Onicofagia, cos’è e come combatterla

L’onicofagia (dal greco ονυξ onyx, “unghia” e φαγειν phagein, “mangiare”) è un disturbo compulsivo che induce la persona che ne soffre a mangiarsi le unghie e può portare, nei casi più gravi, anche a interessare pellicine e cuticole circostanti.

Le origini del problema
Le ragioni di un tale comportamento vanno da ricercarsi normalmente nel tentativo di controllare periodi di particolare stress, ansia, forte nervosismo, rabbia o grande noia ricorrendo ad una pratica già sperimentata con successo in età infantile, cioè la soddisfazione orale, che nei primi mesi di vita è rappresentata dalla suzione del seno materno (e del suo principale surrogato, il ciuccio). Allora ci si attaccava al capezzolo della mamma per tranquillizzarsi, per consolarsi, per addormentarsi, ma anche per passare il tempo, oggi per compensare la noia, per superare e/o controllare una situazione di disagio (comportamenti differenti, ma per certi versi analoghi, sono per esempio il mettersi in bocca la pipa, la sigaretta, una matita, una penna…).

Ma al contempo questa pratica denota anche una componente aggressiva di autolesionismo che non deve essere sottovalutata ma tenuta presente in base alla gravità: il rosicchiarsi le unghie equivale al mordere una matita, digrignare i denti nel sonno, o masticare continuamente un chewing gum. Per questa ragione il consulto con uno psicoterapeuta può essere a volte molto importante, per risolvere il problema e trovare la soluzione più adatta.

Tante conseguenze negative del mangiarsi le unghie
Fra le immediate conseguenze di quest’abitudine malsana, oltre all’aspetto indubbiamente sgradevole delle mani di chi ha il “vizio” di rosicchiarsi le unghie (che è poi una delle principali ragioni per cui molti, in primis le donne, cercano una cura o riescono a smettere, salvo poi sostituire questo gesto compulsivo con un altro), vi è l’aumento delle probabilità di contrarre infezioni. Infatti, sotto le unghie si depositano innumerevoli germi che finiscono così per entrare direttamente in contatto con la nostra bocca; inoltre, con le mani tocchiamo qualsiasi cosa e stringiamo le mani di chi incontriamo senza sapere nulla dell’altrui igiene personale. Ma mordersi le unghie rischia anche di facilitare la formazione di carie nei denti perché si intacca la sostanza adamantina degli incisivi. Infine, nei casi più seri, può portare al danneggiamento della cute posta alla base e ai lati delle unghie, esponendo maggiormente la parte a batteri e virus che potrebbero causare infiammazioni anche importanti, senza dimenticare che può anche causare danni alle arcate dentarie provocando malocclusione e disturbi gengivali, mentre i residui ungueali possono portare ad avere disturbi gastrici.

Si tratta comunque di un fenomeno più comune di quanto si pensi: in Italia ne soffre il 5% della popolazione adulta, ma le percentuali aumentano notevolmente fra i bambini (il 30% circa fra i 7 e i 10 anni) e gli adolescenti (45%). Non a caso l’onicofagia si manifesta di norma proprio nell’infanzia e nonostante spesso sia il soggetto stesso a eliminare spontaneamente questo tipo di comportamento nel momento in cui viene a mancare la causa scatenante del malessere, in diversi casi, se non tenuta sotto controllo e curata adeguatamente, può protrarsi fino all’età adulta. Per questa ragione è consigliabile individuarne l’origine per far si che un comportamento onicofagico non si ripresenti di fronte a nuove situazioni potenzialmente molto stressanti e non arrivi a provocare danni.

Consolazione, ma anche autolesionismo
I bambini, per esempio, possono iniziare a mangiarsi le unghie quando in famiglia non si respira un’aria serena, di fronte a intensi contrasti, liti e incomprensioni fra i genitori, oppure dopo la nascita di un fratellino o una sorellina (è uno dei classici comportamenti attuati inconsciamente per attrarre l’attenzione, oltre che scaricare l’ansia creata dalla nuova presenza che distoglie le cure parentali da sé), come reazione aspettative troppo elevate da parte di mamma e papà o, ancora, quando l’ambiente circostante pone eccessivi divieti, obblighi e punizioni: sono tutte situazioni, queste, che mettono a dura prova l’emotività infantile. Così, per trovare una consolazione davvero “a portata di mano”, il bambino può iniziare prima a ciucciarsi il dito per poi arrivare fino ad “abbuffarsi” di cheratina e, in alcuni casi, rovinarsi seriamente le dita.
Dall’altro lato, infatti, bisogna considerare anche la componente aggressiva del gesto: mangiarsi le unghie provoca dolore, causa una forte sensibilizzazione della parte superiore delle dita e può trattarsi di rabbia non espressa, non incanalata in maniera costruttiva, non buttata all’esterno, ma rivolta contro se stessi, un classico esempio di comportamento autolesionistico che va indagato per capirne il fattore scatenante. A volte, timido e con scarsa fiducia in se stesso, pieno di rabbia ma privo della capacità di buttarla fuori, l’onicofago si accanisce contro se stesso, ancora e ancora di più anche se il dolore è esattamente il contrario di ciò che vorrebbe, cioè il piacere capace di contrastare lo stress, la noia, in nervosismo, l’ansia che si prova.

Come risolvere il problema
Naturalmente non è sempre così: il bambino che fa questo gesto saltuariamente, ma senza ripetitività, non ha certo un comportamento preoccupante; se arriva a rovinarsi le dita, però, è necessario indagare a fondo. Senza tuttavia sgridarlo o puntare il dito contro il gesto compiuto, quanto piuttosto cercando di scoprirne le cause scatenanti. Anche forzarlo a smettere applicando qualcosa di amaro sulle dita è spesso controproducente, perché il bimbo cesserà magari di mangiarsi le unghie, ma finirà per sostituire questo modo di sfogare il suo malessere con un altro comportamento compulsivo, senza risolvere il problema alla radice. Parlarne con tranquillità senza enfatizzare o condannare è invece la vera mossa vincente per individuare l’origine del problema, magari con l’aiuto di uno psicologo.

Per gli adulti, invece, è diverso: se si è veramente decisi a smettere basta porsi degli obiettivi alla propria portata: i passi da compiere possono anche essere piccoli, per esempio iniziare a prendersi cura di una sola mano alla volta, o di un solo dito. E per sistemare i danni provocati dal rosicchiamento, si possono anche applicare quotidianamente prodotti specifici (come l’olio di germe di grano) e/o assumere integratori alimentari a base di ferro, cisteina e cistina.

Si può poi pensare a un’alternativa come masticare gomma americana, liquirizie o caramelle (senza eccedere, però). Anche l’applicazione di smalto amaro o al peperoncino per rendere le unghie poco appetibili oppure di unghie finte possono essere utili. Un altro trucco è quello di portare sempre con se limetta e forbicine e sostituire l’impulso di rosicchiare con una piccola manicure fai da te oppure con altre attività costruttive, come fare sport o un’attività manuale. Nei casi più seri anche i farmaci possono essere di aiuto, ma sempre sotto stretto controllo medico: gli antidepressivi di nuova generazione o la vitamina B inositolo, che aiuta a ridurre l’impulso del mordere esaltando l’attività della serotonina nel cervello.

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