Sapersi valorizzare

Campionesse dell’autocritica
L’autocritica è uno degli sport in cui le donne riescono a essere medaglie olimpioniche. Analizzare impietosamente tutti i propri difetti – e possibilmente trovarsene ogni volta di più, fino a non farsi mancare proprio niente – è la specialità in cui il genere femminile eccelle ed è seguita (a breve distanza) dalla parallela minimizzazione dei pregi e dei talenti che ci rendono uniche. Colpa per esempio di Super-Io sovradimensionati, e di una vita formato multi-tasking che ci pretende belle, brillanti, madri/mogli amorevoli, professioniste affermate. La questione è antica, e anche se negli anni si è fatto molto per scardinare questo tipo di meccanismo, ancora oggi nonostante progressi e conquiste il software installato nella maggior parte di noi prevede di nutrire aspettative spesso inarrivabili.

E questo succede sia che si tratti di guardarsi allo specchio e piacersi, che di affrontare un colloquio di lavoro sicure del proprio valore. Detto ciò, quasi tutte siamo consapevoli che spesso sarebbe sufficiente cambiare prospettiva per vedere le stesse realtà in una luce diversa. Il punto è riuscirci. Lo confermano tanto gli psicoterapeuti quanto i filosofi che si occupano di counseling: il nodo principale per cui le donne cercano un colloquio specialistico è il tentativo di far pace con se stesse e con i propri limiti. Nella stessa direzione vanno i numerosi corsi di self-help al femminile, i blog seguitissimi che affrontano il problema, le rubriche più o meno scherzose, e soprattutto la quantità di pubblicazioni dedicate alla valorizzazione di sé, e impostate come manuali how to do per imparare ad apprezzarsi. Noi ne abbiamo parlato con la dottoressa Anna Maria Casale, psicologa e psicoterapeuta a Roma.

Eccesso di aspettative
«La chiave sta tutta in ciò che si pretende. È tipicamente femminile avere molte attese nei confronti di se stesse ma anche di chi ci sta accanto: in famiglia, sul lavoro, nei rapporti di amicizia. In particolare, nella nostra società si è portata all’e stremo la concezione per cui sembra che una donna debba essere necessariamente affascinante, intelligente e all’altezza delle situazioni. Naturale che, con queste premesse, diventi molto facile essere colte da un senso di inadeguatezza».
L’esempio più eclatante riguardala propria immagine corporea. Ciclicamente vengono condotte indagini sulla soddisfazione delle donne per il proprio aspetto fisico. Gli spunti e i committenti sono diversi, ma i risultati concordano: la grande maggioranza delle intervistate sa indicare con precisione quelli che considera i propri punti deboli (la pancia al primo posto, poi fianchi, cosce, seno e fondoschiena) e in media il 33% si definisce troppo grassa. D’altra parte, l’aspetto positivo è che sempre più interpellate dichiarino di saper trovare la strada per apprezzarsi e gratificarsi: restando al tema dell’immagine, può trattarsi di una pausa da concedersi in un centro benessere o in una beauty farm, della scelta di un vestito che valorizzi il décolleté se il girovita non è dei migliori, o di un taglio di capelli che slanci la silhouette e doni disinvoltura.
Lo stesso approccio può essere applicato a tutte le sfere della vita. Famiglia, professionalità, conti con il proprio passato: il principio base è smettere di sentirsi in dovere di compiacere gli altri, e riuscire a guardarsi in una luce positiva. Ancora la dottoressa Casale: «Se le donne sono molto brave a criticarsi, per fortuna conoscono bene anche i propri punti di forza, ed è su questi che ciascuna deve cercare di far leva, in modo da far ricadere lì le attenzioni proprie e altrui. La cosa importante, per arrivare alla necessaria visione positiva, è partire da una sincera autoanalisi che metta in evidenza le nostre qualità (di qualunque tipo esse siano) e le nostre inevitabili debolezze. Non è sicuramente un’operazione facile, ma è il primo passo fondamentale per apprezzare ciò che di bello e positivo c’è in noi, puntando su quello e nello stesso tempo provando a migliorarci dove ce n’è davvero bisogno».

Sentirsi competenti
Volersi bene e apprezzarsi, precisa la dottoressa Casale, è un obiettivo che sembra scontato, ma al contrario si conquista con un processo impegnativo. Possibile e soprattutto molto soddisfacente. «Per rafforzare la propria autostima bisogna acquisire delle nuove abitudini mentali, che diano la possibilità di percepirsi competenti, capaci. Solo questo tipo di atteggiamento positivo fornisce la possibilità di avere un rapporto sano e lineare con se stesse, e di conseguenza con gli altri». In questo senso è decisivo trovare il punto di equilibrio tra presente e passato: ossia dare spessore a quello che si è realizzato (senza sminuirlo o considerarlo scontato) e nello stesso tempo guardare indietro con lucidità per capire cosa si è perso per strada. E poi il passo successivo: se gli obiettivi mancati sono ancora importanti per noi, e sono raggiungibili, decidere se vale la pena concentrarci su quelli e dedicare meno energie al resto. Viceversa, se gli “ appuntamenti saltati” sono vissuti come rimpianti fine a se stessi, lo scarto sta nell’arrivare alla consapevolezza che è inutile farsene un alibi o lasciarli perennemente in stand by, come parametro di frustrazione inutile. Meglio concentrarsi ancora una volta su quello che merita di essere valorizzato. Conclude la psicoterapeuta: «Si possono compiere semplici passaggi per dare una dimensione adeguata ai problemi. Per esempio, è utile attenuare con autoironia i propri difetti. Dirsi apertamente che si può essere orgogliose dei traguardi raggiunti. Chiedersi se si sta dando il giusto valore alle cose o se si tende invece a ingigantirle. Ma soprattutto, credere in se stesse sempre e in quello che si sta facendo. Con onestà e con impegno».

 

A cura di: Laura Taccani

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?