Selfie mania: ecco perché non resistiamo all’autoscatto

Selfie mania: ecco perché non resistiamo all’autoscattoC’è chi dice che i selfie siano il segno definitivo che la fine dell’umanità è vicina. È una visione forse un po’ troppo catastrofista. Bisogna però ammettere che il fenomeno ormai è talmente diffuso e pervasivo (e talvolta stupido) che qualche domanda bisogna pur porsela.
Nel 2013 “selfie” è stata nominata parola dell’anno dall’Oxford Dictionary, il custode assoluto del vernacolo inglese. Nel 2014 la moda è definitivamente esplosa. Per quei due o tre che non sapessero di cosa si sta parlando, la definizione che ne dà l’Oxford Dictionary è: “fotografia che una persona fa di se stessa, in genere con uno smartphone o una webcam, per poi pubblicarla sui social media”. Ecco, ogni giorno quest’attività abbastanza insulsa è praticata da milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Senza sosta.
Secondo i dati di Samsung, i selfie costituiscono un terzo di tutte le foto scattate da persone di età compresa tra 18 e 24 anni. E tutte finiscono su Facebook, WhatsApp, Twitter, Instagram e Snapchat. Ci sono ragazze e ragazzi che si mettono in posa davanti allo specchio, naturalmente con espressione intelligentissima e bocca a becco d’anatra. Ci sono i selfie sexy, e quelli ancora più sexy. Ci sono gli autoritratti con il cane, il gatto, il pappagallo, il criceto, il pitone, praticamente con ogni animale da compagnia (o presunto tale) conosciuto. L’importante è che sia “carino”. Ci sono quelli che si scattano una foto appena svegli, con gli occhi stropicciati e la faccia pesta. Come se al mondo interessasse davvero che sono pronti ad affrontare una nuova, straordinaria giornata ricca di successi e sorprese. Alcuni fotografano ogni piatto che consumano, sia che si tratti di cucina stellata sia di una pasta al pomodoro consumata sul divano di casa: tecnicamente non sarebbero veri e propri selfie, ma si sa, in fondo tutti noi siamo quello che mangiamo. Ci sono i selfie estremi e in situazioni pericolose, quelli divertenti e assurdi, quelli intensi e mistici. E ci sono quelli con i vip: ormai, infatti, i fan non vanno più a caccia di autografi, il trend è armarsi di smartphone, farsi largo a gomitate tra la folla e posare accanto a un personaggio famoso o supposto tale, dall’ultimo concorrente del Grande fratello o dell’Isola dei famosi, fino ad Angelina Jolie e addirittura al Papa. Poi, naturalmente, ci sono i selfie degli stessi vip che, da quando hanno scoperto il giochino, pare non ne abbiano mai abbastanza. E così, ogni occasione è buona per postare un selfie: dalla spesa al supermercato alla passerella sul red carpet della serata degli Oscar, dalla vacanza esotica col fidanzato/a di turno alla sala trucco prima di una diretta tv. Fino al selfie in campo dei giocatori di calcio, come quello che si è concesso Francesco Totti dopo aver segnato una doppietta nell’ultimo derby Roma-Lazio. È addirittura stato coniato un nuovo termine per i selfie dei vip: wealfie, dalla fusione di wealthy e selfie. Gli autoscatti dei ricchi e famosi, insomma. Piccoli e grandi Gatsby che fanno a gara a chi pubblica le immagini più lussuose e “invidiabili.
All’apparenza un selfie occasionale sembra abbastanza innocuo. Tuttavia, analizzato come fenomeno di massa, quando fatto troppo frequentemente, sembra confermare i timori di chi pensa che le norme sociali e culturali si siano avvinghiate in una spirale autodistruttiva, in una corsa verso l’abisso in nome di un’affermazione di sé spesso sterile e vanesia.
In fondo le parole non mentono. E “selfie”, deriva da “self”: che si traduce con “se stesso”, e ha come sinonimo, “ego”. Ecco, il problema è che i selfie, in fondo, solleticano la parte più narcisistica di ciascuno. Chi ne abusa lo fa perché crede di essere speciale, perché pensa di aver raggiunto chissà quali traguardi, perché ha un ego grande così. E non ha empatia per gli altri.
Ma forse è vero anche il contrario. Recentemente un gruppo di psicologi statunitensi ha coinvolto 900 studentesse per analizzare la relazione tra il tempo che trascorrono su Facebook e l’immagine che hanno di sé. E’ emerso che le ragazze che passano più tempo sul social network sono anche quelle che hanno una percezione negativa del proprio aspetto fisico. Più subiscono negativamente il confronto con le foto delle loro coetanee e più sono spinte a trascorrere del tempo a guardarle. Ma anche a farsi un selfie, due, cento, mille, in cerca di rassicurazioni sul loro aspetto e, più in generale, sulla qualità della loro vita.
Insomma, dietro i selfie può nascondersi un pericoloso mix di narcisismo e di insicurezza. Che ogni nuovo selfie autoalimenta. E se non bastasse, ci siano effetti collaterali abbastanza negativi. Quattro professori britannici delle università di Birmingham, Bristol ed Edimburgo hanno pubblicato uno studio che spiega come le persone che postano più selfie sono anche quelle che hanno rapporti più superficiali con gli altri. Le persone reali, in carne e ossa, avete presente? I quattro docenti hanno scelto un campione di 508 utenti di Facebook con un’età media di 24 anni e hanno chiesto loro quanto si sentissero vicini ad amici, colleghi e parenti presenti nel loro circolo di “amicizie” su Facebook. Hanno poi confrontato le risposte con il numero di selfie postati e hanno scoperto un rapporto inversamente proporzionale tra numero di selfie e intensità dei rapporti personali. E hanno anche scoperto che ai serial-selfier (passateci il neologismo) questo non importa granché.

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