Psicoterapia online, se l’analista è a portata di click

Psicoterapia online, se l’analista è a portata di clickEstate, esterno giorno, una remota località di vacanza, probabilmente una piccola isola greca. Scena: un gruppo di amici si sta godendo l’aperitivo a bordo piscina. Un telefonino squilla: è l’allarme del calendario che ricorda a Giulia l’appuntamento che ha tra 15 minuti. Lei finisce di prepararsi il mojito, infila una t-shirt sopra al bikini, si toglie gli occhiali da sole e trova un angolo appartato all’interno della casa affittata per le vacanze. Si mette comoda, lancia l’app di Skype e a migliaia di chilometri di distanza il suo viso compare sullo schermo del computer del suo analista. Un ultimo sorso di mojito e la seduta può iniziare.
L’ipotetica protagonista della nostra storia non è una nerd ipertecnologizzata sempre al passo con le ultime tendenze, non è una “strana” o una mosca bianca, è una giovane donna che conosce l’utilità della psicoterapia e ha scoperto la comodità di quella online, che le permette di “avere” sempre con sé, ovunque si trovi, il suo analista.
Internet, si sa, ha profondamente rivoluzionato (e continua a farlo) il mondo e i modi della comunicazione. Ha sconvolto il mercato dell’informazione, provocando la chiusura di molti giornali di carta, ha cambiato il modo in cui si cercano (e si ottengono) consulenze di ogni genere: dai pareri legali ai consulti medici, dalle assicurazioni ai prodotti bancari. Ovvio che la stessa cosa stia succedendo anche alla psicoterapia, che diventa e-psicotherapy, come dicono negli Usa, dove è da anni un fenomeno di massa.
A dire il vero la psicoterapia a distanza non è affatto una novità. In America si incominciò a discutere di telephone analysis (allora non esisteva internet, tantomeno Skype) fin dalla metà del 1900. Era considerata utile sia per superare certe resistenze sia per rimpiazzare sedute mancate, ridurre i costi e i disagi degli spostamenti, oppure quando il paziente (o l’analista) si trasferiva in una città lontana e si voleva proseguire un percorso già avviato.
Quello che oggi internet offre in più è la possibilità di aggiungere il video in tempo reale, in modo da simulare in tutto e per tutto la seduta convenzionale, con i suoi riti e con entrambi i protagonisti della seduta virtualmente presenti.
Non va nascosto, però, che per molti psicologi, soprattutto quelli della vecchia scuola, vedono un problema in quel «virtualmente». E credono fermamente che la terapia abbia bisogno di una scena, un luogo fisico in cui svilupparsi. Quello che nei manuali è chiamato «setting» e che, dicono, non è possibile sostituire con un collegamento remoto. Molti altri, soprattutto i più giovani, pensano al contrario che non vi sia alcuna base per affermarlo. E che la terapia online possa funzionare eccome: sempre che si seguano adeguati standard professionali.
Dalla loro parte si schiera anche uno studio di qualche anno fa dell’Unità di ricerca clinica su ansia e depressione dell’ospedale St. Vincent di Sydney, pubblicato dalla rivista Australian and New Zealand Journal of Psychiatry, che mostra come una serie di programmi online utilizzati da più di mille persone abbia prodotto migliori risultati di quelli ottenuti con specialisti in alcune delle migliori cliniche di salute mentale.
Quel che è certo è che il fenomeno presto diventerà mainstream, almeno negli Stati Uniti. Per dare un’idea delle dimensioni che sta raggiungendo, basti dire che un sito come Breakthrough.com, che appunto propone un servizio di psicoterapia online, negli ultimi due anni ha reclutato più di mille tra psichiatri, psicologi, consulenti e coach.
L’Italia è un po’ più indietro. Nonostante sia il paese con il maggior numero di psicoterapeuti dell’intera Europa, i servizi di terapia via web sono ancora relativamente pochi. Il sito Psicologi online, comunque ha realizzato un denso elenco degli specialisti italiani che svolgono anche consulenza online: ce ne sono circa 700 e si propongono per offrire un servizio che possa aiutare a «rompere il ghiaccio e avere un primo approccio; conoscere il parere di uno specialista residente in una zona lontana; farsi un’idea di un problema e riceverne una lettura in chiave psicologica; valutare la situazione e pianificare i passi successivi da compiere; ottenere informazioni e chiarimenti su tematiche specifiche; definire il problema attraverso un’analisi della domanda veloce ed efficiente; risparmiare».
Se tra i vantaggi della terapia online, al primo posto sembra esserci quello economico (ed è probabile che in tanti che non si sono mai avvicinati allo studio di uno psicologo si affiderebbero alla psicoterapia, anche solo per testarne l’efficacia, se fosse gratuita o quasi, a portata di mano e discreta), i possibili rischi non mancano.
Intanto, c’è il problema della connessione internet, che può anche essere rallentata, cadere o bloccarsi. C’è poi la possibilità di incappare in qualche frode: chi garantisce che la persona dall’altra parte del video sia un professionista serio e preparato e non un millantatore pronto a sfruttare le debolezze del paziente? Un altro problema è l’anonimato. Molte persone si vergognano di andare da quello che chiamano lo “strizzacervelli”. E alcuni terapeuti, per questo, potrebbero non richiedere che il paziente si identifichi completamente o addirittura che resti completamente anonimo. E che cosa succede se questi poi ha un crollo nervoso e minaccia il suicidio? Chi avvertire in caso di emergenza se non si sa nemmeno chi è il proprio paziente? Molti, dicono gli specialisti, infatti prima di migliorare, peggiorano. E non ce la si può cavare dicendo che online non ci si occupa di casi di potenziali suicidi, perché non è compito del paziente fornire una diagnosi preventiva su di sé.
Insomma, il dibattito è aperto. Ma la rivoluzione di internet, si sa, non si può fermare.

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