Separazione: come dirlo ai figli

Separazione: come dirlo ai figli - EsseredonnaonlineÈ uno dei passaggi più difficili e più delicati quando si affronta una separazione coniugale. Proprio per questo, è anche uno di quelli in cui si commettono più facilmente errori. Il momento in cui i genitori devono comunicare ai figli che hanno deciso di lasciarsi, ha implicazioni pesanti per entrambe le parti. Per gli adulti, che devono fare i conti con il fallimento del progetto di coppia e con le difficoltà della nuova situazione. Per i figli, che devono affrontare il cambiamento radicale del loro mondo, del loro immaginario e della loro quotidianità. A seconda dell’età che hanno, essi possono sperimentare sentimenti di abbandono che il padre e la madre devono saper accogliere e gestire. Rassicurando i bambini per far comprendere loro, prima di tutto, che cambiamento non significa perdita. E che quello che sta accadendo riguarda il rapporto tra gli adulti, ma non intacca il rapporto madre-figlio e padre-figlio che continuerà ad esistere. Ecco perché è fondamentale che niente in questa fase sia lasciato al caso: la chiarezza e le modalità con cui gli adulti la affrontano sia a livello emotivo che concreto, potrà mitigare (o amplificare) gli effetti di una situazione di per sé profondamente stressante.

Gestire la crisi.
Il primo punto da chiarire, come confermano molti studi condotti fin dagli anni Settanta, è che la sofferenza maggiore è data non dalla separazione ma dalla conflittualità che spesso la accompagna. La capacità che bambini e adolescenti hanno di adattarsi alla nuova situazione dipende, essenzialmente, dalla maturità degli adulti nel gestire le fasi del passaggio. Anche a costo di mostrare ai figli una serenità che dentro di sé faticano a trovare. Bisogna cioè essere in grado di anteporre a tutto i bisogni dei figli, collaborando ed evitando di riversare su di loro rancori, frustrazioni, accuse e dettagli eccessivi. Il malessere psicologico dei figli è infatti strettamente legato al conflitto dei genitori. I dati mostrano che i minori cresciuti in famiglie separate sono più “a rischio” di disturbi del comportamento e di sofferenza emotiva (rischi da 2 a 3 volte superiori rispetto ai coetanei con famiglie conviventi), soltanto nel caso in cui siano stati esposti ad ambienti saturi di conflittualità.

Delle dinamiche che genitori e figli sperimentano nel momento in cui viene comunicata la decisione della separazione, abbiamo parlato con la dottoressa Laura Calabresi, Psicologa e psicoterapeuta, è presidente dell’Associazione Progetto Psiche e ha una lunga esperienza di attività clinica con i minori.

È possibile indicare alcuni comportamenti con cui i genitori possono aiutare i figli in questo passaggio critico?
Certamente. Ogni storia familiare è unica ma esistono principi di base molto importanti. Prima di tutto la decisione va espressa solo quando è definitiva (non quando si valuta la possibilità), e senza un anticipo eccessivo sul momento in cui uno dei genitori lascerà la casa comune. I genitori dovrebbero possibilmente affrontare insieme il momento dell’annuncio, concordandone le forme, i tempi, le parole reciproche. Ovviamente deve esserci l’elasticità di adattare il discorso all’evoluzione degli eventi, ma è indispensabile avere un progetto mentale che aiuti a trasmettere sicurezza. Se un bambino (o un ragazzino) percepisce un clima “sereno”, la sua deduzione sarà che è possibile avere la stessa pacatezza anche dopo l’allontanamento di uno dei genitori. Ogni spiegazione dovrà essere modulata in base all’età e alla capacità di comprensione dei figli, e per lo stesso motivo se ci sono figli con età o caratteri molto diversi è meglio optare per una “comunicazione disgiunta”: in modo che ciascuno di loro possa esprimere senza condizionamenti la propria emotività e le proprie reazioni. E ancora: i genitori dovranno sollecitare i figli ad esprimere come e quando vogliono i loro dubbi, e a chiedere chiarimenti anche se ne sentiranno il bisogno in tempi futuri.

Ci sono aspetti positivi della nuova situazione, da cui genitori e figli possono trarre beneficio per affrontare i costi emotivi della “rottura familiare”?
Quando si arriva alla separazione dopo una fase di forte tensione, capita spesso che il bambino attraversi una fase di maggiore positività. Può migliorare il suo comportamento scolastico, può rientrare un’eventuale regressione che si era manifestata nelle fasi più critiche, e in generale si avranno gli effetti positivi portati dal superamento di una situazione dolorosa che il piccolo non aveva gli strumenti per capire. Il chiarimento è sempre positivo, se gestito con gli strumenti adeguati: più che della separazione in sé, i piccoli risentono dei conflitti, della mancanza di sincerità, dell’acrimonia, dell’incapacità di far fronte agli eventi. Nel momento in cui i genitori “danno forma” con serenità a quello che il bambino percepiva, egli potrà trarre beneficio da una situazione anche teoricamente critica. Infine, bisogna dire che a volte dopo la separazione migliora la qualità del tempo alcuni genitori passano con i figli: spesso capita che i padri sperimentino per la prima volta momenti di condivisione esclusiva come la cena, il gioco o i compiti. Questo rafforza il legame e rassicura i bambini circa l’affetto genitoriale che non verrà mai meno.

Quali sono invece gli errori più frequenti?
Naturalmente gli errori più gravi sono la colpevolizzazione dell’altro genitore o il tentativo di far schierare i bambini dalla propria parte. Sbagliato anche manifestare troppo apertamente il dolore o la rabbia: i figli devono essere tenuti al riparo, e non essere trattati come adulti confidenti. C’è poi il rischio di errori meno “appariscenti”, come diventare iper-protettivi, o tentare di zittire l’inevitabile senso di colpa con la permissività eccessiva e l’annullamento di ogni regola. Va bene essere più “morbidi” in certe situazioni, ma la coerenza e la maturità non possono venir meno.

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