Alla ricerca dell’orgasmo perduto (o mai trovato)

Orgasmo, eccitazione sessuale, piacere e punto G femminile: parole sconosciute per oltre il 40% delle donne, incapaci – per le ragioni più disparate – di godere di una vita sessuale appagante. Tutta colpa della psiche? Non sempre, o meglio, non solo. Gli ultimi studi nel campo della sessuologia hanno ormai ampiamente dimostrato che all’origine della difficoltà/impossibilità di raggiungere l’orgasmo o il piacere sessuale non c’è automaticamente un problema psicologico. Spesso, infatti, c’è un disturbo fisico ben preciso anche se altrettanto spesso non viene diagnosticato. Comprendere  il complesso mondo del piacere femminile non è affatto semplice, nemmeno per la medicina: per questo vi proponiamo una piccola guida utile per approfondire l’anatomia del piacere femminile – dalla fisiologia al ciclo dell’orgasmo, dall’orgasmo vaginale all’orgasmo multiplo – per addentrarci poi tra le patologie (cistite, vulvodinia e vaginite in primis) o le problematiche psicologiche sessuali che possono renderlo una sorta di miraggio irraggiungibile.

Nel regno della sessualità femminile
In un universo come quello femminile, governato dalla complessità e dall’unicità, non c’è donna uguale a un’altra neppure sul fronte dell’anatomia genitale: ogni singola componente, apparentemente identica in tutti i corpi, si lega e interagisce in modo diverso con la componente vicina, dando vita a un insieme esclusivo, unico appunto. Ecco perché non c’è nulla di più soggettivo del piacere erotico e del modo di viverlo/percepirlo. Ed ecco perché, nella strada da percorrere per conquistare o riconquistare l’orgasmo sconosciuto o perduto, una tappa fondamentale è la conoscenza del proprio corpo, delle “sue” zone erogene, di ciò che fa scattare il piacere o di ciò che, invece, lo blocca. L’esplorazione della propria sfera genitale e sessuale, dunque, è soggettiva. Ci sono, però, zone oggettivamente predestinate al piacere. Così come è vero che dietro a un momento che dura pochi attimi – l’orgasmo – c’è un tutto un intreccio di meccanismi fisico-psicologici personali, è altrettanto vero che la risposta sessuale di ogni donna passa attraverso fasi piuttosto precise. Sapere quali sono e cosa succede nell’organismo prima, durante e dopo l’apice del piacere certo non porta automaticamente a farlo proprio, ma è un primo passo indispensabile verso la direzione giusta.

L’anatomia del piacere
La donna è davvero l’essere più complesso del pianeta e la sua anatomia intima non fa eccezione. A differenza dell’uomo, con una sola area genitale erogena, il gentil sesso vanta due strutture differenti sia a livello logistico sia a livello dei meccanismi chimici e neurologici che le regolano. Intendiamoci: niente nell’organismo è “a se stante”, chiuso in un dorato isolamento. Così anche le nostre due strutture sono collegate al sistema nervoso centrale, sono regolate dal medesimo nervo – il nervo pudendo – e dominate dal muscolo dell’orgasmo per eccellenza: l’elevatore dell’ano. Eppure le differenze non mancano, una diversità che le rende in parte autonome e in grado di portare un piacere diverso.

All’esterno
Della prima area, collocata all’entrata dei genitali, fanno parte il clitoride (in alto) e i due corpi “bulbo-cavernosi” (sotto le piccole labbra e ai confini con la ghiandole del Bartolini).
Se idealmente uniti da una linea, questi tre punti disegnano una perfetta “Y” rovesciata, sorprendentemente simile alla struttura maschile: il clitoride coincide con il glande, mentre gli altri due punti sono il corrispettivo dei corpi “cavernoso” e “spongioso” del pene.
Una similitudine non solo visiva, visto che questa è la zona femminile più ricca di ormoni maschili (androgeni) ed è anche quella dove gli impulsi nervosi sono inviati dall’ossido nitrico, cioè quello che assolve la stessa funzione nel sesso forte.
Semplificando, questo il meccanismo fisiologico: gli ormoni androgeni consentono all’ossido nitrico di “tradurre” il desiderio in congestione clitoridea e bulbo-vestibolare (cioè dei corpi cavernosi all’entrata della vagina), la conditio sine qua non per un orgasmo di qualità.
Il clitoride, organo minuscolo e sensibilissimo, è un concentrato di terminazioni nervose e vasi sanguigni: ecco perché, quando viene stimolato, si gonfia, si congestiona e diventa ipereccitabile. La localizzazione dei due corpi bulbo-cavernosi all’ingresso della vagina, invece, spiega la peculiare sensibilità di questa zona.

L’anatomia del piacere
All’interno
La seconda area dell’anatomia del piacere è una prerogativa femminile: la vagina, lunga, molto flessibile e composta da tre strati: mucosa, muscolo e tessuto connettivo, ricchi di sangue.
Tutta la parete vaginale è percorsa da una fittissima rete di vasi sanguigni, caratteristica che la elegge a zona per eccellenza del piacere femminile.
Qui a farla da padrone sono indubbiamente i principali ormoni femminili, cioè gli estrogeni, mentre il neurotrasmettitore chiave è il VIP (peptide intestinale vasoattivo): in pratica, gli estrogeni fanno sì che il messaggero Vip traduca il desiderio in lubrificazione vaginale, anch’essa condizione indispensabile per raggiungere l’orgasmo. Un’eventuale secchezza locale, infatti, non solo impedisce di raggiungere l’apice, ma spegne il piacere molto prima.
Attenzione, però: le fibre nervose che passano in questa zona sono un po’ meno sensibili rispetto a quelle che si intrecciano nella zona a Y rovesciata; ecco il motivo per il quale per molte donne è più facile raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione clitoridea.


La mappa delle zone erogene femminili

Zone erogene. Sono chiamate così le aree più o meno estese del corpo che, se stimolate, accendono rapidamente l’eccitazione. Una questione di alchimia sessuale, certo, ma soprattutto di chimica cerebrale: quando queste zone vengono “stuzzicate”, le loro terminazioni nervose inviano subito queste sensazioni gradevoli a una zona ben precisa del cervello, l’ipotalamo.
Quest’ultimo, a sua volta, ordina alla ghiandola ipofisi di produrre determinati ormoni, con il compito di stimolare la produzione di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. E l’a drenalina, si sa, è un potente afrodisiaco naturale, che alimenta il desiderio e amplifica il piacere.
Non solo: quando la stimolazione delle zone erogene non è mordi-e-fuggi, l’ipofisi inizia a produrre ossitocina, noto anche come “ormone dell’affetto”, che non porta solo il benessere proprio di questo sentimento empatico, ma anche eccitamento a livello genitale.
La mappa delle zone erogene non è standard, visto che ogni donna possiede una “cartina” personale: non per niente, c’è chi adora la stimolazione dell’orecchio, chi al contrario la detesta. È vero, però, che alcune zone, per una serie di caratteristiche fisiologiche, sono potenzialmente più “erogene” di altre.
Ecco una mappa di massima, divisa in tre zone:

  • PRIMARIE: sono ubicate nell’apparato genitale stesso e sono il clitoride, i due corpi bulbo-cavernosi, le piccole labbra, la zona periuretrale (intorno all’uretra), il vestibolo e il famoso punto G.
  • SECONDARIE: un po’ più vicine all’area genitale, possono essere così ipersensibili da rivelarsi per alcune donne un’alternativa all’atto completo, ovvero il seno, i glutei, il pube, l’ano, il perineo (tra i genitali e l’ano).
  • ARCAICHE: sono le zone più lontane dai genitali, ma estremamente sensibili al tatto, ovvero i capelli, la nuca, le orecchie, la bocca, la schiena, le ascelle, le gambe e i piedi.

La risposta sessuale si fa in quattro
È possibile riassumere e schematizzare quel complesso insieme di fenomeni psico-fisici che conducono all’orgasmo? Negli Anni 60 ci hanno tentato i fondatori della sessuologia moderna – il ginecologo Williams H. Masters e la psicologa Virginia E. Johnson, entrambi americani – introducendo il concetto di “ ciclo della risposta sessuale” in quattro fasi (eccitamento, plateau, orgasmo e risoluzione). Più moderno e attuale è il principio di “ modello circolare” della risposta sessuale femminile, ideato dalla ginecologa e sessuologa Alessandra Graziottin, che lega indissolubilmente le quattro fasi della risposta sessuale, sebbene variabili per durata e intensità da donna a donna e, naturalmente, da rapporto a rapporto

L’eccitamento
All’inizio c’è sempre uno stimolo che, in un modo o in un altro, invade la dimensione sessuale, come lo sfioramento di una zona erogena o la palpazione dell’area genitale. Lo stimolo, però, deve essere captato ed “erotizzato” dal cervello, altrimenti l’eccitamento svanisce. Come? Attraverso le fibre nervose discendenti, incaricate di portare al centro del piacere un messaggio “inibitore” (stop al desiderio), o “facilitatore” (via libera al desiderio). Il tipo di messaggio inviato è legato alla presenza o meno di eccitazione mentale: tanto è vero che l’orgasmo può essere raggiunto anche senza stimolazione genitale (per esempio durante un sogno erotico), ma una stimolazione genitale perfetta può fallire in mancanza dell’eccitazione mentale.
Il segnale che il tipo di messaggio inviato dal cervello è positivo è la lubrificazione vaginale, indispensabile per la penetrazione (coito). Poi si susseguono le altre spie del piacere: la vagina si dilata e si congestiona, il respiro diventa affannoso, il cuore batte veloce, la pressione sanguigna va su, i capezzoli si gonfiano, la pelle diventa a chiazze…

Il plateau
L’eccitamento va avanti come nel Bolero di Ravel, lentamente e aumentando via via di intensità: a un certo punto, il clitoride esce dal suo cappuccio protettivo, diventa turgido ed eretto, producendo una sensazione di piacevole di calore.
Anche la vasocongestione genitale arriva al culmine, gettando le basi per la cosiddetta “ piattaforma orgasmica”, cioè la rampa di lancio dell’orgasmo, capace di incrementare le sensazioni di piacere in qualità e intensità.
A questo punto, se il centro cerebrale del piacere non “rovina” tutto con un blocco repentino, il nervo principe dell’area genitale (il pudendo) manda le gradevoli stimolazioni al centro periferico del piacere e parte il riflesso orgasmico. Se, anzi, poi il cervello contribuisce trasmettendo messaggi “facilitatori”, l’orgasmo sarà a cinque stelle. È vero che quanto più è lungo il plateau, maggiore sarà l’intensità del “finale”? Sì, ma non sempre: occorre sempre tenere a mente che, in campo sessuale, la regola è… che non ci sono regole!

L’orgasmo
Ci sono mille modi, mille metafore per descriverlo: un’onda calda, che travolge tutto il corpo, un terremoto che scuote i visceri… Non per spegnere l’entusiasmo che questi pochi attimi regalano a chi lo prova, ma dal punto di vista meramente tecnico l’orgasmo è semplicemente un riflesso attivato dall’incontro di stimoli sensoriali e mentali.
Quando gli stimoli mentali che – partiti dal sistema nervoso – raggiungono la periferia, e gli stimoli sensoriali che – partiti dai genitali – raggiungono il cervello guadagnano una certa intensità, scattano da 3 a 8 contrazioni involontarie a intervalli di pochi secondi dei muscoli che circondano la vagina, del perineo e dei tessuti.

La risoluzione
La quiete dopo la tempesta orgasmica. Tutti i parametri partiti in quarta nelle fasi precedenti si normalizzano velocemente: pressione sanguigna, ritmo cardiaco, respirazione, dimensioni e congestione del clitoride e della vagina. Il periodo refrattario, cioè quel momento di relax durante il quale non si ha voglia di fare altro sesso, nella donna è più breve.

Facciamo il punto sul… punto G
Esiste o non esiste? O meglio: ce l’hanno tutte o solo poche “elette”? Fiumi di inchiostro sono stati dedicati alla piccola struttura ribattezzata punto G, in onore della prima lettera del nome del suo scopritore, il medico tedesco Grafenberg. Correvano gli anni 50… e, a distanza di sei decadi, oggi gli esperti hanno raggiunto un verdetto unanime. Il punto G esiste, ma solo nel 40-50% della donne, ovvero quelle che riescono ad agguantare l’altrettanto dibattuto orgasmo vaginale . Questo piccolo organo embrionale che, anatomicamente parlando, è l’equivalente femminile della prostata maschile può essere infatti sviluppatissimo, poco sviluppato o assente.
Come trovare il punto G? Chi ce l’ha, lo può trovare a 3-4 centimetri all’interno della vagina, sulla parete superiore: una banale esplorazione manuale basta a rivelarne la preziosa presenza, peraltro denunciata anche dalla possibilità di raggiungere l’apice del piacere senza stimolazione diretta del clitoride, ma con la semplice penetrazione.

Orgasmo vaginale vs orgasmo clitorideo
Ogni tanto, dagli Stati Uniti importiamo non solo hi-tech e know-how, ma anche inutili diatribe, destinate a sollevare altrettanto inutili polveroni, che si depositano solo dopo anni di discussioni. È il caso della questione “orgasmo vaginale od orgasmo clitorideo?”, che ha gettato nello sconforto non poche donne, incapaci di raggiungere l’acme con la sola penetrazione. Certo l’Europa ci ha messo del suo, visto che il “nostro” Freud bollava l’orgasmo clitorideo come “immaturo”, tipico delle prime fasi dello sviluppo psicosessuale e destinato a essere soppiantato dall’orgasmo vaginale una volta raggiunta la maturità sessuale. Le donne che non riuscivano a fare il “salto”, erano accusate addirittura di nevrosi. L’assoluzione è arrivata con Master e Johnson, gli apripista della sessuologia moderna, che hanno inaugurato però un lungo periodo “pro orgasmo clitorideo”: ancora oggi, la tesi secondo la quale dietro tutti gli orgasmi femminili c’è la stimolazione diretta o indiretta del clitoride conta molti sostenitori. Ma che dire, allora, delle non poche donne che assicurano di raggiungere l’orgasmo senza stimolazione clitoridea? Tutte bugiarde? Niente affatto.
Esistono più tipi di orgasmo: quello clitorideo (alla portata di circa il 90% delle donne), e quello vaginale, alla portata di quel 40-50% munite di punto G. E poi anale, onirico, da ipnosi, sensoriale (dalla stimolazione di uno dei 5 sensi…. Insomma: è vero che una grossa fetta della popolazione femminile ha bisogno della stimolazione clitoridea per scalare le vette del piacere, ma è altrettanto vero che una percentuale non irrilevante può raggiungere la cima con la sola stimolazione del pene e che una parte più ristretta può sperimentare altri tipi di orgasmo.

Orgasmo multiplo: sogno o realtà?
Punto G, orgasmo vaginale vs clitorideo e il terzo dubbio amletico: multiorgasmiche si nasce si nasce o si diventa? Come dire: la donna che riesce a raggiungere un “solo” orgasmo a rapporto e punta a diventare multiorgasmica può farcela? Di solito no. Poco male, visto che – come in tutte le cose – è sempre meglio privilegiare la qualità piuttosto che la quantità. Così, ci sono donne che, dopo aver raggiungere un orgasmo molto intenso provano fastidio a essere stimolate ancora, e altre che possono avere orgasmi a ripetizione. Una differenza legata a variabili anatomiche e biologiche, cioè a una predisposizione naturale all’orgasmo multiplo. Un fatto è certo: se l’intimità di coppia è scarsa e le doti di amatore del partner lasciano a desiderare, le possibilità di conquistare il multiorgasmo (o anche solo l’orgasmo singolo) si riducono al lumicino.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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