Quando la voglia di ordine diventa un’ossessione

iStock_000033444714SmallIntervista alla dottoressa Daniela Zappulli, specialista in psichiatria dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano.

Dedicate molto tempo ed energie a riordinare casa, non sopportate di non avere scrivania e documenti dell’ufficio in perfetto ordine e vi è venuto il dubbio che questa ‘smania’ di avere tutto a posto intorno a voi sia un po’ eccessiva? La tendenza all’ordine, di per sé, non è certo patologica; al contrario, denota in genere equilibrio e chiarezza mentale. Tuttavia, può diventare un problema, e sconfinare addirittura nel patologico quando supera il livello di guardia e diventa una vera e propria ossessione, quando, cioè non si può assolutamente fare meno di sistemare tutto ciò che ci circonda.

Dottoressa Zappulli, perché quest’ossessione per l’ordine e come capire qual è il confine fra ‘normalità’ e patologia?

Per chi è vittima di quest’ossessione, l’ordine risulta l’unico mezzo per poter tenere sotto controllo la propria vita, gli altri, le proprie emozioni. Così, oggetti e luoghi, magari già sistemati in precedenza da qualcun altro, vengono disposti secondo un personalissimo e rigido schema, e anche il minimo indizio di disordine manda talmente in crisi da far scattare un’ansia tale da obbligare (letteralmente) chi la prova a ricominciare a mettere tutto a posto. Per capire se siamo di fronte a un disturbo clinico vero e proprio oppure no occorre valutare diversi fattori che includono principalmente il grado di disagio dell’individuo, la compromissione del comportamento e quella delle relazioni sociali. Nei casi patologici, il pensiero per l’ordine non è vissuto come piacevole e volontario, ma intrusivo e indesiderato e causa ansia e un disagio marcato. La conseguenza del pensiero ossessivo è il comportamento compulsivo che obbliga la persona a compiere azioni in risposta all’ossessione, cioè, nel caso specifico, a mettere ordine.

Ma cosa c’è alla base dell’insorgenza del problema?

Il disturbo legato all’ossessione dell’ordine fa parte della categoria ben più ampia dei disturbi d’ansia: chi ne soffre è condizionato nella sua esistenza dalla presenza di pensieri ossessivi, cioè immagini o fantasie, per lo più senza alcun fondamento, che si presentano in maniera del tutto incontrollata e ripetuta, creando notevole disagio in chi li prova. Per controllare queste ossessioni, la persona che soffre di questo disturbo è costretta a mettere in pratica comportamenti che la portano a creare ordine e simmetria così da placare l’ansia. Per capire cosa vi sia, poi, all’origine dell’ansia e delle paure che sono alla base dell’insorgenza di questi pensieri ossessivi serve un trattamento psicologico individuale.

L’ossessione per l’ordine può essere legata anche ad altre patologie?

Certamente. A molti adulti affetti da un disturbo di questo tipo, viene diagnosticato anche un disturbo d’ansia generalizzato (circa il 76% ha attacchi di panico o manifesta una fobia specifica), o un disturbo bipolare (nel 63% dei casi) o un disturbo depressivo maggiore (nel 41%) fino ad arrivare a un 30% di individui che presenta anche un disturbo da tic (più comune nei maschi).

Esistono diversi gradi di disturbo ossessivo compulsivo legato all’ordine?

Perché le ossessioni e le conseguenti compulsioni siano diagnosticate come disturbo devono far consumare tempo (per esempio più di un’ora al giorno) e causare un disagio clinicamente significativo. Ne consegue che l’entità del disagio e la quantità di tempo speso a riordinare possono configurare diversi livelli di gravità. Inoltre, la persona può avere una consapevolezza sufficiente, scarsa o nulla rispetto all’appropriatezza del proprio comportamento. Anche queste differenze soggettive di percezione rispetto al proprio disagio si traducono in gradi differenti di gravità.

Quali sono le terapie consigliate? Psicoterapia o farmaci?

Una premessa: l’ossessione per l’ordine, nei casi in cui si tratti di una manifestazione di un disturbo ossessivo-compulsivo, non va presa sottogamba e va curata. Se non viene trattato, infatti, di solito il disturbo si cronicizza, spesso con oscillazioni della sintomatologia. Possono essere indicati la psicoterapia o i farmaci o entrambi i trattamenti a seconda del livello di gravità, ma è una cosa che bisogna valutare caso per caso (in genere i farmaci aiutano a eliminare i pensieri ossessivi, mentre la psicoterapia permette di portare allo scoperto ciò che si cela dietro alle compulsioni, cioè l’origine dell’ansia). Il trattamento farmacologico può poi essere associato a un percorso psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale.

A che età si manifesta, solitamente, l’ossessione per l’ordine?

L’età prevalente di esordio è intorno ai 19 anni. Tuttavia, gli uomini sono spesso più precoci delle donne e nel 25% dei maschi circa il disturbo può fare la sua comparsa addirittura prima dei 10 anni.

Quali consigli immediati per chi ne soffre e quali per chi vive accanto a una persona che manifesta questo tipo di comportamento?

Non è facile dare consigli ai famigliari. Direi che fondamentale è la comprensione del disagio senza critiche, giudizi o, peggio, costrizioni di qualsiasi genere. Naturalmente, chi è direttamente interessato dal problema perché legato affettivamente a chi ne soffre può chiedere aiuto a uno specialista per capire quali siano gli atteggiamenti migliori da adottare nel suo caso specifico. Può succedere, inoltre, che il problema coinvolga l’intera famiglia nel senso che spesso chi vive accanto a una persona con un disturbo ossessivo-compulsivo da ordine ne subisce, suo malgrado, i comportamenti ; per questo, un trattamento psicologico e/o psichiatrico efficace deve comprendere in molti casi una particolare attenzione alle dinamiche familiari. Va fatta, infine, una precisazione: l’ossessione per l’ordine non va confusa con l’ataxofobia. Con il secondo termine si indica la paura del disordine, che non implica necessariamente la compulsione a mantenere gli oggetti in un ordine ben preciso, così come avviene, invece, nel caso del disturbo ossessivo. Pare che ne soffra il calciatore David Beckham e che il problema riguardi addirittura un italiano su 20. Naturalmente, la differenza tra i due disturbi è molto sottile, dato che entrambi hanno origine dall’ansia e i diversi comportamenti che ne conseguono possono apparire simili. Tuttavia, è fondamentale capirne l’origine esatta per individuare la terapia più adatta a liberarsi dalla costrizione dell’una e dell’altra.

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?