Amori a intermittenza

«Quei giorni perduti a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altri cento,
un giorno qualunque li ricorderai, amore che fuggi da me tornerai…
E tu che con gli occhi di un altro colore, mi dici le stesse parole d’amore,
fra un mese, fra un anno, scordate le avrai, amore che vieni da me fuggirai…
»

 Amori a intermittenza - EsseredonnaonlineAi poeti, si sa, bastano pochi versi per spiegare l’universo. Per comprendere, e far comprendere l’amore, quello che si scrive in maiuscolo. Ecco, a Fabrizio De André, che tra i poeti era, è uno dei più grandi, son bastati quattro versi. A noi servirà qualche riga in più per cercare, se non di comprendere, almeno di inquadrare il fenomeno. Quale? Quello dell’«amore tira-e-molla». Un amore irrisolto, fatto di brucianti passioni e violenti distacchi che fa assomigliare la relazione di coppia a una sorta di altalena in perenne movimento  dalla quale non si riesce più a scendere.

La storia è ricca di esempi celebri. E burrascosi. La più famosa è probabilmente la love story tra Liz Taylor e Richard Burton, travolti da insolita passione a Cinecittà sul set del kolossal Cleopatra, giusto giusto 50 anni fa. Dovevano recitare la parte degli amanti e s’innamorarono davvero. All’epoca erano entrambi impegnati: Liz era già al quarto matrimonio, Richard stava con l’attrice Sybill Williams dalla quale aveva avuto due figli. Mandarono all’aria i loro rispettivi matrimoni e si sposarono nel 1964. Divorziarono dieci anni dopo, ma subito si rigiurarono amore eterno. E tornarono a sposarsi nel 1975. Per ridirsi addio un anno dopo. E continuare ad amarsi fino alla fine dei loro giorni, almeno a sentire Liz: «Richard è stato il più grande amore della mia vita. Ho sempre pensato che ci saremmo sposati per la terza e ultima volta. Ci siamo amati disperatamente».

Roba da star del cinema, direte. Ma sapete benissimo anche voi che un copione quasi identico, certo, senza i paparazzi e le luci dello show biz, va in scena ovunque, a ogni latitudine, con protagonisti di ogni razza, colore e portafoglio. Tra i vostri amici, i vostri vicini di casa. Voi.

Pare che in Italia le coppie tira-e-molla siano almeno il 30% di quelle che si rivolgono ai consultori. E mica tutte cercano l’aiuto di uno specialista. Ma perché ci sono coppie che non possono fare a meno di prendersi, lasciarsi e riprendersi?

Gli psicoterapeuti rispondono: tutta colpa della paura di rimanere soli. Molte persone, semplicemente, non sanno come vivere da single e preferiscono accontentarsi di un rapporto tutt’altro che idilliaco, ma che dà loro sicurezza. Succede più spesso agli uomini (chi l’avrebbe detto?), che come si sa hanno le idee meno chiare su ciò che vogliono davvero. Così si prendono delle pause di riflessione, qualche licenza poetica (leggi: una scappatella), e poi tornano col cuore in mano, pentiti. Chiedendo una seconda e una terza e una quarta… possibilità.

Poi c’è la questione sesso. Molte coppie funzionano benissimo, o almeno molto bene. C’è un amore vero e profondo, si condividono gli stessi valori, gli stessi sogni, gli stessi gusti, si va assieme a teatro, spesso a cena fuori, addirittura allo stadio. Insomma, funziona tutto, tranne che a letto. E allora uno dei due decide di andarsene e percorrere nuove strade, sperimentare nuovi talami. Ma poi, sente la mancanza di tutto ciò che aveva e condivideva con l’ex partner. Si dimentica (o fa finta di dimenticarsi) di ciò che non funzionava. E ci riprova.

Infine ci sono le coppie sbagliate fin dall’inizio, ma che non voglio ammetterlo. Le coppie troppo sbilanciate, dove c’è uno che ama troppo e l’altro che non ama abbastanza. Le coppie che non si parlano, e finiscono per confondere desiderio e realtà. Le coppie che hanno un rapporto troppo esclusivo e quelle che al contrario lo hanno troppo elastico.  

Alt, fermi un attimo. Che cosa ci sarebbe di strano in queste coppie? A ben vedere sembrerebbero come tutte le altre. Le dinamiche sono le stesse, le sfide comuni, gli obiettivi identici. Come tutte le coppie, hanno attraversato la fase dell’innamoramento, della passione, della routine, della consapevolezza, della progettualità. E, infine, della crisi.

Ecco, è esattamente lì che nasce il problema. Al contrario delle altre coppie che di fronte a un momento di crisi o riescono a superare la crisi e alzare l’asticella del loro rapporto, oppure non ce la fanno e decidono di separarsi, la coppia tira-e-molla sceglie il famoso tertium non datur, la terza possibilità Che appunto, se non è data, certo non andava presa.

Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Però, c’è anche un altro modo di dire: errare humanum est, perseverare autem diabolicum: commettere errori è umano, perseverare però è diabolico. Insomma, quante volte è giusto riprovarci, insistere, rimettersi assieme dopo essersi lasciati?

Be’, dipende. A tutti può capitare di avere dei ripensamenti, perciò una volta passi, ma se capita più di due o tre volte allora diventa patologico. Ma soprattutto, non ha senso riprovarci senza modificare nulla. Senza aver individuato (e risolto) quello che non funziona all’interno o attorno alla coppia. Se al contrario vi sarà una svolta determinata, in almeno uno dei due, allora è giusto riprovarci e poi accada quel che deve accadere. O la coppia riacquisterà l’equilibrio perduto oppure si separerà definitivamente.

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