Paure infantili: istruzioni per l’uso

L’atteggiamento dei bambini nei confronti dell’ambiente, e nei confronti dei propri timori, dipende principalmente dai genitori (o dagli adulti che si prendono cura di loro). Tanto per cominciare diversi studi hanno rilevato che il tipo e il numero di paure di un bambino è molto simile a quelle riscontrate nella madre e negli eventuali fratelli: vi è insomma una componente genetica che si intreccia e interagisce con quella ambientale.
Oltre a questo aspetto, fin dai primi mesi di vita è decisivo il modo in cui gli adulti si pongono nei confronti del piccolo e delle sue prime esplorazioni, lo sguardo più o meno ansioso con cui seguono il suo sviluppo e gli inevitabili incidenti di percorso. È il clima in cui il bimbo cresce, insomma, a influenzare direttamente la sicurezza con cui muove i primi passi, reali e metaforici, nel mondo.
Ciò che più conta è trovare la giusta misura tra la fiducia che è necessario concedere e l’attenzione (concetto diverso dall’apprensione) che bisogna sempre prestare: in questo modo il piccolo percepisce attorno a sé la sicurezza necessaria per le proprie prove tecniche, che diventano sempre più approfondite. D’altra parte, è sbagliato anche pretendere delle competenze eccessive e non commisurate all’età, chiedendo ai bambini di essere autosufficienti e autonomi sempre prima, e precisi e infallibili – man mano che crescono – nelle loro attività sportive e scolastiche. Se cioè i genitori iperprotettivi trasmettono al bambino l’idea che fuori dal nido il mondo sia troppo rischioso, allo stesso modo quelli perfezionisti e troppo critici non gli permettono di sviluppare l’autostima necessaria a spiccare il volo con serenità. Il risultato è identico: il bambino percepisce rischi o richieste superiori alle proprie possibilità.

Ma anche nel caso delle paure “fisiologiche” – quelle tipiche di ogni età indipendentemente dal clima familiare – è la risposta che il piccolo riceve dai genitori a segnare l’evoluzione più o meno “sana” della paura e il suo naturale superamento. Forzare i bambini con frasi come “Non c’è da aver paura”, esemplifica la dottoressa Tromellini, induce il bambino a sentirsi inadeguato, ad avere sfiducia in sé e nelle proprie emozioni: «Le paure non vanno certo enfatizzate, ma condivise sì. Bisogna parlarne, dare loro una forma che si possa guardare in faccia. Proprio qui sta l’aspetto positivo di questa emozione: la si può raccontare, e in quel momento stesso avviare il processo per superarla, per imparare a guardarla in faccia e a sorriderne».

Attenzione però: sorridere non significa affatto, precisano gli psicologi, sminuire o ridicolizzare. Al contrario: proprio la partecipazione dell’adulto, la sua comprensione, l’empatia dimostrata nei confronti di quello che prova il bambino è l’unica strada per insegnare al piccolo come superare i timori che sono dentro e fuori di lui.
Se non avviene un’adeguata rielaborazione, se il bambino non si sente “compreso” o se peggio ancora percepisce una forma di derisione, la sua autostima ne uscirà sminuita anziché rafforzata. Il rischio più grosso poi, se la situazione non viene contenuta e affrontata nel modo giusto, è che la paura si cristallizzi, che diventi un fattore paralizzante e quindi un ostacolo alla crescita sana e alla maturazione. Qui si entra però nel campo della fobia.

 

Fiabe, disegno e gioco

La fiaba svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare i bambini a metabolizzare e superare le proprie paure. La fiaba si presenta con una veste di facile accessibilità e di immediatezza che è la base di una buona comunicazione emotiva. Attraverso la fiaba e la favola, insegnava già Bruno Bettelheim, il piccolo lettore può proiettare al di fuori di sé i suoi timori e dare loro un nome. Ed è questo processo che aiuta lo sviluppo psico-affettivo e l’elaborazione delle eventuali sofferenze.

D’altra parte il linguaggio dei bambini cambia velocemente, e per parlare alle nuove generazioni un libro deve usare la comunicazione giusta, per parole o per immagini.

Favole al telefonino di Fabian Negrin (Orecchio Acerbo) è in questo senso un libro che colpisce nel segno: l’idea è quella di raccontare storie con personaggi archetipici e situazioni classiche adattandole a una “versione da sms”, ossia contenendole in 160 caratteri che portano al paradosso certe situazioni e fanno sorridere anche dei mostri più neri. Paure tradizionali come la strega, l’orco, il lupo o la notte buia, in più, sono raffigurate con una stilizzazione e un uso del contrasto bianco/nero che da un lato le rende ancora più simboliche, dall’altro dona loro quella fissità necessaria ad esorcizzarle.

Di un altro genere, ma altrettanto azzeccato, è il linguaggio di un libro che non a caso è da anni nelle hit dei bambini tra i 6 e i 9 anni: Il segreto del coraggio di Geronimo Stilton (ormai un caso editoriale più che un personaggio, proprio per il successo indiscusso che incontra presso le nuove generazioni) elargisce ai piccoli consigli pratici per superare paure che vanno dal dentista al buio, dai prepotenti agli insetti. E lo fa partendo da un presupposto che è la condivisione: anch’io, dice in pratica il protagonista, avevo tutte queste paure “fino a quando…” E infatti scrittura, disegno e gioco hanno il compito insostituibile di permettere una condivisione del problema tra adulti e bambini. Pongono un filtro tra chi legge (o racconta, o disegna, o gioca) e la paura che viene messa in scena. In questo modo aiutano i piccoli a esprimere e affrontare emozioni che altrimenti non saprebbero circoscrivere. E come nel gioco del cucù di cui si parlava in precedenza, la salvezza viene dal mimare, letteralmente dal drammatizzare, la paura e il suo superamento.

Cosa fare e cosa non fare
«Le paure non si possono eliminare ma si possono alleggerire», dice con una battuta la dottoressa Tromellini. Questo è possibile evitando alcuni errori e adottando al contrario facili ma precisi comportamenti. Sintetizzando quello che abbiamo detto fin qui, si possono elencare alcuni atteggiamenti.

Da eliminare sempre e comunque:

  • La forzatura, cioè spingere il piccolo ad affrontare in modo brusco e repentino una situazione che gli crea disagio.
  • Banalizzare, sminuire, ironizzare su ciò che lo spaventa.
  • Trasmettergli le nostre paure/fobie coinvolgendolo direttamente.

Da adottare per aiutare il bambino a uscire dall’impasse:

  • Ascoltarlo sempre e fargli sentire la nostra vicinanza e il nostro rispetto, anche quando si ripresenta la stessa paura.
  • Fargli capire che sappiamo cosa prova, dicendo per esempio “Anch’io alla tua età…”.
  • Non pretendere troppo da lui, per non alimentare nel bambino un sentimento di inadeguatezza.
  • Raccontargli fiabe che possano aiutarlo a tradurre in immagine quello che prova.
  • Valorizzare la sua fiducia in se stesso, per accrescerne l’autostima.
  • Fare attenzione a possibili altri segnali, per comprendere se vi siano fonti di disagio sottovalutate.
  • Parlare sempre con il pediatra nel dubbio che la paura stia diventando una fobia.

 


Fabian Negrin
Illustrazioni di Fabian Negrin
Favole al telefonino

Orecchio Acerbo Editore

 

A cura di: Laura Taccani

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?