“Mangiare è uno dei quattro scopi della vita... quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo”, recita un proverbio cinese. E non si potrebbe essere più d’accordo: il cibo ha smesso da tempo di essere necessità, pura questione di sopravvivenza. Ed è finalmente diventato gioia del palato, cultura, tradizione. “Solo gli imbecilli non sono ghiotti... si è ghiotti come poeti, si è ghiotti come artisti ...”, diceva Guy de Maupassant. E George Bernard Shaw notava che “le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”. Purtroppo, però, qualche volta fanno anche star male. Lo sa bene chi soffre di intolleranze alimentari ed è costretto a dire addio ad alcuni dei piaceri della tavola. Ma cosa sono davvero queste intolleranze? E come si riconoscono?
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Le prime osservazioni sui disturbi legati al cibo sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato gli effetti negativi dovuti all’ingestione di latte di mucca. Tuttavia, ancora oggi le reazioni avverse al cibo costituiscono una delle aree più controverse della medicina: non sono sempre chiari i meccanismi che ne stanno alla base e c’è ancora molta incertezza sulla sintomatologia, sulla diagnosi e sui test che vengono utilizzati per effettuarla. Di conseguenza, ci sono differenze di opinione sulla diffusione di questi disturbi e sul loro impatto sociale. Tant’è che un recente studio della Portsmouth University ha rivelato che 9 inglesi su 10 sono convinti di avere un’i ntolleranza alimentare pur essendo in realtà completamente sani. E finiscono così col privarsi di nutrienti preziosi mettendo a rischio la loro salute.
L’American Academy of Allergy Asthma and Immunology ha proposto una classificazione, largamente accettata, che distingue tra allergie e intolleranze. La differenza principale è che le allergie sono provocate dal sistema immunitario, le intolleranze, invece, coinvolgono il metabolismo. Poi, naturalmente ci sono le reazioni tossiche, come quelle conseguenti all’ingestione di funghi velenosi. Ma questa è un’altra storia. Le differenze tra allergie e intolleranze riguardano anche i sintomi: se si tratta di intolleranza, generalmente si riscontrano sintomi intestinali (dolori addominali, diarrea, vomito, perdita di sangue con le feci), raramente vengono colpiti altri organi. Le allergie, invece, si manifestano anche senza sintomi intestinali e possono avere complicanze gravi, fino allo choc anafilattico. Comunque, malgrado esistano moltissimi test che promettono di scoprire le intolleranze nei confronti di centinaia di alimenti, ci sono solo quattro sostanze, i cui effetti sono stati sufficientemente studiati, in grado di provocarle: il lattosio, il fruttosio, il sorbitolo e il glutine. L’intolleranza agli zuccheri (lattosio, fruttosio e sorbitolo) è dovuta a un deficit enzimatico che fa sì che questi non vengano scissi nei loro costituenti monosaccaridi e quindi assimilati. Restano a fermentare, con conseguente produzione di gas che causa i disturbi intestinali. L’intolleranza al glutine o morbo celiaco consiste in una infiammazione cronica con una componente autoimmune. Il sistema immunitario intestinale non riconosce la gliadina (una proteina del glutine, contenuta in particolar modo nelle farine di frumento, orzo, segale, farro) e scatena contro di essa una risposta infiammatoria cronica, che danneggia le cellule dell’epitelio intestinale.
A cura di: Margherita Abbate Daga