Paura di volare: cos’è e come affrontarla

Avete presente quella simpatica signora seduta nella fila accanto alla vostra, che stringe nervosamente il braccio del suo compagno di viaggio mentre l’aereo rulla sulla pista, e che poi, per tutta la durata del volo, non farà altro che cercare rassicurazioni nei volti di hostess e steward? O quel tizio decisamente troppo pallido che prima, in fila per il check-in, cercava affannosamente di aprire il tubetto di tranquillanti con una mano sola, perché con l’altra reggeva passaporto e biglietto aereo? E quell’altro che si aggirava tra i gate con sguardo attonito, o forse atterrito, e sudava gocciolando come un lavandino nonostante l’aria condizionata a palla? Ecco, se non li avete notati, è perché probabilmente anche voi fate parte dell’esercito di chi ha paura di volare (secondo la Doxa in Italia i paurosi sono più della metà della popolazione) ed evidentemente avevate altro a cui pensare.

Paura di volare: cos’è e come affrontarla - EsseredonnaonlineDi certo, non avete potuto notare quelli che non c’erano, quelli che non ce l’hanno fatta, quelli che non hanno solo una generica paura del volo, ne sono letteralmente atterriti. E hai voglia a dirgli che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro, che le statistiche dicono che volare è circa 12 volte meno pericoloso che andare in treno e 60 volte meno dell’automobile, che secondo i calcoli della IATA (l’Associazione Internazionale di Trasporto Aereo), un passeggero dovrebbe effettuare una media di circa 5,3 milioni di voli commerciali prima di imbattersi in un incidente. Non serve a niente. Piuttosto che avvicinarsi a un aeroporto, ecco, preferirebbero farsi tagliare una gamba.

L’aerofobia (o aviofobia) appartiene alla grande famiglia dei disturbi d’ansia, ed è tra le prime tre fobie per grado di diffusione. Si manifesta non solo al momento di prendere l’aereo, ma anche al solo pensarci, con tutto il suo correlato di sintomi fisiologici. Dalla tachicardia, che provoca una sensazione di freddo e brividi, alla tachipnea, che comporta respiro corto e un senso di oppressione toracica; dall’aumento della sudorazione alla nausea e al vomito, dall’eccessiva sudorazione alla tensione muscolare. E nei casi più intensi si manifesta come un vero e proprio attacco di panico. Che paralizza.

È difficile circoscrivere gli aspetti più profondi del disagio della paura di volare, perché la componente individuale è molto spiccata. Alcuni temi, però, sono abbastanza diffusi. L’impossibilità di scendere quando si vorrebbe; il dover affidare ad altri il timone (o meglio la cloche); l’essere trasportati in posti lontani e sconosciuti, dove non si hanno punti di riferimento; l’essere sospesi a 10mila metri di altezza, peggio se sopra l’oceano. Basta che ci sia una riduzione di potenza del motore dopo il decollo (un evento non solo del tutto normale, ma assolutamente pianificato), e chi ha paura di volare entra nel panico, immaginando che i motori abbiano cessato improvvisamente di funzionare. Un po’ di vento al decollo viene interpretato come un segnale premonitore, e alla prima turbolenza: addio!

È indubbio che l’aereo funzioni da catalizzatore di ansie e angosce che originano da altri ambiti della vita. Non si nasce, infatti, con la paura di volare: spunta a un certo punto, e di solito lo fa dopo che si è verificato un cambiamento significativo nel percorso di vita dell’individuo, magari un matrimonio, o la nascita di un figlio, oppure un lutto. Insomma, un momento capace di modificare gli equilibri pre-esistenti e che, obbligando a trovare nuovi assetti, può provocare tensioni che poi confluiscono su un oggetto fobico: l’aereo appunto.

La consapevolezza che si tratti di una paura irrazionale o, quanto meno, esagerata non aiuta gli aviofobici a liberarsi della loro fobia. Anzi, li espone a ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, più fragili, senza coraggio.

Ma allora, è impossibile sconfiggere la paura di volare? Nient’affatto, ma va evitato il fai-da-te. Rimedi tipo stordirsi di alcol o imbottirsi di tranquillanti prima del decollo sono più pericolosi che utili. Costringersi a maratone cinematografiche con titoli quali Castaway, o il più recente Flight, , è stupido e controproducente. La via maestra è affidarsi alla psicoterapia cognitivo comportamentale che rappresenta il trattamento di elezione per i disturbi legati all’ansia e quindi anche per l’aviofobia. Ma anche internet può essere molto utile. Nel forum del sito www.ilvolo.it, per esempio, chi ha paura di volare può non solo condividere le proprie esperienze, ma anche rivolgere ogni tipo di domanda ai professionisti del settore: piloti, ingegneri, controllori di volo. Informarsi è il primo passo per superare le proprie ansie: d’altronde, chi diceva che la conoscenza rende liberi?

Esistono poi veri e propri programmi che le compagnie aeree dedicano a chi ha paura di volare. Quello di Alitalia si chiama Voglia di volare , prevede un approfondimento psicologico e uno aeronautico, tecniche di rilassamento, simulazioni di volo, simulazioni di situazioni d’emergenza e un volo vero e proprio su una destinazione italiana. La percentuale di efficacia è altissima, il 93%. Tutta gente che è uscita dal tunnel dicendo addio a infiniti viaggi in automobile o a estenuanti percorsi in treno.

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