Alla ricerca dell’orgasmo perduto (o mai trovato): le cause psicologiche

Quando il sesso diventa un problema (di testa): cause e soluzioni
In un universo così complesso e sfaccettato come quello della sessualità femminile è chiaro che la sfera psicologica abbia la stessa importanza di quella fisica. Ma è molto più difficile da esplorare, perché implica addentrarsi in una dimensione in buona parte soggettiva, dove il vissuto di una persona, il suo carattere, il suo modo di relazionarsi alla vita e al sesso maschile sono elementi fondamentali per capire davvero l’origine di un problema sessuale che non ha cause fisiche. È innegabile, infatti, che molti problemi dell’orgasmo abbiano una radice mentale. Talvolta si è in presenza di vere e proprie disfunzioni sessuali, altre volte la colpa è semplicemente di certe situazioni negative, nelle quali ci si trova immersi come nelle sabbie mobili: un partner sbagliato che non si riesce a lasciare, un periodo di stress che non si riesce a superare, una crisi di coppia negata e, dunque, ignorata… A ogni problema, però, c’è una soluzione: basta avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, di riconoscere che c’è un problema da affrontare e di chiedere l’aiuto di un esperto, l’unico che può identificare la vera causa del disagio e indicare la strada migliore per lasciarselo alle spalle.


Perché non si gode più delle gioie del sesso
Un tempo le donne che non riuscivano a provare piacere sessuale venivano tacciate di frigidità: un termine – fortunatamente caduto in disgrazia – peraltro improprio, visto che non descrive la realtà molto sfaccettata, che si nasconde dietro a una vita sessuale insoddisfacente. La donna può essere “insoddisfatta” perché:

 

  1. il desiderio è calato o del tutto assente: fare l’amore non le viene mai in mente o le capita di pensarci raramente;
  2. durante il rapporto l’eccitazione va giù (si parla di “disturbo dell’eccitazione”) : inizia a fare l’amore, ma il “fuoco” si spegne rapidamente;
  3. non riesce a raggiungere l’orgasmo (si parla di “anorgasmia”): non ha mai raggiunto l’orgasmo (“ anorgasmia primaria”) o non riesce più a raggiungerlo (“ anorgasmia secondaria”).

1.  Il calo del desiderio
Succede spesso nelle coppie che stanno insieme da una vita e che, ciclicamente, si trovano ad affrontare il classico periodo di “stanca”, soprattutto in coincidenza di eventi particolari: un periodo particolarmente carico di stress, la nascita di un figlio, un lutto, una cura farmacologica che si ripercuote sul desiderio. Un problema che, di solito, si supera insieme tanto più facilmente quanto più la coppia è solida e affiatata.
È, chiaro, però, che se la crisi perdura nel tempo e non è giustificata da una condizione particolare, la coppia rischia di scoppiare: la mancanza di desiderio, infatti, non grava solo su chi la subisce direttamente, ma anche su chi la vive indirettamente, cioè il partner.
Ci sono, in particolare, dei segnali che ogni uomo non dovrebbe mai sottovalutare:

  • lei non manifesta desiderio sessuale per molti mesi consecutivi;
  • lei si dichiara sessualmente insoddisfatta;
  • lei si concede al partner solo per compiacerlo, ma senza provare piacere.

I casi, a questo punto, sono due: la coppia è già scoppiata, oppure si trova di fronte a uno dei seguenti problemi:

  • un conflitto serpeggiante non risolto;
  • un compagno che non sa aiutare la donna in un momento particolare della sua vita;
  • un periodo di stress che non si riesce a superare;
  • la perdita di attrazione fisica per il partner.

2. L’eccitazione fa dietro front
La voglia di fare l’amore c’è, il fuoco dell’eccitazione si accende, ma poi si spegne quasi subito, nelle prime fasi del rapporto: impossibile, così, raggiungere l’orgasmo.
Una situazione tipica delle coppie “giovani”, che si stanno ancora rodando sotto le lenzuola, o di coppie “vecchie”, cadute nella spirale della routine: si fa sempre sesso allo stesso modo, lui salta i preliminari per andare al sodo, lei si auto-controlla troppo o vorrebbe sperimentare qualcosa di nuovo ma non lo comunica al partner.

3. L’orgasmo è (o è diventato) un miraggio
Ci sono donne che, in un passato più o meno remoto, scalavano la vetta del piacere senza difficoltà, e altre che hanno sempre guardato quella vetta come una meta irraggiungibile: l’anorgasmia, questo il nome tecnico del disturbo, può infatti essere primaria o secondaria.

Primaria Chi ne soffre non sa neppure che cosa sia l’orgasmo e ciò che non si conosce spesso si ignora, quindi la donna può essere inconsapevole di questa privazione. Il suo identikit? Una fanciulla in fiore, alle sue prime esperienze, magari con un’educazione sessuale carente o rigida, che le ha creato una serie di blocchi psicologici. Ma anche una donna più matura che, perle ragioni più disparate (una brutta esperienza sessuale quando era giovane, un problema psicologico irrisolto…) non è mai riuscita a raggiungere l’ìorgasmo.

Secondaria L’anorgasmia secondaria è doppiamente beffarda, perché la donna che la vive sa che cos’è un orgasmo, lo ha sperimentato anche più volte nel corso della sua vita, ma ora non riesce più ad assaporarlo. E spesso non sa perché. Una volta escluse le cause fisiche, occorre dunque esplorare il terreno accidentato della psiche.
Attenzione, poi, all’ansia da prestazione, che non è un’esclusiva maschile, anzi: colpisce molte donne soprattutto in occasione dei primi rendez-vous con un nuovo compagno, oppure quando sono reduci da particolari problemi fisici e hanno paura di non essere all’altezza della situazione.

I nemici da combattere
Le cause di psicologiche che remano contro un sesso di qualità sono davvero tante ed è facile cadere in banali semplificazioni. Qui ci limitiamo a passare in rassegna quelle principali, senza avere la pretesa di sostituirci agli addetti ai lavori, ma con l’obiettivo di fornire uno spunto di riflessione a tutte le donne che si trovano in difficoltà e che credono – a torto – di dover rinunciare per sempre a una vita sessuale veramente appagante.

1. La paura della penetrazione
Non sono poche le donne che riescono a raggiungere il sommo piacere con l’autoerotismo e con la stimolazione manuale dei genitali, mentre si bloccano completamente all’atto della penetrazione, vissuta come un atto di aggressione, qualcosa da cui difendersi. Per superare questa sensazione negativa, quasi paralizzante, è importante erotizzare questo momento: in caso contrario, si rischia di provare dolore ogni volta che inizia il coito, aprendo le porte a quel circolo vizioso sesso=dolore= blocco che il cervello memorizza e che poi tenderà a riproporre a ogni amplesso.

2. Gli errori del partner
Anche sul fronte sessuale, le donne partono svantaggiate: si eccitano molto più lentamente dei loro compagni e hanno bisogno di una stimolazione più dolce e progressiva. Ecco perché è così facile incappare in un partner “sbagliato”, ovvero: frettoloso, cioè incapace di assecondare i tempi della sua compagna; maldestro, cioè ignaro dell’anatomia femminile e convinto che quanto più vigorosamente stimola/penetra la compagna tanto più intenso sarà il piacere: egoista, cioè convinto che ciò che piace a lui piacerà sicuramente anche a lei; ripetitivo, cioè incapace di inventarsi qualcosa di nuovo sotto le lenzuola; trascurato, cioè colui che si dimentica il buon vecchio detto “ anche l’occhio vuole la sua parte” e che non cura né la sua persona, né l’aspetto fisico.

3. La difficoltà a comunicare i propri desideri
Sarà un fattore culturale, ma ancora oggi la donna fa fatica a raccontare esplicitamente al partner le fantasie che vorrebbe mettere in pratica a letto. I motivi? La vergogna prima di tutto, specie quando il compagno è nuovo e non si è ancora creata quella intima complicità che sblocca le inibizioni. Ma anche la falsa convinzione che l’uomo non abbia bisogno di essere guidato (e, invece, ne ha una grande necessità, viste le profonde differenze degli universi sessuali maschile e femminile!), la volontà di sacrificare il proprio piacere sull’altare del piacere di lui, o ancora la paura di essere giudicate troppo aggressive, come se manifestare i propri desideri rappresentasse una sfida alle capacità sessuali dell’uomo (e questo, almeno per certi uomini, potrebbe essere vero…). È, invece, legittimo e proficuo parlare con il proprio compagno, comunicandogli le proprie fantasie erotiche senza il timore di fargli un torto e senza aspettare che sia lui ad arrivarci da solo: basta scegliere un tono dolce, sincero, aperto.

4. L’eccesso di autocontrollo
In molte donne la vigile componente razionale domina sulle altre: ecco perché fanno così fatica ad abbandonarsi alle sensazioni erotiche e a lasciarsi completamente andare durante l’esperienza sessuale. In altre donne, l’autocontrollo ha uno scopo difensivo, come se le intense emozioni sgorgate dall’atto sessuale fossero qualcosa di pericoloso che il cervello deve tenere alla larga: per non essere abbandonate “dopo”, per non essere respinte “poi”, per non perdere “mai” la propria identità (che, in un rapporto davvero libero, rischierebbe di confondersi/fondersi con quella del partner).
Anche l’esigenza di avere sempre tutto sotto controllo porta a razionalizzare un atto così poco razionale come il rapporto sessuale: questa donna-controllore vive l’atto da impietosa spettatrice esterna, che analizza ogni fase del rapporto, ogni posizione, ogni sospiro…

5. L’educazione bacchettona
I sessuologi, i pediatri e gli psicologi dell’età evolutiva non si stancano di ripeterlo: è fondamentale iniziare a parlare di sesso ai figli il più presto possibile, utilizzando un tono giusto e senza mostrare imbarazzo o senza falsi pudori. Un rapporto libero, epidermico, affettuoso tra genitori e figli, poi, facilmente sfocerà in un adulto che non ha paura di lasciarsi andare al contatto fisico. Purtroppo, però, non tutti i genitori si rivelano in grado di parlare di sesso liberamente e con cognizione di causa e alcuni, anzi, trasmettono ai figli regole moralistiche, che identificano il sesso come qualcosa di “sporco” contrapposto ai concetti di pulito, bene e buono. Con non poche ripercussioni sulla vita sessuale dell’adolescente prima, e dell’adulto poi..

6. I conflitti di coppia
L’amore non è bello se non è litigarello. Certo, un battibecco ogni tanto dà un po’ di pepe al rapporto, che altrimenti scivolerebbe in un monotono torpore. Ma gli scontri quotidiani, a lungo andare, portano sordo rancore, rivendicazioni più o meno inespresse, frustrazioni e voglia di evadere, incomunicabilità che spesso sfocia in torvi silenzi: ovvio che, in tal frangente, anche il desiderio femminile si dia alla fuga. Non va dimenticato, infatti, che nella donna la sfera psicologica e quella fisica sono legate a doppio filo e che una situazione di vita insoddisfacente spesso sfocia in una condizione mentale sfavorevole al piacere.

7. L’età troppo giovane
L’età della “prima volta” continua ad abbassarsi e oggi la maggior parte delle 17enni ha già rapporti sessuali completi: ma quante di queste ragazzine, spesso ancora bambine, lo hanno fatto perché si sentivano davvero pronte e mature, e quante lo hanno fatto per non essere tacciate di vecchie zitelle, per essere alla pari con le loro coetanee? Certo, il primo rapporto in assoluto non è quasi mai idilliaco: l’inesperienza, la paura, le inibizioni, gli eventuali sensi di colpa fanno dei brutti scherzi. Così bando alle aspettative eccessive: l’inizio della propria vita sessuale non è il prototipo della propria vita sessuale futura. Se si dà troppo peso ai primi rapporti catastrofici, si rischia di piombare nell’ansia di prestazione e di vivere l’esperienza sessuale come qualcosa di negativo.

8. Le situazioni a rischio
Ci sono due situazioni emblematiche – peraltro molto diffuse – che molte donne si trovano ad affrontare pagando un prezzo salatissimo in termini sessuali: un periodo di lavoro iperstressante, con il cellulare che ribolle, riunioni 24 ore su 24, viaggi fissati all’ultimo momento; uno o più bambini piccoli che calamitano ogni attenzione, dormono solo nel lettone in mezzo a mamma e papà, si alzano che è ancora buio e vanno a letto che è già buio pesto…
La prima situazione è un gran classico dell’era moderna: la donna in carriera, che non ce la fa a staccarsi dal lavoro, probabilmente ha anche mille impegni domestici e, così, accumula stress su stress e manda il sesso in pensione. In tale frangente, però, è sempre saggio farsi una domanda: il vero problema è il lavoro, che potrebbe anche essere riportato a ritmi più umani, o il lavoro è solo un alibi per nascondere altri problemi che non si vogliono vedere?
Occhio anche alla seconda situazione: i pupi sono faticosissimi, soprattutto nei primi anni di vita, ma non devono diventare una scusa per relegare la coppia in soffitta. In pratica, è fondamentale imparare a farsi aiutare e impegnarsi a ritagliare spazi di intimità per il partner, inaccessibili ai pargoli.

Le disfunzioni sessuali
Molte donne reputano “normale” non raggiungere l’orgasmo o non provare alcuna voglia di fare l’a more, altre fanno finta di niente con tutti, in primis con se stesse. Negare il problema, infatti, significa evitare di affrontarlo e condannarsi a una comoda anormalità. Riconoscere che un problema c’è non è certo facile, perché significa fare i conti con l’immancabile senso di inadeguatezza, collera e rabbia verso se stesse e, spesso, anche verso il partner, primo testimone di ciò che si ritiene un fallimento. Molti disturbi sessuali nascono da un “supercontrollo” involontario della mente, che blocca l’orgasmo sul nascere, ma questo è solo uno dei problemi: vediamo quali possono essere quelli più seri, che richiedono sempre l’intervento di uno specialista e dei quali, pertanto, non diamo soluzioni, limitandoci a fotografarne le caratteristiche principali.

Il vaginismo
Il vaginismo Impedisce a qualunque corpo estraneo (lo speculum del ginecologo o il pene) di entrare nella vagina. Al primo accenno di penetrazione, infatti, i muscoli del vestibolo (l’i ngresso della vagina) si contraggono involontariamente e si chiudono ermeticamente, bloccando l’e ntrata. Chi ne soffre, prova desiderio e può anche raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione manuale del clitoride, ma non riesce nel modo più assoluto a consumare un rapporto completo. È chiaro che questa preclusione porta con sé non poche conseguenze in entrambi in partner: lei si sente inadeguata, umiliata dalla raffica di fallimenti che ogni tentativo di penetrazione comporta; lui non capisce il problema, pensa di esserne il responsabile e spesso arriva ad accusare la compagna di “frigidità”, peggiorando ulteriormente la situazione.

La bulimia e l’anoressia sessuale
Come nella bulimia alimentare la donna sente l’impellente bisogno di ingurgitare enormi quantità di cibo (non importa quale) per poi eliminarlo auto-inducendosi il vomito, la bulimica sessuale non può fare a meno di continue scorpacciate di sesso (non importa con chi), seguite dal rifiuto disgustato di altri contatti fisici per un certo periodo di tempo. È un tipo di sesso che non appaga affatto, ma che porta solo vergogna e umiliazione.
L’anoressica sessuale, invece, riesce a immaginare il piacere sessuale, ma quando dalla teoria deve passare alla pratica, si blocca completamente.

L’iperattività sessuale
Viene definita così quella che un tempo ormai lontano veniva chiamata spregiativamente “ ninfomania”. Del tutto simile alla bulimia sessuale, se ne distacca perché l’iperattiva è capace di provare un elevatissimo livello di eccitazione e di raggiungere spesso un orgasmo multiplo (anche tramite masturbazione). Se questo desiderio è armonioso, cioè la donna lo vive serenamente, non c’è niente da curare.
La necessità di stabilire un approccio terapeutico spesso differenziale (cioè fisico e psicologico) si verifica solo quando l’iperattività è legata a fattori ormonali, farmacologici o psicologici, e quando crea disagio alla persona.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi

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