (41%). E poi, cancellare le rughe (37%) e le borse agli occhi (28%), e correggere il naso (24%). Non che si voglia qui alzare il ditino e lanciarsi in filippiche senza senso e fuori del tempo. Da sempre il mondo e l’umanità che lo abita inseguono e bramano bellezza e gioventù. La società moderna ha solo estremizzato la ricerca. Secondo un economista dell’University of Texas, «le persone oggettivamente belle fanno carriera più facilmente e guadagnano di più». Non è un luogo comune: lo studioso ha calcolato che le donne belle guadagnano l’8% e gli uomini il 4% in più delle colleghe e dei colleghi meno avvenenti, e che gli uomini brutti subiscono una penalizzazione del 13% in busta paga. Anche Timothy Judge dell’Università della Florida è arrivato alle stesse conclusioni, dimostrando che la bellezza aiuta nel lavoro aumentando l’autostima e l’attenzione da parte degli altri.

L’arte dell’inganno
Riassumendo, se fino a qualche anno fa la bellezza era considerata un dono (se la si possedeva bene, altrimenti pazienza, si rientrava nell’ampia categoria dei comuni mortali), oggi, per colpa (o merito) della pubblicità, del consumismo, delle serie tv (avete presente Nip/Tuck?), del logorio della vita moderna o di quel che volete, la bellezza è diventata una legittima aspirazione. Quasi un diritto.
Ma siamo sicuri che quella promessa dalla chirurgia estetica sia vera bellezza? Sospendiamo il giudizio e citiamo invece la teoria di Ludovico Verde e Stefano Iacone, autori del libro L’amore ai tempi del genoma (Edizioni Psiconline) che inquadrano il fenomeno dal punto di vista evoluzionistico. E sostengono che tematiche fondanti la nostra contemporaneità, come appunto la manipolazione dei corpi e la chirurgia estetica, possono avere un risvolto utilitaristico declinate nell’agone della competizione sessuale. «Il tutto è finalizzato alla trasmissione di un messaggio funzionale al raggiungimento di uno scopo: il mio corpo è un organismo riproduttivo standard ad elevata fertilità e questa funzione potrà essere assicurata per un gran numero di anni», dicono Verde e Iacone. E aggiungono: «L’arte dell’inganno è alla base delle relazioni tra uomini e donne, trattasi di una corsa agli armamenti della menzogna cominciata tanto tempo fa e che dura tuttora, sempre di più raffinandosi».

La chirurgia estetica è una menzogna, dunque. Ma utile. Sarà per questo che, come dice un attento osservatore (e fustigatore) dei costumi moderni, il fotografo Olivero Toscani, «donne e uomini, giovani e vecchi, siamo tutti comete, milioni di Pinocchio in cerca di un Geppetto che ci tolga i nei e le macchie della vecchiaia, che modelli mani e glutei, nasi e labbra. Ebbene, è inutile negare che questa domanda di bellezza, questo bisogno legittimo e diffuso, di cambiare se stessi, ha dei rischi. Vale la pena correrli?». Ciascuno può rispondere per sé. Umilmente vorremmo suggerire che, come al solito, la cosa più importante è la misura (Cindy Jackson, nata in Ohio nel1956, entrata nel Guinness dei primati per aver affrontato più di 50 interventi di chirurgia plastica in poco più di vent’anni, non è un esempio da seguire!).
Se c’è bassa autostima, ansia, narcisismo o disturbi dismorfici (cioè quando ci si preoccupa esageratamente per un difetto lieve), bisogna stare alla larga da qualsivoglia centro di chirurgia estetica e puntare diritti allo studio di uno psicoterapeuta (anche se ci rendiamo conto che in questi casi l’autodiagnosi è difficile, se non impossibile). In ogni caso, se proprio si decide di sottoporsi al bisturi, è fondamentale affidarsi a uno specialista (niente low cost, insomma) che sia in grado di effettuare una diagnosi precisa. Che sappia indicare la corretta metodologia di intervento, illustrando i pro e, soprattutto, i contro. Che sappia ricorrere alla tecnica medica più idonea a correggere il difetto specifico, e che operi in assoluta sicurezza e igiene. Ecco, lasciate perdere i suggerimenti delle amiche…

 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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