Sindrome da squilli-fantasma? E’ “ringxiety”

Sindrome da squilli-fantasma? E’ “ringxiety”E ti ritrovi a fissare, con espressione un po’ ebete, lo schermo vuoto del tuo telefonino. Zero messaggi, nessuna telefonata in arrivo, nemmeno una notifica. Possibile? Eppure eri sicura di avere sentito uno squillo, avresti giurato che la borsa stava vibrando… Sì, è possibile, se anche tu, come altri milioni di persone nel mondo, soffri di quella che è stata ribattezzata ringxiety, ovvero la sindrome da squilli-fantasma.
Il primo a parlarne è stato il New York Times, in un articolo nel quale notava come l’argomento fosse diventato trend topic sul web. C’era chi diceva di avvertire lo squillo del telefonino quando era sotto la doccia, utilizzando l’asciugacapelli o mentre passava uno spot in televisione. Un suono appena percettibile, come quello di un carillon in lontananza, che veniva scambiato per la suoneria del proprio cellulare. Come mai? Era il primo segnale della tecno-saturazione della vita moderna o era il caso di mettere in dubbio la propria sanità mentale?
Da allora, le cose non sono certo migliorate. Ma se il fenomeno, non v’è dubbio, è piuttosto diffuso – chiedete ad amici e familiari – adesso c’è una ricerca che spiega perché e quando si verifica. È stata condotta da Daniel Kruger e Jaikob Djerf su 411 studenti dell’Università del Michigan e pubblicato sulle pagine della rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking. Dopo aver escluso, verificandolo con i principali produttori di hardware e software per smartphone, che si potesse trattare di squilli reali, dovuti magari a qualche malfunzionamento o, chissà, a qualche hacker, i due ricercatori hanno cercato di capire se esiste una caratteristica psicologica comune tra chi soffre maggiormente di ringxiety. Innanzitutto hanno verificato che quasi la metà degli studenti intervistati sente squilli-fantasma. Ma, soprattutto, hanno notato che il fenomeno è del 18% più frequente tra gli individui caratterizzati da ansia da attaccamento (terrorizzati, cioè, dall’idea di venire lasciati dal partner e che i loro sentimenti non siano ricambiati), mentre è molto più raro tra le persone che, al contrario, tendono ad allontanare il prossimo e a mantenere una certa distanza.
«D’altronde», ha sottolineato il dottor Kruger, «lo smartphone ormai è diventato per moltissimi il collegamento al mondo sociale esterno, e le persone che hanno il continuo bisogno di conferme nelle proprie relazioni trasferiranno inevitabilmente quest’ansia anche nello spazio dei social media».
Secondo Brenda Wiederhold, il direttore della rivista che ha pubblicato lo studio, «sta crescendo la consapevolezza che la ringxiety possa provocare effetti negativi sulla salute sia a breve sia a lungo termine, tra i quali mal di testa, stress, e disturbi del sonno». E anche se «per la maggior parte delle persone», aggiunge Daniel Kruger, «non è altro che un fastidioso inconveniente, coloro che soffrono di ansia da attaccamento dovrebbero prendere seriamente in considerazione la loro dipendenza da social media».
All’inizio di quest’anno, un’altra ricerca, questa volta prodotta dalla Georgia Tech University, ha aggiunto un nuovo dato: nove persone su 10 soffrono di quella che hanno chiamato phantom vibration syndrome, sindrome da vibrazioni fantasma, per cui scambiano piccoli spasmi muscolari, una vaga sensazione di formicolio, per SMS in arrivo.
Insomma, le cose si complicano. Anche perché c’è chi avanza altre possibili cause alla comparsa delle ringxiety e parla di fenomeno psico-acustico. Il suono di un cellulare, infatti, è tra 1.000 e i 6.000 Hertz, frequenza alla quale l’orecchio umano è più sensibile (non a caso è la stessa frequenza del pianto dei neonati e anche quella utilizzata in Tv per gli stacchi pubblicitari). E dunque la questione si ridurrebbe a un’iperattivazione del sistema nervoso e uditivo, dovuta all’eccesso di suoni e rumori che accompagnano la modernità. Un concerto ininterrotto che mantiene il cervello in uno stato di iper vigilanza e crea, appunto, allucinazioni uditive.
Anche alla base dell’ansia da vibrazione vi sarebbe l’eccessivo utilizzo del telefonino, che porta a una sorta di iper sensibilizzazione psico-sensitiva e all’attivazione involontaria di schemi mentali e comportamentali che inducono a percepire una vibrazione anche quando il telefono è muto e immobile.
Per riassumere, dunque, il cervello crea connessioni specifiche per codificare squilli e vibrazioni. Ma la somiglianza con altri stimoli, le situazioni di stress e ansia, e la sovra esposizione generale, creano confusione e allucinazione sensoriale, che a sua volta incrementa la situazione di iper vigilanza, in un circolo vizioso che alla lunga può diventare problematico.
È significativo anche il fatto che entrambe le sensazioni, sia quella di percepire squilli sia quella di avvertire vibrazioni, si possono presentare anche quando il telefonino non è a portata di mano, ma è stato dimenticato a casa o lasciato in un’altra stanza. E soprattutto, che possano aumentare di intensità e frequenza, incrementando un’ansia persistente, accompagnata magari da altre forme di disagio psicologico, come la dipendenza da internet, lo shopping compulsivo, il gioco d’azzardo patologico online.
Certo è che mentre la sindrome (sempre che si tratti di vera sindrome e non di un piccolo fastidio come ritiene il 98% delle persone che l’hanno sperimentata) si diffonde, la scienza non è ancora arrivata al fondo del problema. Non resta che rimanere in attesa di uno squillo che ci avverta di nuovi studi e nuove risultanze.

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?